“Puorteme là fore”: la canzone dei detenuti di Airola scritta con Lucariello e Raiz

Lucariello con i detenuti di Airola - Photo credit Francesco Catalano

Siamo nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento. È un carcere, lo si riconosce dall’esterno ma non ci sono quei criminali che stereotipiamo nella nostra mente. Sono ragazzi. Ragazzi che, molto probabilmente, sono nati nel posto sbagliato, oppure che non hanno saputo scegliere le giuste amicizie e sono stati divorati da famiglie nullatenenti in cerca di soldi facili. In ogni caso, sono ragazzi. In questi luoghi, che possono sembrare gabbie in cui rinchiudere malfattori, invece, ci si attiva per recuperare questi “orfani della società” avvicinandoli a mestieri e lavori che potranno occuparli una volta usciti fuori.

 

 

Ad Airola, figuratevi, si scrive musica. Dopo un laboratorio durato quattro mesi, i giovani detenuti di Airola hanno concluso la canzone “Puorteme là fore” scritta con l’aiuto dei rapper Lucariello e Raiz. La musica, quindi, si trasforma in denuncia e libertà. «Non penso che siano due cose separate» ha affermato Lucariello alla presentazione del videoclip avvenuta nel carcere di Nisida, a Napoli. «Il lavoro fatto su questo brano ha cercato di tirare fuori le capacità dei ragazzi rispetto alla scrittura. Non ci interessava tirare fuori il fenomeno, l’artista, la prima donna che sta sul palco. In un primo momento ci interessava lavorare sui mestieri che stanno alle spalle del palco, quindi abbiamo lavorato prima col teatro e adesso, invece, con gli autori. I ragazzi che hanno scritto questa canzone adesso sono autori, iscritti alla SIAE, e sono bravi. Per loro, si spera, ci sarà anche una piccola forma di reddito sperando che questa canzone abbia il suo seguito. La cantiamo io e Raiz, che abbiamo fatto il lavoro con loro, cercando di dargli gli strumenti per scrivere». Adesso immaginate il carcere di Airola e inseriteci una musica rap, quello vero, di denuncia sociale. Difficile immaginarlo, vero? Perché è difficile immaginare i detenuti come Ragazzi. «Loro rispondono bene, stanno lì fondamentalmente a non fare nulla. Se gli si dà uno stimolo e si fa capire che questo può offrire loro qualcosa sono favorevoli, ci mettono l’anima».

La musica diventa, in questo caso, una chiave di liberazione, un occhio nuovo sul mondo, un’arma contro chi usa altre armi, quelle vere, per comandare. «Io penso che tutto ciò che è cultura, che è altro, può dare una mano alla lotta alla criminalità – ha detto Lucariello – Io penso che la musica ha la capacità di sublimare certe cose: anche se tu stai raccontando un fatto negativo nel momento in cui diventa musica diventa un’emozione, diventa altro. Questo trasferimento per loro può trasformare una brutta esperienza in qualcosa di artistico».

Luca Caiazzo, Lucariello, non si ferma. È uno di quei rapper che racconta ciò che ha dentro e ciò che lo circonda, senza alcun filtro, e l’impegno nel sociale lo dimostra. «Stiamo pensando a come sviluppare il percorso di questa canzone che non si fermerà semplicemente alla realizzazione del videoclip» ci ha spiegato parlandoci dei suoi progetti futuri. «Su altri fronti sto lavorando al mio disco che uscirà per i primi di novembre». Ascoltare “Puorteme là fore” vuol dire ascoltare il grido di speranza che parte dalle sbarre di un carcere minorile. Dopotutto, sono solo ragazzi.

di Savio De Marco
Foto di Francesco Catalano

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.