Referendum, l’intervista integrale a Giulia Casella (Legambiente)

Come promesso pubblichiamo la versione integrale dell’intervista a Giulia Casella, presidente Legambiente Sessa Aurunca, pubblicata sull’ultimo numero di Informare – Luglio 2011

La grande battaglia contro il nucleare si può dire totalmente conclusa?

Dopo il deciso NO degli Italiani all’energia nucleare, non si può ancora dire che la partita sia chiusa.

C’è l’intera problematica degli smantellamenti, del più volte annunciato “prato verde” a cui riportare i siti delle 4 centrali nucleari e, punto scottante della chiusura del ciclo, è lo smaltimento delle scorie e dei rifiuti radioattivi, cioè a dire che una volta iniziata l’avventura nucleare, non se ne esce più.

Intanto si parla dal 1990 della costruzione del deposito nazionale, ma, a quanto è dato sapere, non sono stati ancora individuati i siti idonei nei quali costruirlo (anche se avevamo letto che Sogin, nel settembre 2010, ne aveva individuato 52 e che Palazzo Chigi aveva congelato il lavoro in attesa della creazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare) Ma anche il deposito nazionale, costruzione superficiale o sub-superficiale non risolverebbe il problema, perché vi potranno essere stoccati i rifiuti a bassa e media attività, ma non quelli ad alta attività. Questi ultimi, infatti, esauriscono la loro radioattività anche in centinaia di migliaia di anni, un periodo storico talmente lungo da non lasciare spazio a nessuna soluzione, in nessuna miniera.

Se pensiamo che nel solo secolo scorso si sono succedute due guerre mondiali, l’attacco alle torri gemelle,devastazioni sismiche e climatiche con una potenza distruttiva inimmaginabile, il terrorismo internazionale, i movimenti delle faglie tettoniche, per non parlare dello tsunami che nel 1908, in seguito al terremoto, distrusse le città di Messina e Reggio CaLabria, siamo folli a credere che ci sia una soluzione al problema.

Il prestigioso istituto MIT (Massachussets Institute of Technology) di Bosto, nel rapporto”The future of the nuclear fuel Cycle”, scrive che la soluzione considerata da tutti come quella “definitiva”, il confinamento sottoterra, in un sito geologico capace di assicurare una stabile protezione per centinaia di migliaia di anni, si è rivelata nei fatti impraticabile in tutti i paesi del mondo.

Prova irrefutabile che il problema è senza soluzione, sono i tentativi effettuati in USA, dove, a Yucca Mountaine, dopo 20 anni di ricerche e più di 7 mld di dollari spesi in gallerie sotterranee, si è dovuto rinunciare all’idea proprio perché nessuno può assicurare che per millenni non succederà niente di catastrofico, dal punto di vista naturale, oltre che umano, che possa dare certezze sulla tenuta di qualsiasi sito. E poi c’è l’esperienza drammatica di Asse, nella bassa Sassonia, dove 126.000 fusti sotterrati a 900 metri di profondità dovevano stare in sicurezza per 10.000 anni, e solo dopo 30 anni si è verificata una catastrofe che obbligherà il governo tedesco a estrarli con enormi rischi.

Oltre ai siti delle centrali dismesse, c’è da non sottovalutare il pericolo rappresentato da circa 20 siti in cui sono stoccati rifiuti radioattivi sparsi in tutta Italia e di cui non si sa bene quale sarà la destinazione ultima, a meno che non vogliamo seppellirli in mare, come già è avvenuto, o portarli in paesi africani dove il dittatore di turno è pronto ad avvelenare le sue popolazioni in cambio di un profitto personale.

Pare che sia già successo e ciò sarebbe costata la vita di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che stavano svolgendo indagini in Somalia proprio per il traffico di rifiuti radioattivi”.

Quasi tutti i Comuni a ridosso della Centrale del Garigliano, sia sul versante campano sia su quello laziale, hanno superato il 50%+1, come giudica questa straordinaria risposta delle masse ai quesiti referendari?

