Salute e accoglienza: tra i diritti universali dell’uomo

Intervista a Giovanni Del Prete

Dal Congo per sconfiggere il tumore al cervello. Questa è la storia di Alina, donna di 44 anni, sorella di un sacerdote, parroco di Mondragone, giunta in Italia per sottoporsi ad un intervento alla regione dei nervi ottici. L’assenza di strumentazioni adeguate e le scarse condizioni economiche riducono al minimo le chance di sopravvivenza per chi si ammala di cancro in Africa. Tuttavia, grazie all’intervento dell’ambasciata italiana in Congo e agli uffici regionali campani, Alina ottiene l’ingresso in Italia per essere operata al nuovo Policlinico di Napoli. L’intervento chirurgico per fortuna è riuscito, Alina oggi sta bene. Questa straordinaria storia di solidarietà e umanità vede ancora una volta brillare il nostro Paese per le sue spiccate doti nel campo delle scienze e della cooperazione internazionale. Giovanni Del Prete, legale della CGIL di Caserta, esperto di Diritto dell’Immigrazione, si è occupato personalmente del rilascio del permesso di soggiorno di Alina.

Proprio in questi giorni si discute tanto di accoglienza dei migranti, cosa ne pensa ?
Quello della mobilità umana è un importante fenomeno che merita di essere affrontato con grande attenzione, evitando irresponsabili allarmismi e strumentalizzazioni da campagna elettorale. Prima di tutto bisognerebbe domandarsi perché e da che cosa scappano queste persone. Esistono Stati e continenti che non hanno mai conosciuto la pace. L’Africa è tra i continenti con più risorse al mondo, e pure è stata da sempre palcoscenico di conflitti, soprusi, abusi, deportazioni. Credo che queste persone, cresciute nella miseria e nel terrore, e che oggi vengono a bussare alla nostra porta, meritino più rispetto.

Se esistono delle responsabilità, a chi vanno date?
Non c’è chi ha maggiori colpe di altri. Purtroppo oggi assistiamo ad una politica internazionale miope, incapace di compiere scelte importanti per il nostro futuro. Gli Sati si preoccupano solamente se il problema si verifica in casa propria. Il Regolamento di Dublino III – che impedisce di presentare una domanda di asilo in più di uno stato membro, ritenendo competete ad esaminare la domanda lo Stato dove il richiedente ha fatto il suo ingresso – ha minato ancor di più i rapporti di collaborazione tra gli Stati: si veda il caso Ventimiglia. Si assiste attoniti ad un continuo rimpallo di responsabilità. Per non parlare della situazione ucraina: Come fa l’Europa a non sentire il rumore degli spari e l’odore di morte provenienti da così vicino, e rimanere impassibile?

Le parole del Papa hanno suscitato forti reazioni…
Era inevitabile. Il Papa non poteva tacere di fronte tanta spietatezza. Se non altro perché è lo stesso Vangelo a predicarlo: “Avevo fame e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato dell’acqua, ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa…”. Non si può essere cristiani solo quando ci fa comodo.
Avrei, invece, voluto veder nascere qualche politico italiano in Africa…

E in che modo crede che tale problema si possa arginare?
Nei confronti di tanti paesi sottosviluppati l’Occidente ha sempre adottato la logica romana del “dividi et impera”, perpetrata attraverso il mantenimento di governi fantoccio, rispondenti ai bisogni di questa o quella super potenza, i quali, non godendo di legittimazione democratica, peccano di effettiva stabilità. Ancora oggi agli abitanti dell’Africa è consentita la sola coltivazione delle materie prime, mentre ne è vietata la produzione, la commercializzazione e la distribuzione, appannaggio delle sole società multinazionali.
La soluzione del problema passa per il senso di responsabilità degli Stati. Dovere precipuo di questi è il raggiungimento del bene comune universale. Da non confonderlo però con il semplice benessere socio-economico. Preoccuparsi oggi di queste persone nei loro paesi è la migliore strategia per il domani. Solo offrendo loro concrete opportunità di crescita e sviluppo si potrà arrestare la strage nei mari e prevenire questo terribile esodo.

di Ada Marcella Panetta