Sabato 21 febbraio: il regista Tonio De Nitto porta in scena “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, adattamento e traduzione di Francesco Niccolini, al Teatro Nuovo di Napoli

ROMEO_E_GIULIETTA_gli_attoriROMEO_E_GIULIETTA_una_scena_02_foto_Francesca_CofanoSabato 21 febbraio 2015, Teatro Nuovo di Napoli

 Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Due adolescenti di una comitiva che si cancella nel tempo di un paio di giorni: Romeo e Giulietta sono il segno della tragedia che ha sconvolto una comunità

 

Tra le luminarie di una Verona senza tempo, gli ‘amanti segnati dalle stelle’ di Shakespeare celebrano il loro sventurato amore nel secondo lavoro della Compagnia Factory, che, dopo Sogno di una notte di mezza estate, prosegue la rilettura pop di un altro classico del Bardo, portando in scena, sabato 21 febbraio 2015 alle ore 21.00 (in replica domenica 22) al Teatro Nuovo di Napoli, Romeo e Giulietta, per la regia di Tonio De Nitto, nell’ambito della rassegna Fuori Scena.

Realizzato con la collaborazione di Terrammare Teatro e Teatri Abitati, il nuovo lavoro della giovane compagnia trasforma la tragedia di Shakespeare in commedia corale, affidandola a sette attori, provenienti da quattro realtà teatrali pugliesi. Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore e Fabio Tinella sono impegnati in un testo adattato da Francesco Niccolini, che l’ha interamente riscritto, conservando l’impianto originale.

Con queste premesse, ai due innamorati più famosi del mondo, è quasi preclusa l’intimità: persino la celebre scena del balcone diventa un rito collettivo, commentato dai sospiri di un coro che ha fretta di andare a dormire.

Romeo e Giulietta – chiarisce il regista Tonio De Nitto – sono le morti innocenti, i desideri irrealizzati e la capacità di sognare, che non può esserci tolta. Sono il vuoto lasciato, il segno della tragedia che ha sconvolto una comunità e che non sarà mai rimosso. Romeo e Giulietta è chiedersi quanto i genitori amino veramente i figli, quanto possano capirli, quanto invece non imparino a farlo troppo tardi”.

Nella traduzione e adattamento teatrale di Francesco Niccolini, i dialoghi dei due innamorati sono riportati non in rima, ma nella prosa più semplice e piana possibile: un’idea che sottolinea quanto l’amore folgorante non abbia bisogno delle regole e delle forme, che servono a relazionarsi con il mondo, soprattutto quel mondo ostile e vigliacco in cui prevalgono violenza e arroganza.

La dimensione scenico-visiva rimanda ad ancestrali realtà di provincia, con fragili architetture di luminarie colorate, inquadrando una Verona dove vagano giovanotti un po’ sbracati e con le cuffie sulle orecchie.

A tratti sbuca fuori una spada, o un pugnale di legno, come fosse un giocattolo, anche se l’amore si scatena con sensualità di adulti, anche se il sangue finirà per scorrere e se poi la morte otterrà pur sempre il suo tributo definitivo.

Il padre e la madre di Giulietta offrono casalinghe bizze di arricchiti, con la balia (en travesti), con il tono scanzonato negli scontri e ragazzate fra Romeo, Mercuzio, Tebaldo. L’amore fra i due ragazzi esplode, quindi, violento e veloce, e velocemente procede nelle due notti che gli sventurati amanti e sposi fanciulli trascorrono insieme.

 

Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Napoli, Teatro Nuovo – sabato 21 e domenica 22 febbraio 2015

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (sabato), ore 18.30 (domenica)

Info e prenotazioni al numero 0814976267 email  botteghino@teatronuovonapoli.it

 

Sabato 21 e domenica 22 febbraio 2015

Napoli, Teatro Nuovo

 

Factory, Terrammare Teatro, Teatri Abitati

presentano

 

Romeo e Giulietta

di William Shakespeare

adattamento e traduzione di Francesco Niccolini

 

personaggi e interpreti

 

Romeo, Fabio Tinella

Giulietta, Angela De Gaetano

Padre Capuleti/Speziale, Ippolito Chiarello

Madre Capuleti/Padre Montecchi, Lea Barletti

Balia di Giulietta/Principe di Verona, Dario Cadei

Mercuzio/Paride, Luca Pastore

Tebaldo/Frate Lorenzo, Filippo Paolasini

 

 

scenografie Roberta Dori Puddu

realizzazione scene L.C.D.C. luminarie Cesario De Cagna

costumi Lapi Lou

luci Davide Arsenio

assistente alla regia Paola Leone

 

regia Tonio De Nitto

 

Durata 105’ circa, senza intervallo

 

 

Romeo e Giulietta è chiedersi quanto i genitori amino veramente i figli, quanto possano capirli, quanto invece non imparino a farlo troppo tardi.

