Roberta Siciliano, una vita in punta di piedi

Roberta Siciliano - Photo credit Gabriele Arenare

Roberta Siciliano, ballerina del Teatro San Carlo: «Quando danzo mi sento libera e perfetta»

Napoletana, laureanda in Lettere e Filosofia, Roberta Siciliano è una talentuosa e giovane ballerina del Teatro di San Carlo. Appena 23 anni ed una carriera già ricca di importanti riconoscimenti. É stata scelta come testimonial della campagna pubblicitaria del Teatro San Carlo, realizzata dal fotografo Fabrizio Ferri. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato in esclusiva.

Come nasce la tua passione per la danza e quando hai iniziato a praticare questa disciplina?
«L’amore per la danza è un qualcosa che ho da sempre. Tutto iniziò quando avevo 3 anni, con un episodio che mi hanno raccontato e che porto nel cuore. Era la festa di 18 anni di mia sorella, c’era la musica ma nessuno ballava. Fui proprio io a rompere il ghiaccio e fu già chiaro a tutti quella che sarebbe stata la mia strada. In realtà ho provato anche altro come il nuoto o danza hip hop, ma niente mi attirava come la danza classica. Così a 10 anni mi sono iscritta in una scuola di danza e finalmente mi sono sentita libera».

E poi sei approdata al Teatro San Carlo…
«Sì, proprio dopo pochi mesi che avevo iniziato danza classica. Mia mamma, a mia insaputa, mi ha iscritto ad un provino per il San Carlo, e quando me lo riferì non potevo crederci, emozionata come una bambina a Natale. Fortunatamente ho superato il provino e così ho iniziato il mio percorso».

Immagino ciò porti via tanto tempo. Come fai a combinare i tuoi impegni con lo studio.
«Quando andavo a liceo la mia giornata tipo era: sveglia presto, la mattina scuola, panino in macchina, arrivavo in teatro, finivo di allenarmi alle 8 di sera e, una volta tornata a casa, studiavo fino a notte fonda. D’altronde sono sacrifici che si fanno per amore. La vita è fatta di scelte, e quando si sceglie con il cuore, anche il sacrificio si affronta con meno fatica».

Dietro il successo c’è sempre il sacrificio. C’è una cosa a cui hai dovuto rinunciare o alla quale ti piacerebbe dedicare più tempo?
«Ho dovuto rinunciare a tante uscite con gli amici, passando i sabato sera a studiare. Solo in estate c’erano momenti di svago e potevo “ricostruire” quei rapporti umani che durante l’anno si erano sciolti per forza di cose. Poi crescendo, diventando professionista, le cose si sono fatte più complicate: lavoro fino a fine luglio, e tra serate di gala e allenamento riesco ad avere al massimo qualche giorno di riposo ad agosto».

So che sei anche appassionata di moda. Raccontaci questo tuo interesse e come lo coltivi.
«In generale mi piace l’arte in ogni sua forma. Amo usare il corpo e la parola per comunicare. La moda in tal senso mi sta aiutando ad esprimermi e a maturare. Inoltre trovo che ci sia anche congruenza tra danza e moda: la ballerina è eleganza ed in questo risiede la sua bellezza. Dopo esser stata scelta come testimonial del   Teatro San Carlo, ho attirato l’attenzione di molti fotografi, lavorando così come fotomodella. Si sta dunque aprendo una strada alternativa alla danza. Anche se tutto ciò mi piace, credo che proprio facendo altro ti rendi conto di ciò a cui non potresti proprio rinunciare. E per me la danza è sempre al primo posto».

Roberta Siciliano, ballerina del Teatro San Carlo - Photo credit Gabriele Arenare
Roberta Siciliano, ballerina del Teatro San Carlo – Photo credit Gabriele Arenare

Cosa significa per te danzare?
«É il mio linguaggio. Mi accorgo che è difficile esprimere a parole ciò che sento, sentimenti troppo profondi. Sul palco mi sento a casa. Nonostante la riservatezza che mi caratterizza, quando danzo mi sento libera. Mi sento perfetta così come sono».

Cosa ti senti di consigliare alle ragazze che come te praticano questa disciplina e ai giovanissimi che si avvicinano a questo mondo?
«Innanzitutto un consiglio lo do ai genitori. State attenti a dove portate i vostri figli a fare danza. Oggigiorno tante persone, pur di fare soldi, aprono scuole, insegnano, fanno finta di avere un titolo che non appartiene loro. Alle bambine dico che devono solo divertirsi all’inizio, danzare e basta. Poi, arrivati ad una certa età, c’è bisogno di scegliere, di chiedersi se si è disposti a fare dei sacrifici. Perché fare danza vuol dire metterci mente e corpo… e cuore ovviamente!».

Qual è stato un momento particolarmente felice e soddisfacente per te?
«Quando ho vinto come solista all’arena di Verona. Quel successo arrivò in un momento difficile per me. Erano state dette cose brutte e non veritiere sul mio conto. Vincere fu la risposta migliore che potevo dare. É un mondo di compromessi questo e quando non si accettano la strada è ancor più in salita. Ma alla fine farcela con le sole proprie forze è ancora più bello e soddisfacente».

Cosa speri di realizzare nel futuro?
«Sicuramente continuare a danzare e migliorarmi. Ho tanti progetti, e qualcuno è già in fase di avviamento. Ma spero che di questo se ne  senta parlare, piuttosto che dirlo io».

Bisogna prendere esempio da persone come Roberta. Il successo, quello vero, è fatto di lacrime, sacrifici, cadute. Ma fare ciò che si ama, e amare ciò che si è, ci permette di superare qualsiasi cosa e realizzare ogni sogno. Noi non possiamo che augurare a Roberta il meglio per la sua carriera, e siamo certi che riuscirà a raggiungere sempre nuovi traguardi. E poi… ci ha promesso l’esclusiva quando diventerà étoile del San Carlo.

di Fulvio Mele
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n°160 Agosto 2016

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"