Casa Bianca, Renzi da Obama: l’ultima cena

Il 18 ottobre scorso il premier Matteo Renzi e sua moglie Agnese Landini sono stati ospiti del Presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama e di sua moglie Michelle, del Vicepresidente dottor Biden, del Vice Segretario di Stato  Heinz Kerry, alla Casa Bianca, per l’ultima visita di Stato organizzata dall’amministrazione Obama e, riservata, appunto, all’Italia. Una giornata intensa che si è svolta in un clima di amicizia e di cordialità, alla quale sono stato lieto di partecipare come ospite del governo americano.

Se molti hanno voluto soffermarsi sulla simpatia esistente tra questi Paesi non è mancato chi ha voluto sottolineare il condizionamento che deriva dalla posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo che, non a caso, le ha fatto guadagnare, all’epoca della guerra fredda, il titolo di “portaerei” del Mediterraneo.

In un clima che definirei da “festa di fine anno scolastico”, quel che mi è sembrato più evidente è che Matteo Renzi, ormai agli sgoccioli della campagna elettorale per il referendum sulla Costituzione Italiana, fosse alla ricerca di consensi e di appoggio per la sua politica ispirata ad un liberismo su cui, attualmente, gli americani stanno riflettendo e, che in molti casi, si accingono a rivedere.

Al di là dei sorrisi e delle battute, il premier italiano mi è apparso in difficoltà. Non è un mistero che, in Italia, la campagna per il “Si” non stia rispettando le aspettative e che Renzi si sia spinto dove forse oggi non avrebbe voluto, nel dichiarare che in caso di sconfitta non esiterà’ a dimettersi.

Giordano con il Segretario degli USA John Kerry
Giordano con il Segretario degli USA John Kerry

Tuttavia, Obama, sebbene alla fine del suo mandato, non ha deluso le aspettative del primo Ministro italiano e, nel corso del suo discorso, ha affermato che “gli Stati Uniti sostengono con forza le riforme di Matteo Renzi e sperano che questo processo non si interrompa con il referendum sulla Costituzione”. “Tifo per Matteo” ha concluso Obama, “e dovrebbe restare in politica, anche se vince il ‘no’”.

Senza dubbio Renzi è piaciuto per la sua giovane età, per l’empatia e per essere una persona piena di energia; tuttavia, credo che  gli americani siano andati al di là della persona ed abbiano avuto riguardo allo scenario che si verificherebbe nel caso in cui il governo Renzi fosse costretto a dimettersi.

L’agognata ripresa economica dell’Italia che ancora non si vede e che ancora non si comprende bene come dovrebbe realizzarsi perderebbe anche la speranza di potersi realizzare con conseguenze disastrose.

Ecco, credo che il Presidente Americano abbia suggerito, forse anche travalicando il proprio ruolo, che piuttosto che andare ad elezioni sarebbe auspicabile un Renzi bis.

Personalmente, mi rendo conto che si è trattata di una visita ufficiale tra due Paesi alleati ma mi sarebbe piaciuto che si fossero affrontati argomenti concreti come quello della ricerca scientifica che ancora soffre terribilmente in Italia, costringendo centinaia di giovani laureati a realizzare i propri sogni in paesi come gli Usa. Il mio laboratorio di ricerca di Philadelphia ospita molti di questi. I fondi statali con cui si finanzia la ricerca in Italia sono pochi e mal distribuiti. Un esempio recente è lo Human Technopole, un nuovo centro di ricerca che dovrebbe occupare circa trentamila metri quadrati dell’Expo 2015, annunciato proprio da Renzi nel febbraio 2015. Il centro sarà gestito dall’IIT (Istituto Italiano tecnologia), una fondazione controllata dal governo e da tre università milanesi: Politecnico, Statale e Bicocca, e da altri istituti di ricerca. Pare che il governo investirà nel progetto 1,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

Sembra inevitabile che, ancora una volta, la politica condizionerà le scelte della ricerca. Basti pensare che come giustamente ha sottolineato la Senatrice Elena Cattaneo “al fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica del MIUR sono stati destinati 58,8 milioni di euro nel 2016, mentre lo stanziamento per lo Human Technopole è di 150 milioni l’anno per i prossimi dieci anni”!

Quello che mi sciocca maggiormente è che questi finanziamenti non saranno oggetto di una sana e rigorosa competizione tra ricercatori come si usa nel mondo, ma verranno ancora una volta distribuiti a pioggia.

Insomma, passano gli anni, i governi e, forse, i premier, senza un cambiamento concreto delle scelte politiche ed economiche del Paese.

di Antonio Giordano

Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine and  Center of Biotechnology  

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!