Ponticelli – Il professore che salva i ragazzini dalla camorra con lo sport

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Oggi voglio presentarvi una persona speciale, un’altra figura che quotidianamente lavora a favore dei giovani di aree degradate di Napoli, che li recupera attraverso lo sport, in particolare con l’arrampicata sportiva.

Parliamo di Stefano Dati, professore di educazione fisica e sostegno che da oltre 20 anni lavora nel mondo scolastico, nell’area di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli.
Attualmente insegna all’IC Bordiga a Ponticelli, area est di Napoli, di fronte a case popolari degradate, la sua collaborazione si estende anche ad associazioni di tipo sociale, cooperative, partnership con il comune di Napoli e per l’ASL.

Il professore racconta di aver scelto l’insegnamento per vocazione e non come ripiego, in quanto gli furono proposti altri ingaggi in ambito privato, dopo aver deciso cosa fare egli si è sempre prodigato nei confronti dei ragazzi delle scuole medie, ragazzini che a detta del prof sono “maggiormente esposti alle lusinghe della camorra”.
Il suo lavoro più importante comincia quando le campanelle suonano ed è ora di portare i ragazzi all’aperto, dove insegna loro l’arrampicata sportiva, pratica che statisticamente attira maggiormente i giovani della scuola media, il professore infatti è anche associato ad un consorzio per le discipline sportive in montagna dove proprio quest’anno un suo allievo disabile diventerà istruttore.

Attraverso lo sport, il prof. Dati cerca di stabilire un legame forte ed empatico con i suoi studenti, che è alla base di ogni dovere di un insegnante, attraverso questo legame emozionale si può invogliare un ragazzo ad andare a scuola in primo luogo, poi incitarlo a studiare.

Rifiuto il concetto di insegnante come autorità, ai ragazzi non piace e non si sentono invogliati”. Sono in centinaia i ragazzi che partecipano alle attività del professore, anche se pochi arrivano a fine percorso: “L’importanza del progetto non sta alla fine, ma nel percorso, questi ragazzi stanno con noi per giornate intere o settimane, dormono e mangiano con noi, e si crea quel rapporto empatico che i genitori a volte non riescono a donare, a volte per questi ragazzi la figura genitoriale non esiste neanche, è importante che abbiano una figura di riferimento su cui contare e con cui parlare.

L’insegnate è secondo il professore “L’ultimo baluardo rimasto tra la famiglia e la scuola, e va preservato”.

Due sono i grandi progetti in cantiere. Il primo a medio termine consiste nel far riscoprire ai ragazzi senza sacramento la parola del vangelo con il trekking urbano, far ascoltare la parola di Gesù con il loro linguaggio.Il linguaggio tradizionale li distoglie dalla dottrina e allontana i ragazzi dalle chiese. Il secondo grande progetto consiste nel portare i suoi studenti per 1 mese circa a Santiago di Compostela, meta del famoso pellegrinaggio. Il progetto richiede una spesa consistente, inoltre occorre una sedia a rotelle speciale per il trekking che occorre al nuovo istruttore promosso dal professore.

Io sono per l’ecumenismo, ma la religione più praticata qui è il cattolicesimo, quindi voglio insegnare il linguaggio di Gesù attraverso lo sport. A volte i ragazzi mi propongono di fare arrampicata libera, sarebbe quella senza imbracature, ad alcuni starebbe anche bene per fare un po di pulizia, questo a volte mi sento dire con battute sarcastico di questo genere.