Roma, capitale del crimine organizzato

Continuano a moltiplicarsi i tentacoli delle mafie sulla Capitale, ormai avviluppata da una sorta di grande «Piovra», ramificata con ben 76 diversi arti prensili che allungano le mani sulla città. Tante sono le organizzazioni criminali che si dividono la torta degli affari all’ombra del Cupolone, come quantificato nel Rapporto «Mafie nel Lazio». Per il monitoraggio, effettuato dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico sulla Sicurezza e la Legalità, «sulla Capitale e nella provincia di Roma incidono circa 76 clan. A Roma sono significativamente presenti e con un ampio potenziale criminale, le mafie cosiddette tradizionali “ ’Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra “.

Per la “Ndrangheta ci sono soggetti collegati alle cosche calabresi, che hanno fatto del territorio romano uno dei luoghi privilegiati di radicamento della propria presenza criminale. E storicamente presenti sono gli Alvaro di Sinopoli e i Bellocco di Rosarno.

Per la Camorra, invece, si va dal gruppo dei Mallardo, al clan Alfieri e Sarno, al clan dei Casalesi e al gruppo Iovine. Uno dei gruppi storicamente più attivi nella Capitale con un ruolo centrale, anche per l’interazione con altri clan che coesistono sul territorio, è quello riconducibile a Michele Senese nome noto agli addetti ai lavori dell’inchiesta della procura di Roma denominata Mafia Capitale.

Ma la Città Eterna ha anche generato e sviluppato organizzazioni criminali autoctone. Queste diverse organizzazioni criminali si misurano e spesso integrano con altri due fattori, non secondari: da un lato la cosiddetta malavita romana e dall’altro un ampio sistema di reti di corruzione che attraversa diversi segmenti del tessuto socio-economico romano. Uno scenario criminale complesso, annotano gli estensori dello studio, che è però silenziato da una perdurante pax mafiosa garantita dalle famiglie della ‘Ndrangheta, dai clan della Camorra e, sebbene meno evidenti, dalle famiglie di Cosa nostra. Le organizzazioni criminali hanno contezza dell’esistenza l’una dell’altra e dei diversi settori del mercato legale e illegale in cui operano ma preferiscono non farsi la guerra. Una tregua che dura dagli anni ’80 perché, come ha spiegato il Procuratore Capo Giuseppe Pignatone, a Roma ci sono soldi per tutti e non c’è bisogno di uccidere; Roma non è una città in mano alla mafia ma sono presenti varie organizzazioni di tipo mafioso. È una città troppo grande per una sola organizzazione criminale di questo tipo e quindi si impone una convivenza pacifica. Anche perché tutti i tipi di clan hanno individuato nel mercato romano, già da alcuni decenni, la migliore piazza per gli affari. Non solo droga, ma usura, riciclaggio e l’intera filiera da codice penale.

Tutto ciò avviene in un contesto economico così ampio e variegato, in cui operano già altre imprese criminali che commettono diversi reati di natura economica, i capitali mafiosi possono muoversi, mescolandosi e confondendosi, con minore probabilità di venire rintracciati.