RINASCITA ARTISTICA DEL MEZZOGIORNO

Il progetto di Dario Marco Lepore: trasformare Palazzo Fuga nel più grande museo del mondo

L’associazionismo, sovente, è beffardamente più intriso di personalismi e competizione della realtà politica. In un’apparente dimensione di etica, di assenza di lucro e individualismi, di perseguimento di fini sociali possono celarsi rivalità, ambizioni soggettive, mire materiali inversamente proporzionali al rilievo degli attori.
Oggi il mio confronto con l’autore di un progetto ambizioso quanto straordinario ripaga di esperienze territoriali poco rincuoranti.
Dario Marco Lepore è un critico e storico dell’arte con un sogno particolare: trasformare Palazzo Fuga, meglio conosciuto come Real Albergo dei Poveri, nel più grande museo del mondo.
L’idea è nata da una pagina facebook che Lepore ha creato insieme a Paolo La Motta su ispirazione del libro di Paolo Ricci ‘Arte e artisti a Napoli’. L’amore per l’arte, l’immediato ampio consenso sul social, la certezza che turismo e cultura viaggino su binari complementari hanno dato origine a RAM – Rinascita Artistica del Mezzogiorno, un’associazione apolitica no-profit che promuove il progetto.

Quando è nata RAM? Nella tarda primavera 2015. L’associazione ha un suo statuto e dei soci fondatori. L’idea del nome è nata da un doppio acronimo, quello affiancato al suo nome e Random Access Memory, ovvero la memoria principale dei pc, a sottolineare l’importanza della memoria artistico-culturale del nostro paese.

In cosa consiste questo progetto? Si tratta di un progetto in grado di autofinanziarsi. A Napoli abbiamo una quantità straordinaria di opere ignorate per insufficienza di spazio espositivo: 500.000 reperti nel Museo Archeologico Nazionale, 1.000 dipinti dell’Ottocento napoletano nel Museo di San Martino e migliaia di opere tra i depositi di Capodimonte, del Duca di Martina e le collezioni d’arte del Banco di Napoli e della Provincia di Napoli. E poi le donazioni, come quella degli eredi Tizzano che hanno donato 20 opere di Giovanni, uno dei più pregevoli scultori del Novecento, 2 di Renato e 2 di Francesco, suoi figli. Su tutto, però, primeggia l’arte sacra con il Tesoro di San Gennaro, per il 90% mai ammirato. Costituito da 26.636 opere d’arte donate al Santo in 700 anni, ha un valore superiore al Tesoro della Regina d’Inghilterra. Palazzo Fuga potrebbe dunque diventare un museo universale dove raccogliere queste immense ricchezze.

Perché Palazzo Fuga? Ciò che determina il successo dei maggiori musei del mondo, come il Louvre di Parigi o il British Museum di Londra, sono le dimensioni, il museo universale, la collaborazione tra pubblico e privato, la rete di trasporti pubblici con i servizi di accoglienza. Le dimensioni sono il focus del nostro progetto, affiancate dall’universalità delle opere esposte, di vario genere ed epoche rappresentative del patrimonio dell’umanità. Crediamo che occorra razionalizzare le risorse, valorizzando il patrimonio artistico in un’unica grande struttura che sia idonea anche alle attività parallele (gallerie d’arte, biblioteca, cineforum, sale conferenze, ristoranti, librerie, bar, negozi di antiquariato) e ben collegata con le storiche sedi museali partenopee. Con l’adeguato coordinamento tra imprenditoria, albergatori, soprintendenza, assessorato, Palazzo Fuga è l’unica sede già edificata che con la sua superficie espositiva di 103.000 mq, la sua facciata lunga ben 400 m e le sue 450 sale può realizzare quel progetto di museo universale immaginato da Carlo III di Borbone. A breve distanza dalla stazione Garibaldi e dall’aeroporto di Capodichino, in pochi muniti si collegherebbe con un progetto di funicolare al Museo di Capodimonte e con un tunnel dotato di tapis roulant al Museo Archeologico Nazionale. Ogni museo collegato avrebbe dunque una sezione distaccata ed i rispettivi direttori sarebbero direttori del proprio dipartimento, con uno o più coordinatori posti a controllo dell’intera struttura.
Tutto ciò creerebbe grande sviluppo e un possente indotto turistico-culturale in città e provincia, con migliaia di posti di lavoro.

Almeno nella fase iniziale, però, occorrerebbero dei finanziamenti. Lo scorso 17 maggio Massimo Bray, nostro socio ad honorem, nel corso della Conferenza RAM all’Arenile di Bagnoli ha comunicato che il ministro Franceschini si è mostrato favorevole e che, lavorando bene sul progetto che andrà presentato in Commissione europea, si potrà ottenere un finanziamento dai 400 milioni di euro dei fondi strutturali europei destinati al Mezzogiorno.

Infine cos’è il progetto ‘Stagioni dell’arte’? E’ un progetto pilota aperto al Mezzogiorno e volto a valorizzare nei 12 mesi dell’anno ogni espressione artistico-culturale in città, come ampliamento del più famoso ‘Maggio dei monumenti’: teatro, enogastronomia, musica, cinema. Naturalmente per questo progetto sarà fondamentale la collaborazione del Comune di Napoli.

Dunque un progetto trasparente, razionale e funzionale per la rivincita non solo dell’arte e della cultura, ma pure di una città dal potenziale inestimabile.

Barbara Giardiello