Raffaele Iaiunese: «La nostra è terra di eccellenze, non soltanto di cronaca nera»

Raffaele Iaiunese

«La nostra è terra di eccellenze, non soltanto di cronaca nera», mentre pronuncia queste parole noto nello sguardo di Raffaele Iaiunese l’orgoglio delle sue origini, ma al contempo la volontà di superare i facili pregiudizi di chi non riesce a guardare l’Agro Aversano anche come luogo di talenti e gente per bene. Da qualche anno insieme al fratello Armando gestisce una pizzeria a Casal Di Principe, “Italy”,  ed è riuscito a ritagliarsi un posto importante nei gusti di migliaia di persone che ogni settimana percorrono chilometri per gustare la loro prelibata pizza.

Raffaele quando nasce la passione per questo lavoro?
«Mio padre ha iniziato a gestire una pizzeria nel 98.  Io e mio fratello Armando lavoravamo con lui ed andavamo a scuola. Ci siamo laureati ed abilitati come dottori in economia, ma abbiamo deciso di abbandonare lo studio per dedicarci all’attività di famiglia. Inizialmente avevamo una pizzeria più piccola ma quando siamo subentrati abbiamo rimodernato un vecchio stabile per creare l’attuale locale».

A che età hai infornato la prima pizza?
«8 anni e da quel momento ne ho anche mangiate tantissime. La pizza è come il pane, e lo mangeresti tutti i giorni».

Hai avuto qualche riconoscimento per il tuo lavoro?
«Ho partecipato recentemente al Go Beer Expò una manifestazione di dieci giorni al quale hanno preso parte 8 piazzaioli rinomati tra i quali Salvatore Lioniello e Valentino Libro e sono riuscito ad ottenere il favore del pubblico realizzando 5000 pizze in 10 giorni. Ho partecipato, inoltre, al campionato mondiale della pizza che si è tenuto in Aprile a Parma, dove ho conseguito il 211° posto su 850 partecipanti, ed ho partecipato al trofeo Caputo che si è tenuto tra il 6 e 7 settembre presso il Napoli Pizza Village, uno degli eventi più importanti unitamente a quello di Parma e Las Vegas».

Hai recentemente affermato “voglio che Casale venga ricordata per i suoi talenti”, credi ci sia ancora pregiudizio nei confronti di chi è di queste parti?
«Si moltissimo. Ecco perché io metto sempre il mio paese davanti a ciò che faccio, voglio che quando esco da Casale si sappia da dove vengo. I miei concittadini mi hanno dato il soprannome di “piazzaiolo di Casale” ed io ho fatto mio questo appellativo perchè amo portare avanti la mia appartenenza. Casale deve essere conosciuta come terra di talenti e non per fatti di cronaca, in questo paese abbiamo tante eccellenze non solo criminalità».

Questa sensibilità di fare un servizio pizza per celiaci da dove nasce?
«É una scelta commerciale. É molto difficile fare una pizza senza glutine, è un impasto molto particolare che richiede più lievitazione. Molti clienti ce lo chiedevano e così abbiamo deciso di investire in tal senso. Stiamo cercando di migliorare il servizio realizzando un terzo forno piccolo».

Hai detto che il territorio risponde bene. Però per valorizzare queste iniziative è importante anche l’appoggio delle istituzioni. Come rispondono al cospetto di quella che è un’eccellenza locale? 
«Purtroppo toccate un nervo scoperto. Spesso abbiamo cercato una vicinanza delle istituzioni affinchè manifestassero il loro supporto, ma non ho ricevuto quell’interesse che mi aspettavo. Vorrei in particolare che l’amministrazione comunale sostenesse maggiormente, con iniziative di promozione, il lavoro di coloro che portano avanti eccellenze locali».

Qual è la tua pizza migliore?
«La pizza Gustosa, presentata al trofeo Caputo e per questo avrà un riconoscimento nel mondo».

di Fabio Russo e Antonino Calopresti

Tratto da Informare n° 162 Ottobre 2016