Confindustria e Intesa Sanpaolo presentano l’accordo “Progettare il Futuro”

10 MILIARDI PER LE IMPRESE DEL TERRITORIO

  • Al centro l’industria 4.0 e gli sviluppi del Digitale
  • A regime il sistema qualitativo del rating di credito
  • Nuovo modello di valutazione delle startup
  • In Campania in crescita l’uso di internet nelle imprese, oggi solo il 59,7% delle imprese usa il web, mentre il 92,8% la banda larga
  • Campania debole per addetti in R&S e propensione a brevettare
  • Elevata presenza di start up nella regione; 78 a Caserta, una per ogni 1000 imprese attive

Caserta, 12 maggio 2017 – È stato presentato a Caserta, con la collaborazione di Confindustria Caserta, l’accordo triennale tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo “Progettare il futuro, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese per cogliere le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale”.

La partnership, che mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 10 miliardi destinati alle imprese di questo territorio, viene presentata dentro i luoghi deputati ad accogliere e far proprie le finalità dell’accordo: l’impresa. Alla presentazione nella sede della GETRA POWER S.p.A., realtà leader nel settore dell’energia che ha già adottato soluzioni in ottica Industria 4.0, hanno partecipato Alberto Baban, presidente Confindustria Piccola Industria, Luigi Traettino, presidente Confindustria Caserta, Giovanni Bo, presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Caserta, Francesco Guido, direttore regionale di Intesa Sanpaolo e direttore generale del Banco di Napoli, Gianluigi Venturini, direttore commerciale Imprese per Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo. In chiusura la testimonianza dell’azienda ospitante da parte del presidente del gruppo GETRA, Marco Zigon. I lavori sono stati introdotti e moderati da Nando Santonastaso, giornalista economico de Il Mattino.

Per l’industria italiana, costituita soprattutto da PMI, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti in capitale fisso e immateriale, soprattutto in ricerca, innovazione e formazione, nonché trasformazioni organizzative e una continua attenzione alle evoluzioni in corso. Occorre partire subito perché le tecnologie sottostanti Industry 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.

Alberto Baban, presidente Confindustria Piccola Industria: «Confindustria si sta impegnando molto per diffondere l’idea di quarta rivoluzione industriale e questo roadshow in collaborazione con Intesa Sanpaolo, portando la discussione su Industria 4.0 dentro alle aziende, ci permette di accompagnare meglio le imprese nel trasformarsi aiutandole a valorizzare i propri punti di forza per poter attrarre sia i canali di finanziamento tradizionale che quelli più innovativi. Non si tratta, infatti, solo di un’evoluzione tecnologica per trasformare il macchinario ed aumentarne la produttività ma soprattutto di un’evoluzione della modalità di connessione tra produttore e consumatore in grado di accorciare le distanze. Per le nostre piccole e medie imprese è un’opportunità imperdibile perché non tutte riescono, attraverso processi di internazionalizzazione più classici, ad arrivare sul mercato intercettando il cliente finale. La disintermediazione frutto della rivoluzione digitale permette a tutte le aziende, di qualunque taglia, di interagire con i consumatori evoluti guadagnando fette di un mercato potenziale enorme. La dimensione giusta per competere diventa quella in grado di soddisfare appieno il mercato nel segmento in cui si opera. Nel Mezzogiorno ci sono molte aziende con un grande potenziale di crescita e sviluppo, come la GETRA che oggi ci ospita, il nostro compito è quello di aiutarle a sfruttare appieno le possibilità offerte da Industria 4.0 e a diventare dei campioni d’ innovazione».

Luigi Traettino, presidente Confindustria Caserta: «Il sistema incentivante introdotto da Industria 4.0 contempla un ampio ventaglio di strumenti che stimolano gli investimenti: esso risulta efficace e funzionale alle esigenze delle imprese. L’adeguamento dei modelli gestionali agli standard europei potrebbe rappresentare, nell’ambito della digitalizzazione richiesta dalla rivoluzione industriale in atto, la vera svolta. Per compiere scelte di innovazione tecnologica, organizzativa, gestionale e di modelli di business tesi a sviluppare il nuovo paradigma Industria 4.0, l’impresa deve essere in grado di valorizzare ricerche prodotte dall’esterno e trasferirle al proprio interno, far circolare informazioni immediatamente disponibili a tutti, rivisitare i processi in chiave cloud: questo genera valore in maniera significativa».

