Rifiuti, che fare?

Legambiente rifiuti

Gli indispensabili impianti di trattamento dei rifiuti organici

Semplicemente, sarebbe il caso di imitare quello che avviene in natura e cioè “non buttare via nulla”, riciclare ogni materiale in modo da poterlo rimetterlo in circolo, in cicli di utilizzo, dismissione, disgregazione, riorganizzazione e di nuovo utilizzo.

Ecco perché da qualche anno la cosiddetta “economia circolare” è entrata a far parte a pieno titolo nelle agende della politica internazionale, comunitaria e nazionale. Presupposto indispensabile alla nostra sopravvivenza è dunque riuscire a rigenerare tutto o quasi ciò che non ci serve più, ciò che per noi ora costituisce un rifiuto. A tal riguardo, la Campania è in generale in ritardo nella realizzazione delle infrastrutture e cioè l’impiantistica per la gestione del ciclo dei rifiuti, come anche sul fronte organizzativo-gestionale riformato di recente (LR 14/2016), non si può dire le cose stiano messe meglio.

Tra i ritardi, quello più critico riguarda il soddisfacimento del fabbisogno di impianti deputati al trattamento della più abbondante e reattiva delle componenti dei rifiuti che ogni giorno le famiglie producono: la cosiddetta “frazione organica” o “umido”, cioè i residui di cibo o preparazioni alimentari e le frazioni assimilabili, come la carta per alimenti sporca di residui alimentari.

Un bel passo in avanti lo abbiamo fatto nel riuscire ad incrementare la capacità di raccogliere l’organico in maniera differenziata, cioè selezionato in modo che non contenga materiali di diversa natura (plastica, metallo, vetro, ecc). Tuttavia, senza disporre di impianti che possano trattarlo siamo costretti a mandarlo in altre regioni sobbarcandoci notevoli costi aggiuntivi, oltre che perdere notevoli opportunità di sviluppo economico e occupazionale.

D’altra parte, uno dei tre capisaldi della condanna inflittaci dalla Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto della Direttiva Comunitaria sui Rifiuti, che ci costa ben 40.000€ al giorno, è proprio connesso alla mancanza degli impianti per il trattamento dell’organico proveniente dalla raccolta differenziata.

Per colmare il deficit di impianti per l’organico non vi è dubbio dunque che si debba procedere nei tempi più brevi possibili e ricorrere alle migliori pratiche e tecnologie disponibili. “Non c’è bisogno di inventare”, basta guardarsi intorno ed è possibile individuare quello di più performante già disponibile e riproporlo. Una buona dose di semplice ragionevolezza è poi l’ultimo ingrediente necessario a controvertire le sorti.

Riguardo alle migliori pratiche disponibili, un aspetto prioritario è sicuramente rappresentato dal prevedere la collocazione degli impianti in aree industriali, in quanto adeguatamente attrezzate per i processi tecnologici, in un sito la cui posizione rispetto ai vari comuni serviti è prossimale ai maggiori flussi di organico da trattare.

Quanto invece alle migliori tecnologie e processi, è opportuno che si realizzino impianti di tipo combinato, che cioè utilizzino sia il processo aerobico (più noto come compostaggio) che quello anaerobico, in modo da ottenere le migliori performance dal punto di vista del consumo energetico (produzione di energia elettrica, termica, biometano) e dei prodotti finali (ammendante compostato utile alla concimazione organica dei suoli). Sempre in merito, altro aspetto di primaria importanza strutturale è la previsione del totale confinamento dell’impianto al fine di garantire che tutte le fasi suscettibili di determinare la dispersione di miasmi avvengano in depressione e i flussi all’esterno siano preventivamente filtrati. Quello dei miasmi è purtroppo tra i più ricorrenti problemi percepiti nonché fonte di ricorrenti contrasti sociali. D’altra parte, si deve riconoscere che la diffusa diffidenza nei confronti di questi (ed altri impianti), pensando ai misfatti causati dalle Pubbliche Amministrazioni nell’emblematico quindicennio dell’emergenza rifiuti in Campania, non sia affatto infondata. Oggi, tuttavia, proprio noi cittadini abbiamo la possibilità di vincere la grande battaglia di civiltà che ci si prospetta dinanzi, agendo con responsabilità ed impegno civico al fine di assicurare che siano finalmente poste le condizioni per uno sviluppo del territorio che non pregiudichi la prospettiva di generare benessere e qualità ambientale. Lo potremo fare evitando di opporre preordinati “NO” alla realizzazione degli impianti che sono necessari, ma piuttosto, nel nostro interesse, monitorando e partecipando alle scelte in modo che le stesse siano in grado di assicurare la migliore realizzazione degli impianti. Alle Pubbliche Amministrazioni spetterà il compito di riguadagnarsi la credibilità persa, operando con trasparenza e coerenza per il benessere della comunità.

di Giancarlo Chiavazzo
Responsabile Scientifico Legambiente Campania

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

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