Prossima conferenza sulla felicità: Liceo G. D. Cassini – Sanremo – Martedì 20 gennaio 2015 alle 11.30

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Attualmente la mia compagna di vita e di viaggio, Eleonora, ed io, stiamo diffondendo il “Breve dialogo sulla felicità” tra i giovani e liberi pensatori nelle scuole italiane affinché comprendano l’importanza di essere liberi e un giorno diventino cittadini o politici migliori di noi.

Questo progetto nasce da un’esigenza interiore, per la quale ho percorso la via uruguayana, nella convinzione di incontrare un uomo-simbolo, José Pepe Mujica, testimone di una vera e propria rivoluzione culturale.

Ho vissuto per diversi mesi nei cantegriles di Montevideo, dove ho incontrato persone libere che mi hanno raccontato la loro storia ispirandomi un saggio scritto e pubblicato in spagnolo, presso la rivista della Biblioteca Nacional. Al mio ritorno, l’ho tradotto in italiano, e intitolato Breve dialogo sulla felicità.

Si tratta di un testo ispirato alle mie chiacchierate con Pepe Mujica e con la sua gente, scritto con lo scopo di diffonderlo tra i ragazzi.

La mia missione è consegnare ai giovani pensatori il racconto degli occhi di un uomo libero e condividere i significati propri della filosofia di vita del presidente povero: sobrietà, amore per la propria famiglia, per il proprio lavoro e, soprattutto, per il proprio tempo.

Da qualche mese sto tenendo degli incontri nelle scuole italianeSto distribuendo gratuitamente il testo tra gli studenti, col solo intento di perpetuare il dia-logos incominciato in Uruguay e promuovere la lettura quale forma di (auto)cultura, nonché di conoscenza e, quindi, di libertà personale.

Ho già stampato a mie spese mille copie di questo libricino, sul modello dei pamphlets rivoluzionari distribuiti da Danton, Marat e Robespierre, due secoli fa, quelle poche e intense pagine che hanno risvegliato il sentimento di reazione nell’animo dei francesi liberi…

Il “Breve dialogo sulla felicità” è un testo che ho scritto a Montevideo con il benestare della Presidenza della Repubblica Uruguayana, benestare tradotto in una pacca sulla spalla di Pepe Mujica in persona.

Si tratta di un saggio sulla felicità in cui tratto le tesi degli antichi pensatori che si sono occupati di questo argomento, nonché dello stesso José Mujica, uomo-simbolo: sono ormai celebri i suoi discorsi agli intellettuali o quelli rivolti alle Nazioni Unite, nei quali ha esortato noi tutti a condurre una vita sobria e a non divenire schiavi del progresso tecnologico e del consumismo sfrenato. Lui stesso donava il 90% del suo stipendio da Presidente a un programma a favore dei meno agiati. «Povero non è colui che possiede poco», dice Mujica, «ma colui che desidera infinitamente di più…»

Se è vero che il mio lavoro di autore di testi mi ha imposto da un lato l’esigenza, quasi il dovere, di scrivere e diffondere il Breve dialogo sulla felicità, devo ammettere che da solo non avrei potuto realizzare quanto fino a oggi ho realizzato. Infatti, sulla scia della mia idea un po’ folle di partire per l’Uruguay senza nessun sostegno economico, con pochi risparmi, e senza un biglietto di ritorno, diverse persone hanno deciso di sostenermi e unirsi a me nella mia piccola missione culturale. Con l’aiuto di tanti amici, di Eleonora, e dei colleghi giornalisti, sono riuscito a incontrare tanti studenti in diverse scuole, librerie, e Caffè culturali (a partire da Nizza, mia città d’adozione, Ventimiglia, Bordighera, Roma, Napoli, Salerno, mia città d’origine, Battipaglia, Sanremo, Frosinone, Matera, Bologna, ecc…), tutti entusiasti di parlare di libertà, di lettura, difelicità

Diverse radio si stanno interessando al progetto, come Radio Club 91 (ascoltate la mia chiacchierata di mezz’ora con Ivan Scudieri nel suo programma “La grande notte delle parole”) o Paquito Catanzaro di Radio Punto Nuovo, che mi ha già chiamato un paio di volte e mi ha invitato in studio appena sono da quelle parti.

Il Breve dialogo sulla felicità è un racconto nato sotto l’influsso di strane energie, come se fossi in compagnia di tutte le persone che erano lì a Montevideo, il mio amico Henry, Paolo, Leticia, Nacho e Matéo, la pasticcera gordita e tanti altri. Anche per questo è una sorta di voce corale, quella narrante, che accompagna me e voi, noi, lungo il cammino verso la libertà personale, il rispetto dei diritti umani, l’amore per se stessi, per la propria felicità, e quant’altro da lassù – e non sto parlando di Dio – talvolta vogliono negarci.

Vedere passare questo libricino tra le mani degli studenti, sotto i banchi, è stata per me la più grande soddisfazione da quando scrivo storie.

Frank Iodice