Roberto Mancini, l’uomo “morto per dovere” che 20 anni fa sapeva già tutto sul disastro ambientale della Terra dei fuochi

MARCIANISE – Sabato 10 settembre ore 18 presso il cortile del Palazzo del Comune in via Roma 1 sarà presentato il libro “Io, morto per dovere” di Monika Mancini, Luca Ferrari, Nello Trocchia. Il libro narra la storia di Roberto Mancini, un uomo che sapeva già tutto del disastro ambientale nella cosiddetta Terra dei fuochi. Vent’anni fa conosceva nomi e trame di un sistema criminale composto da una cricca affaristica in combutta con la feccia peggiore della malavita organizzata e con le eminenze grigie della massoneria. Aveva scritto un’informativa rimasta per anni chiusa in un cassetto e ritenuta non degna di approfondimenti, ha continuato il suo impegno depositando, nell’ultimo periodo della sua vita, un’altra informativa (pubblicata per la prima volta in questo libro).
Roberto Mancini, è morto il 30 aprile 2014, ucciso da un cancro. Sarà riconosciuto dal ministero dell’Interno come “vittima del dovere”. Un giovane poliziotto cresciuto tra le fila della sinistra extraparlamentare negli anni confusi e violenti della contestazione. Manifestazioni, picchetti, scontri di piazza, poi la scelta della divisa, per molti incomprensibile e spiazzante, per Mancini del tutto naturale. Una grande storia di passione, impegno e coraggio. Questo libro finalmente la racconta tessendo insieme con delicatezza e profondità le testimonianze dei colleghi e della famiglia (la moglie Monika, che ha collaborato alla stesura, la fi glia Alessia, che aveva tredici anni quando il papà è morto), i documenti, oltre dieci anni di lavoro alla Criminalpol e la voce stessa di Mancini, che restituisce la sua verità e tutto il senso della sua battaglia umana e professionale.
Una storia chiusa per anni nel silenzio e oggi riscoperta, oggetto di una fiction con protagonista Giuseppe Fiorello nel ruolo di Mancini e finalmente patrimonio di tutti, da non dimenticare.

Interverranno:

Luca Ferrari, giornalista, documentarista e fotografo, è autore dell’inchiesta che per la prima volta ha raccontato la storia di Roberto Mancini, pubblicata su “la Repubblica”. Ha collaborato con la trasmissione Servizio pubblico, condotta da Michele Santoro, e con “la Repubblica”, “l’Espresso”, “The Huffington Post” e “il Fatto Quotidiano”. Con il suo primo film, Pezzi (2012), prodotto da Valerio Mastandrea, ha vinto il Premio Doc It – Prospettive Italia Doc per il miglior documentario italiano al Festival internazionale del film di Roma e ha ottenuto una candidatura nella categoria miglior documentario al David di Donatello 2013. Nel 2015 il suo secondo fi lm documentario, Showbiz, sempre prodotto da Valerio Mastandrea, è stato presentato alla Festa del cinema di Roma.

Nello Trocchia, giornalista e scrittore, precario dell’informazione, collabora con “il Fatto Quotidiano”, “l’Espresso” e con La7 (La gabbia). Ha realizzato inchieste su clan, malaffare politico e crimini ambientali. È autore di Federalismo criminale (Nutrimenti 2009), menzione speciale al premio Giancarlo Siani, primo libro-inchiesta sui comuni sciolti per mafia; La peste (con Tommaso Sodano, Rizzoli 2010), sulla cricca politico-criminale che ha realizzato il sacco ambientale in Campania; Roma come Napoli (con Manuele Bonaccorsi e Ylenia Sina, Castelvecchi 2012). Da agosto del 2015 è sottoposto a vigilanza dei carabinieri per aver subito minacce da un boss di camorra a seguito delle inchieste giornalistiche pubblicate.

Paolo Chiariello, giornalista skype tg 24, autore di “Monnezzopoli, la grande truffa”, il libro-inchiesta che parla dei 14 anni di spreco di denaro pubblico (circa 4.000 miliardi di euro) nell’inutile tentativo di creare il ciclo virtuoso della trasformazione e valorizzazione dei rifiuti. Coautore, insieme ad Antonio Giordano di ”Monnezza di Stato”, testo che racconta i disastri ambientali compiuti in una delle regioni più fertili e belle d’Italia, la Campania. I danni incalcolabili provocati dallo sversamento di rifiuti tossici prodotti da imprenditori senza scrupoli, smaltiti dalla camorra con la connivenza di politici corrotti.

Interverrà in diretta Skype lo scienziato napoletano Antonio Giordano, tra i massimi esperti mondiali della genetica del cancro, che, nel 2005, seguendo le orme del padre Giovan Giacomo Giordano, nonostante le accuse rivoltegli per procurato allarme sociale, iniziò ad indagare da solo, attraverso le risorse del Governo Federale Americano.

Giovan Giacomo Giordano fu l’autore della prima mappatura dei veleni in Campania, precursore quindi della Terra dei Fuochi. Insieme alla sua equipe di ricercatori, oltre 40 anni fa dimostrò l’incidenza delle neoplasie nelle industrie chimiche sul territorio della provincia di Napoli e della Campania. Una ricerca che gli costò la rimozione dal suo incarico di Direttore scientifico del Pascale.

Attraverso i suoi studi sull’ambiente e sull’incremento dell’incidenza delle neoplasie, aveva non solo evidenziato la stretta correlazione degli eccessi della mortalità registrati con l’esposizione a inquinanti emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e di combustione incontrollata, di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani, ma anche denunciato gli interessi di una certa politica nella terra dei fuochi.

Antonio Giordano, già nel 2009, analizzando i dati ottenuti dall’archivio nazionale delle schede di dismissione ospedaliere di pazienti colpite da cancro alla mammella, tra il 2000 ed il 2005, aveva evdenziato che il numero dei tumori mammari risultava superiore a quello riportato dagli organi ufficiali. Oltre quarantamila i casi non censiti, statistiche sottostimate del 26,5%, soprattutto nella fascia di età tra i 25 e i 44 anni.

Fortunatamente il suo lavoro è stato supportato da quello di altri scienziati indipendenti, e da associazioni, medici di famiglia e attivisti che non hanno mai smesso di denunciare e di lavorare per dimostrare quello che accadeva in quei territori devastati dallo sversamento illegale dei rifiuti, finendo, col crear, secondo lo studioso,  un “modello Campania” che dovrebbe essere preso ad esempio da altre regioni italiane.

Attualmente, infatti, sono ancora moltissimi i territori nazionali nei quali si tace sugli effetti catastrofici dell’inquinamento ambientale e dei rifiuti tossici, temendone i riscontri negativi in termini di vendita di prodotti alimentari, di turismo ecc.

Aleggia tuttora un silenzio sinistro ed imbarazzante da parte delle istituzioni. Eppure, nonostante le linea negazionista e il fatto che interessi economici e la politica remino, spesso, in senso contrario a quello della salute dei cittadini, l’allarme è serio e riguarda anche i bambini.

Mina Iazzetta

Info:minaiazzetta@libero.it