Francesco Guido, direttore regionale di Intesa Sanpaolo e direttore generale Banco di Napoli: «Seppure in un quadro economico migliorato rispetto al passato dobbiamo registrare come non vi sia ancora un’adeguata ripresa degli investimenti produttivi. È un problema globale, ma che in Italia è particolarmente avvertibile vista la piccola dimensione e conseguente scarsa patrimonializzazione delle nostre PMI. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le aziende italiane a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità che la digitalizzazione e i nuovi scenari offerti dalla quarta rivoluzione industriale offrono. Azioni che richiedono investimenti sia finanziari che nel capitale umano. Intesa Sanpaolo ha di recente lanciato il Progetto Filiere che va nella direzione di agevolare la richiesta ed il costo del credito per tutte quelle aziende fornitrici di un progetto produttivo».

Marco Zigon, presidente del gruppo GETRA: «Industria 4.0 è una straordinaria opportunità per riportare al centro della crescita economica italiana l’attività manifatturiera, che è da sempre una spiccata vocazione nazionale. Siamo il secondo Paese industriale d’Europa e per noi è imperativo migliorare il nostro livello di produttività per essere più competitivi nell’economia globalizzata. Ma per dispiegare al meglio le nostre potenzialità c’è bisogno di uno scatto in avanti della società italiana nel suo complesso. La quarta rivoluzione industriale è frutto di un cambiamento che non è solo tecnologico, ma sociale. I mercati hanno deciso prodotti e servizi volti alla comunicazione telematica e alla condivisione su scala globale. Innovazioni che hanno fatto ingresso ben presto nel mondo della produzione e le applicazioni tecnologiche del settore industriale si va allineando velocemente alla trasformazione digitale. Ora diviene indispensabile che anche il contesto in cui si cala l’attività produttiva sia in linea con le sfide del futuro. Allo sviluppo di infrastrutture di rete, a partire dalla banda digitale, deve accompagnarsi una rivoluzione di sistema. Ecco perché occorre una evoluzione che veda l’ingresso della tecnologia digitale e di processi di informatizzazione anche nella pubblica amministrazione: processi autorizzativi più rapidi e trasparenti e una burocrazia “smart”, più rispondente alle esigenze di efficienza, innovazione e produttività».

L’accordo è imperniato su quattro pilastri: Ecosistemi di imprese e integrazione di business; Finanza per la crescita; Capitale umano; Nuova imprenditorialità.

Ecosistemi di imprese e integrazione di business

Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione delle startup” e offrire nuove opportunità alle startup in esso sviluppate.

Finanza per la crescita

L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha sinora prodotto 330 contratti con aziende capofila con oltre 15 mila fornitori ed un giro d’affari di 55 miliardi.

Capitale umano

L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

Nuova imprenditorialità

Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle Startup e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consent alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

L’ECONOMIA DELLA CAMPANIA E DELLA PROVINCIA DI CASERTA

L’economia campana mostra una buona competitività sui mercati esteri. Nel 2016 l’export è cresciuto del 2,9%, mostrando una dinamica migliore rispetto all’Italia (+1,2%). La provincia di Caserta, con valori esportati pari a 1,1 miliardi di euro, rappresenta l’11,2% delle esportazioni della regione. Nel 2016 l’export provinciale è aumentato del 1,5%. Ottime performance sono state ottenute, in particolare, nell’agro-alimentare, nell’aerospazio, nelle vendite di materiale rotabile, nella chimica, nella meccanica, nella farmaceutica e nell’elettrotecnica.

Nel corso del 2017, in un contesto di domanda internazionale favorevole, il tessuto produttivo della regione Campania e della provincia di Caserta potrà continuare a crescere sui mercati esteri. Il contributo del canale estero non sarà tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione e della provincia. Sono, infatti, ancora molte le imprese campane e della provincia di Caserta che non esportano o che realizzano gran parte del proprio fatturato sul mercato interno.

È pertanto cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è certamente favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.

Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in netto miglioramento anche se su livelli ancora inferiori alla media italiana:

    • Nel 2016 la diffusione della banda larga nelle imprese era pari al 93% in Campania (dal 75% del 2008)
    • La percentuale di imprese con sito web era pari al 60% nel 2016 dal 50% del 2008
    • La quota di addetti che utilizzano computer connessi a Internet è salito al 27,1% nel2016 (dal 20,1% del 2008).

La regione, pur mostrando una quota di popolazione con istruzione terziaria bassa (nel 2015 nella fascia d’età 30-34 anni era pari al 18,5% vs il 25,3% della media italiana), presenta una percentuale di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche vicino al dato italiano. La Campania mostra poi un’intensità di ricerca e sviluppo in linea con la media italiana (1,3% del PIL) e una buona propensione a introdurre brevetti ICT. Infine, la regione Campania mostra una buona presenza di start-up innovative: erano 494 a inizio maggio 2017, di cui 78 concentrate nella provincia di Caserta.