PROCESSO BIDOGNETTI: L’E.C.O. FASCIA COSTIERA PUNGOLA LE ISTITUZIONI

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PROCESSO BIDOGNETTI: L’E.C.O. FASCIA COSTIERA PUNGOLA LE ISTITUZIONI

 

Grazie alle sollecitazioni della presidente Lucia De Cicco si sono costituite gran parte delle istituzioni e associazioni della Campania. Manca il Ministero dell’Ambiente

 

Il 13 marzo 2014 al Tribunale di Napoli è stata celebrata l’udienza preliminare del processo penale a carico di Bidognetti, Zagaria ed altri per l’ipotesi di reato di disastro ambientale inerente la gestione di società e siti di discarica a partire dal 1988.

L’Associazione “L’Eco della Fascia Costiera”, stante l’enormità dei danni causati al territorio, ha ritenuto doveroso costituirsi parte civile a mezzo dell’Avv. Francesco Di Stazio e dell’Avv. Francesco Buonaurio per tutti i danni conseguenti alle condotte di reato contestate agli imputati.

L’importanza del processo è sottolineata dalla partecipazione – sempre quali parti civili – di numerose altre Associazioni ambientaliste nonché di Enti Territoriali, tra cui la Regione Campania la Provincia di Napoli ed i Comuni di Giugliano, Marano di Napoli, Castelvolturno e Parete, Agenda 21 per Carditello, Regi Lagni, Legambiente e Federconsumatori

Eppure, nonostante l’importanza del processo, la costituzione di parte civile è avvenuta con una certa lentezza e sempre su istanza e sulla spinta delle sollecitazioni operate dall’E.C.O. Fascia costiera nella persona della presidente Lucia De Cicco, che si è spesa presso le istituzioni sopra menzionate affinché si costituissero parte civile in un processo, che come poco sopra accennato, vede tra gli imputati il boss dei casalesi Francesco Bidognetti e altre venti persone, accusate del reato di disastro ambientale legato allo smaltimento illegale dei rifiuti.

Costituirsi parte civile vuol dire schierarsi contro le collusioni e le connivenze che per anni hanno avvelenato il nostro territorio, non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche da quello politico e sociale, apportando ancora più danni dal momento che hanno instillato nella collettività un senso di impotenza foriero di distacco civile e rassegnazione.

Quello che più ferisce in questa spiacevole vicenda è la mancata costituzione di parte civile da parte  del Ministero dell’Ambiente, in sostanza dello Stato, che lascia l’amaro in bocca e che avvelena ancor di più un clima fatto di sospetti, che ahinoi trovano conferma, sulla condotta “poco attenta” delle istituzioni che avevano il compito di vigilare e tutelare la salute pubblica, e che, evidentemente, hanno volto lo sguardo altrove. Qualcuno potrebbe pensare che il Ministero preso dalle cose da fare si sia fatta sfuggire l’occasione per dare un segnale di chiarezza, ma non è così. A tutte le istituzioni, infatti, è stata notificata nei termini di legge la possibilità di costituirsi parte civile ma, evidentemente, non è stata presa in considerazione dal ministero. Scelta assolutamente incomprensibile. È stata presentata anche un’interrogazione parlamentare rivolta al ministero dell’Ambiente da parte della senatrice Paola Nugnes, ma la stessa non ha avuto risposta. Forse per loro la cosa non ha importanza, il che la dice lunga sull’attenzione riservata ai nostri territori, ma per noi cittadini sarebbe stato un gesto non solo di chiarezza, ma anche di scuse e di contrizione per non aver fatto tutto quello che era in loro potere, e ne avevano tanto credeteci, per far sì che tutto questo scempio non si verificasse. I fatti però sono questi e, senza timore di apparire vanesi, siamo stati noi dell’E.C.O. Fascia costiera a far sì che questo processo fosse sentito come l’occasione del riscatto e, se tutto avrà la conclusione che speriamo, della giustizia.

Nello specifico, il Giudice ha ammesso tutte le costituzioni di parte civile accogliendo la tesi del Pubblico Ministero circa la configurabilità del reato ambientale quale “reato permanente” e quindi in essere ed in evoluzione a far data dal primo atto criminoso. Sconvolge, nella lettura del provvedimento di fissazione di udienza, apprendere, da uno stralcio di uno studio riportato, che il “picco” dell’inquinamento causato si avrà addirittura tra cinquant’anni e quindi nel 2064.

Speriamo vivamente che questo giudizio si concretizzi in un precedente importante nella guerra a chi senza scrupoli e coscienza ha avvelenato le nostre terre, uccidendone gli abitanti e negando un futuro ad intere generazioni. Ma lo Stato, rappresentato dal ministero dell’Ambiente è assente: il suo silenzio inquina ancor di più dei rifiuti tossici.

Lucia De Cicco

Francesco Romeo

E.C.O. Fascia costiera

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.