Roberto Saviano: «Se le strade non sono sporche di sangue non vuol dire che la camorra sia stata vinta»

La natura politicamente scorretta del Contemporary Art Museum di Casoria stravolge logiche museali che rendono il CAM una filiera di produzione culturale in cui si fa ricerca, didattica e consumo di un’arte attuale e non convenzionale. CAM come CAMorra, sintesi ossimorica tra creatività e ignoranza criminale, schiacciata dal peso della cultura. È nelle province e nelle periferie che si alimenta il riscatto di una città, e lo si può ottenere con le scelte giuste, a volte coraggiose, proprio come la creazione di questo esempio in cui convivono i valori dell’arte e di un popolo che prende le dovute distanze da realtà criminose.

Controcorrente è anche la scelta di intitolare una sala del museo ad un vivo. E quando Roberto Saviano ha saputo che quel vivo era lui non nega di aver fatto i dovuti scongiuri: «È un’emozione strana venire a sapere che c’era una sala di un museo col mio nome; di solito lo si fa ai morti afferma lo scrittore napoletano sotto scorta presente all’inaugurazione organizzata dal CAM. Questo è un vero e proprio colpo di genio perché, in una terra così spesso associata alla morte, al sangue, alla terra dei fuochi e al dolore, si inizia a dedicare finalmente uno spazio ai vivi. In questo museo c’è un tripudio di vita, capacità e competenze che ci porta a star qui non solo perché il CAM rappresenta un presidio morale. Mi emoziona molto anche perché non è una bellezza che nega quello che c’è intorno. Da queste opere e da queste sale non sentirete mai venire fuori qualcosa che sappia di omertà: queste opere ti sbattono il muso contro le contraddizioni, quindi non vogliono farti evadere dalla ferita del reale. Mi sembra un miracolo tutto questo. Questa bellezza – continua – ti dà la possibilità di vedere la realtà con nuove diottrie e quindi la possibilità di trasformarla. E questo è fatto con le sole forze di tanti volontari. Provo tanta emozione e gratitudine per essere un tassello di questo progetto e pensare che questa terra sia colma di speranza. Dov’è la speranza? Nel negare che abbiamo problemi? Nel sentirci feriti se raccontiamo quello che sta succedendo? Speranza è laddove noi siamo coscienti di ciò che stiamo osservando e lo raccontiamo per trasformarlo».

Osservare. Raccontare. Trasformare. Le chiavi del successo di Roberto Saviano stanno nell’intersecare la cronaca ad una scorrevole narrazione che prova ad affondare nelle coscienze dei lettori perché, come afferma Saviano, «non bisogna dimenticare le ferite sotto la coltre di benessere». E l’attenzione sui simulacri di una camorra già vinta l’abbiamo voluta accendere noi intervistando lo stesso Saviano.

Roberto, non credi che oggi sia troppo diffusa la convinzione per la quale la camorra sia stata vinta solo perché alcuni clan, come quello dei casalesi, sono stati decapitati?
«Sì, poi in realtà quando si parla di decapitazione di clan non si capisce mai bene davvero se tagliata la testa ne spuntino altre tre. Si passa sul piano comunicativo a voler vedere liquidata la cosa: cioè abbiamo arrestato, risolto e quindi andiamo avanti. Sono operazioni di comunicazione non reali perché nella realtà tutto questo rimane: meno capitali politici sono più capitali loro vincono. Si associa la presenza della criminalità organizzata alle faide: quindi nel momento in cui non c’è sangue d’improvviso svanisce la criminalità organizzata e non si vede l’ora di poter dire abbiamo risolto».

La tua più assidua presenza nei nostri territori va intesa come una notizia positiva?
«Forse si lo sai!? Nel senso che ci sto pensando con la tua domanda».

di Fabio Corsaro
Reportage fotografico a cura di Gabriele Arenare

 

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About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!