Romeo e Giulietta è un gruppo di famiglia sbiadito e accartocciato dal tempo, una foto che ritrova vigore e carne per poi consumarsi e scolorirsi di nuovo.

Romeo e Giulietta sono le morti innocenti, i desideri irrealizzati e la capacità di sognare che non può esserci tolta.

Romeo e Giulietta è un meccanismo perfetto, un ingranaggio linguistico e scenico che va avanti nonostante essi stessi, dal quale però ad un certo punto può succedere di voler scendere e in qualche modo di farlo veramente, costi quel che costi.

 

Romeo e Giulietta, sono due adolescenti di una comitiva che si cancella per sempre nel tempo di un paio di giorni.

Romeo e Giulietta sono il vuoto lasciato, il segno della tragedia che ha sconvolto una comunità e che non sarà mai rimosso.

Romeo e Giulietta sono i sette interpreti impegnati con tripli salti mortali in doppi ruoli diametralmente opposti l’uno all’altro.

 

Romeo e Giulietta, perché scriverne un’altra versione

Tutto ebbe inizio vent’anni fa. Andai a vedere le prove di uno spettacolo di Teatro Settimo, La storia di Romeo e Giulietta. Fino ad allora mi era sembrata la tragedia più melensa di Shakespeare, ma cambiai idea. Negli anni seguenti credo di aver rivisto quell’edizione molte volte e di non aver più smesso di commuovermi. Non tanto per la dolorosa storia d’amore di quei due ragazzini ma per quei cinque cadaveri adolescenti che occupano la scena alla fine di tutto: cinque cadaveri e nessun motivo valido per morire, farsi uccidere o, peggio, darsi la morte.

Con gli anni credo che “Romeo e Giulietta” sia lo spettacolo di cui ho visto più versioni, qualcuna davvero indimenticabile. Quando Tonio De Nitto mi ha proposto di adattare alla sua compagnia quel testo, mi è venuta un’idea al limite dell’incoscienza: non accontentarmi di adattare una traduzione esistente, ma ritradurre in rima, così come nell’originale shakespeariano.

All’inizio credevo di morire. I primi versi un’autentica tortura. Ma piano piano la mente si abitua ai nuovi ritmi e le dita corrono sui versi, sulle rime, sui giochi di parola. Più un’intuizione di Tonio: scrivere i dialoghi dei due innamorati non in rima, ma nella prosa più semplice e piana possibile. Una grandissima idea, perché l’amore che ti fulmina non ha bisogno delle regole e delle forme che servono per relazionarsi con il mondo, soprattutto quel mondo ostile e vigliacco nel quale prevalgono violenza e arroganza.

Tutto è gioco, tutto è capriccio, il ritmo e il tono scherzosi, la storia spesso comica, fino a prova contraria, fino al sangue versato, fino a un padre che dà della puttana alla figlia, fino alla morte dei compagni di gioco, fino al rimpianto più feroce e alla colpa. Come nel più classico dei casi da tragedia, la colpa dei padri, che – come scrive Pasolini – deve essere gravissima per meritare una così atroce punizione.

Ed è questo il motivo per cui amo tanto “Romeo e Giulietta”: perché racconta la colpa più grave in assoluto di cui noi essere umani ci macchiamo e subiamo allo stesso tempo, la soppressione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una soppressione che tutti piangono, perché tutti siamo stati ragazzi e poi tutto è finito. Lavorare, parola dopo parola, verso dopo verso, al “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare mi sembra il più bel modo per invecchiare senza perdere di vista l’importanza della giovinezza: la propria, quella dei genitori, e degli adulti che un giorno saremo: non c’è niente da fare, ci ricorda Shakespeare, la giovinezza morirà per tutti. A noi trovare un modo, un miracolo, perché non muoia. Allora impariamo le parole d’amore di Romeo e quelle di Giulietta, impariamole a memoria, par coeur, come dicono i francesi, ché è più bello.

 

Francesco Niccolini