Il ritorno di Lucariello: da novembre l’album “Il Vangelo secondo Luca”

Lucariello

È uno dei rapper più apprezzati e ascoltati non soltanto in Campania. Ha collaborato alla sigla finale di “Gomorra” e da Novembre sarà sulle scene musicali con l’ultimo lavoro discografico

 

Stiamo parlando di Luca Caiazzo, in arte Lucariello. Napoletano, classe 1977, originario di Scampia, inizia da giovanissimo la sua carriera artistica, suonando nei locali e centri sociali. In questi anni ha collaborato con Ciccio Merolla, gli Almamegretta ed altri artisti del panorama italiano. È autore di sigle di diverse fiction di successo.

Lucariello, sin da giovanissimo hai cominciato ad interessarti del genere musicale rap. Ci vuoi spiegare in che modo e per quale motivo ti avvicini a questo genere musicale?
«Di certo una delle ragioni è che il rap è una musica nella quale puoi dire tutto quello che vuoi senza filtri».

Secondo te, a livello artistico, cosa può offrirti in più rispetto al genere pop, rock ed altri?
«Hai la possibilità di usare molte più parole e le parole diventano musica. Molti pensano che fare rap sia una cosa facile perché non hai bisogno di studiare canto o di essere molto intonato. La questione è invece che fare rap BENE è molto più complicato in quanto non esistono scuole di rap o insegnanti di rap, è una cosa che impari esclusivamente ascoltando i dischi e Mettendo alla prova te stesso. Possiamo dire che il rap è una musica semplice perché nasce nella povertà e quindi non hai bisogno di strumenti costosi per realizzarla ma questo non significa che sia meno complessa».

Oramai anche a Napoli, diversi sono gli artisti che fanno questo genere di musica aprezzati da tanti giovani partenopei. Secondo te, perchè i giovani preferiscono questo genere musicale? Si rispecchiano nei testi che parlano dell’attualità che li riguarda? Può essere anche un forma per svagarsi?
«Non credo che i giovani preferiscano un genere musicale o un altro credo solo che i giovani siano persone che ascoltano la musica che gli piace.  Il rap esiste ormai da 40 anni, Negli altri paesi è sempre in vetta alle classifiche  da decenni, l’Italia come al solito è in ritardo…Probabilmente in questo periodo storico molti artisti pop usano elementi della musica rap dando una spinta mediatica molto forte al genere, questo Inevitabilmente crea molti seguaci».

Arriva poi la sigla finale di Gomorra. Cosa rappresenta per te a livello artistico? Quanto ti ha dato?
«Come tante cose è nata un po’ per caso da un incontro casuale con il regista della serie Stefano Sollima che mi chiese alcuni consigli musicali sulla  serie che avrebbe realizzato di li a qualche mese… gli dissi che sarebbe stato intelligente inserire molta più musica rap nella serie a differenza di quello che fece nel film di Gomorra Matteo Garrone usando esclusivamente artisti del mondo neomelodico. Dopo qualche mese mi propose di scrivere un brano apposta per la serie e che forse sarebbe potuto diventare la sigla. Proposi a Ntó di fare insieme questo pezzo non scrivevamo insieme dai tempi del primo disco dei co’sang e ne uscì una miscela davvero fenomenale. Avere un brano in una serie di culto come Gomorra distribuita in centinaia di paesi è sicuramente una grande soddisfazione. Da quel momento molte persone hanno cominciato a comprendere l’immaginario che descrive va a amo nelle nostre canzoni soprattutto per chi vive fuori da Napoli».

Se un giovane volesse intraprendere la strada artistica, consiglieresti questo genere musicale? Se sì, per quale motivo
«L’unico consiglio che posso dare è quello di fare il genere che ti piace».

Attualmente a quale progetto ti stai dedicando?
«Sto lavorando al mio nuovo album che uscirà a novembre si chiamerà ”il Vangelo secondo Luca”».

Un tuo prossimo album musicale? Vedremo prossimamente un “Lucariello” rinnovato nello stile e nei testi oppure seguirà la linea precedente?
«Cercherò di restare coerente con quello che ho fatto finora, ma il sound e le liriche sono totalmente nuovi».

di Giovanni Iodice