Già prima della tragedia giapponese, il 75% degli Italiani era sfavorevole al ritorno all’energia nucleare. Certamente i fatti accaduti a Fukushima, dove in 3 reattori si è verificata la fusione del nocciolo con una enorme dispersione di radioattività con elementi estremamente pericolosi come il plutonio che è tossico al milionesimo di grammo, o il cesio 137 che colpisce i muscoli o lo iodio 131 che si concentra nella tiroide, non possono lasciare indifferenti. E’ una ragione in più per non ritornare all’incubo nucleare. Da tener presente che gli isotopi radioattivi si depositano sul terreno dove si concentrano entrando poi nella catena alimentare.

Da non sottovalutare il danno economico che ha messo in ginocchio il Giappone, soprattutto nei settori dell’agricoltura e della pesca. Quindi anche l’emotività è ampiamente giustificata e si può addirittura parlare di una emotività che affonda salde radici in una lucida razionalità. Ancora oggi ci arrivano notizie niente affatto rassicuranti circa i tentativi di eliminare la grande quantità di acqua radioattiva che si è accumulata nei reattori.

C’è comunque un’altra considerazione: il popolo italiano, di fronte alle tante affermazioni di ministri & co di non recarsi a votare, ha avuto, oltre alle convinzioni di cui sopra, un soprassalto di dignità, dimostrando di essere libero nelle sue decisioni e valutazioni”

Lo stesso discorso non vale dall’altra parte della montagna, sulla grande pianura casertana dove le percentuali scendono di molto. Cosa cambia a due passi da Sessa Aurunca?
Forse sono gli stessi territori dove la camorra ha fatto enormi affari con tanti industriali, soprattutto del Nord, avvelenando una delle terre più fertili della Campania con rifiuti tossici e nocivi. Forse c’è l’aspettativa di accumulare altri profitti con la costruzione delle centrali nucleari e con l’appropriazione dell’acqua che diventerebbe uno dei grossi affari del futuro. Forse ci sono messaggi fuorvianti di alcuni massmedia. Forse c’è la confusione tra la legge elettorale vigente che ha espropriato i cittadini della possibilità di scegliere i candidati che ritiene più affidabili e il voto referendario che, al contrario, affida ai cittadini la libera scelta su problematiche essenziali per il futuro di se stessi e delle generazioni a venire. Questa confusione porta a mettere tutto in uno stesso calderone credendo, con il rifiuto al voto referendario di rifiutare scelte che potrebbero andare a vantaggio di esponenti politici. Forse c’è questa antipolitica imperante che si manifesta nell’ aberrante espressione “tanto sono tutti uguali”. Forse c’è l’indifferenza verso tutto ciò che è bene comune. Forse c’è l’assenza della Politica, che non è solo quella esercitata,spesso male, dai partiti,bensì quella che ogni cittadino dovrebbe esercitare in nome della difesa di diritti e doveri, della giustizia, della libertà dell’uguaglianza, della Costituzione, dell’etica, dell’amore per la propria terra.

Forse c’è un diffuso degrado delle istituzioni.

Ma tutto questo non basta a spiegare l’esito deludente del referendum in alcuni Comuni della nostra provincia, sia perché in alcuni di essi, come Camigliano, si è avuto un exploit straordinario, testimoniando che dove c’è un sindaco che fa buona politica i risultati si vedono; sia perchè le stesse ragioni potrebbero valere per tutto il Paese Italia, e non è stato così; sia perché in queste nostre terre ci sono molti cittadini che spesso mettono a rischio la propria vita, impegnandosi in prima persona con grande sacrificio, con una continua testimonianza e partecipazione; sia perché abbiamo avuto straordinarie presenze di prelati, come il vescovo Raffaele Nogaro, che non ha mai smesso di fare testimonianza cristiana dei valori del Vangelo.

E allora? Dov’è l’assenza? Nella scuola? Nelle Istituzioni? Nell’incultura? Nella disinformazione? Giudizio arduo”.

 

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.