Quando una matita affronta un fucile…

Quando una matita affronta un fucile, capita spesso che qualcuno si preoccupa e nel peggiori dei casi impugna un’arma o fa scoppiare bombe.  Siamo pieni in Italia di pagine di cronaca in cui la battaglia della scrittura ha pagato troppo caro il suo prezzo.

Non importa in quale parte del mondo siamo, non importa quanti secoli di storia insanguinati dalle guerre religiose ci siano dietro, quando una matita decide di appoggiare la sua satirica punta contro un fucile, un esercito, una folle ideologia che pretende di adornarsi con la legittimità di un qualsivoglia credo, che sia esso religioso, nazionalistico, economico, politico o quant’altro; ogni volta che una matita, o penna che sia, si adopera in una militanza che non include sangue e proiettili ecco che i proiettili, il sangue, la morte, la disperazione, sono la sola risposta che sappia venire da quelle autorità che basano il loro potere esclusivamente sulla violenza.

Perché quando si fa violenza non si ammette che ci possa essere altro, è come una dipendenza. La violenza crea dipendenza. Ma a volte capita che qualcuno, pazzo se vogliamo ma certamente con la piena consapevolezza di cosa significhi cittadinanza attiva, si tuffa in un improbabile tentativo: interrompere il dialogo dei proiettili e delle intimidazioni, per un dialogo basato sulle parole, scritta o parlata che sia e, perché no, un dialogo basato su delle vignette, sulla satira.

Ma per i violenti, e non si dirà la parola Musulmani in quanto gli stragisti di Parigi  sono da catalogare esclusivamente nella sezione dei violenti, un affronto del genere può essere di gran lunga più pungente di una dichiarazione di guerra. Questo perché la satira, quelle vignette pubblicate da Charlie Hebdo, non si limitavano ad un affronto sterile o addirittura controproducente come può  essere quello di una guerra, bensì la satira ridicolizza, deride, sottrae autorità ad un’organizzazione che vuol incutere un rispetto fasullo basato sulla sopraffazione anziché sull’onesta legittimità delle sue posizioni. La potenza di un regime violento trae linfa da questa sorta di rispetto, e il rispetto è qualcosa di serio. La morte, la minaccia, la guerra, è tutto qualcosa di estremamente serio che può far riflettere, arrabbiare, intimorire, ubbidire, ma mai e poi mai qualcuno si sognerebbe di ridere di fronte al rispetto.

E allora cosa succede se si prende tutta questa serietà e la si storce nella caricatura dei fumetti, facendola frantumare sotto i fracassi di un potente sorriso, pieno di amarezze?

Succede che si ride, si ride di quel regime che pretende di essere così serio, e allora il violento si arrabbia, perché, si capisce, toglieteci tutto, ma non la sua serietà!

Noi come redazione giornalistica, come modestissimi testimoni e compagni  di quella stessa  matita che in Francia ha affrontato il fucile del terrorismo, continuiamo a sostenere il diritto e il dovere di non stemperarci, e   vogliamo, nel nostro piccolo, gridare la nostra grande solidarietà a quanti hanno perso la vita in quel giorno, consapevoli del fatto che  la forza del sorriso e quella punta di matita siano sempre più alti di ogni tipo di violenza, nel mondo, nel nostro paese, nelle nostre famiglie; convinti soprattutto che la libertà di espressione stia ben al di là del terrorismo e bene al di là della stessa morte dal momento che i veri morti non sono quelli che rischiano la vita per la verità ma quelli che accettano una vita di menzogne e le chiamano disgrazie.

Noi siamo Charlie!!

Filomena Diana

 

About martina giugliano

Nata il 05/02/1991 a Napoli. Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Lettere Moderne. Addetto Stampa dell’Associazione “Social Evo“. Speaker radiofonica, tutti i venerdì curo la rubrica free time sulle frequenze di Radio Amore.