Prendete il volo ragazzi! E’ solo l’inizio.

Nelle università americane c’è una bellissima tradizione, il discorso di fine corso che viene affidato allo studente più meritevole del corso. Quest’anno la prestigiosa università di Harvard ha affidato il compito a Donovan, un ragazzo afroamericano di 29 anni, un ragazzo come tanti, figlio di una logopedista e di un pensionato che hanno fatto i salti mortali per consentire al proprio figlio di studiare e formarsi in una delle università più prestigiose al mondo. Lui li ripaga, il giorno della consegna dei diplomi con un discorso che ha commosso il mondo intero.

Le sue toccanti parole possano essere di buon auspicio per tutti i ragazzi che in questi giorni si apprestano ad affrontare gli esami.

“L’istruzione al di là di ogni altro dispositivo che abbia un’origine umana è stata sempre un grande equalizzatore delle condizioni dell’uomo!.

Horace Mann 1848

Ai tempi di queste sue considerazioni io non potevo leggere, non potevo scrivere e chi tentava di farlo era punibile addirittura con la morte. Per intere generazioni abbiamo conosciuto l’infinito potere della conoscenza eppure non abbiamo mai pensato di mettere in qualche modo in discussione chi ne deteneva le chiavi, i guardiani dell’informazione. Purtroppo in questo ordine delle cose ho sempre visto un “divide et impera”, un grave errore di calcolo della realtà. Per qualcuno l’unica differenza tra una classe di scuola e una piantagione è il tempo. Quante altre volte ancora dovremo sentirci come una sorte di citazione? Come una serie di parole dentro frasi dette da qualcun’altro? Diversità, inclusione. Ci sono giorni in cui mi sento come uno, uno solo. Un bocciolo solitario piantato in un terreno di promesse non mantenute. Sono sempre stato una spina nel fianco dell’ingiustizia. Esplosivo, loquace. Una distrazione. Con una passione che trascende i limiti della mia conoscenza. Oltre il tuo curriculum e i tuoi standard. Ma io sono qui, come una manifestazione di amore e di dolore, con la rivoluzione nelle vene. Io sono un frutto strano che cresce troppo maturo per un pioppo, sono un sogno fatto di legge, un sogno rinviato in carne e ossa, sono un  movimento, un misto di ricordi che l’America cerca di dimenticare. Ma il mio passato non mi permetterà di restare seduto: il mio corpo e la mia mente non possono essere contenuti. Voi educatori, non coprite con la vostra voce il fruscio delle catene ma rimuoviamole, togliamoci le manette, liberiamoci dal peso ingombrante della povertà o del privilegio. Politica ed ignoranza. Ero alle medie quando miss Parker mi disse: ”Donovan possiamo fare buon uso di tutta questa tua energia in eccesso”. E mi ha fatto conoscere il suono della mia voce. Mi ha dato un palcoscenico, mi ha costruito una base di partenza. Mi ha spiegato che le nostre storie sono come le scale che ci consentono di arrivare alle stelle e afferrarle. Continuiamo a salire, e prendiamole. Rovescia tutte le tue emozioni in un mestolo e versale nella tua anima, illumina il mondo con il tuo fascino brillante. Educare richiede la pazienza di Galileo: oggi, quando guardo negli occhi i miei studenti, tutto ciò che vedo sono le costellazioni: se provate ad unire i puntini potete tracciare la forma della loro genialità che brilla nella loro ora più buia. Guardo gli occhi dei miei studenti e vedo la stessa luce che forma la cintura di Orione e la Piramide di Giza. Vedo la stessa luce che ha guidato Harriet alla libertà. Li ho visti: sotto le loro maschere, sotto i loro guai esiste una frustrazione vera. La riduzione in schiavitù delle loro opinioni. Al centro di tutto ciò c’è che nessuno è stato creato per essere comune. Siamo nati per essere comete, per sfrecciare nello spazio e nel tempo, per lasciare il segno di ogni impresa che affrontiamo. Un cratere è un segno che qualcosa di incredibile è successo: di un impatto indelebile che ha scosso il mondo. Non siamo forse gli astronomi che cercano la prossima stella cadente? Io insegno nella speranza di trasformare questi contenuti in navi spaziali. I problemi in telescopi perché un bimbo possa vedere il suo potenziale dal punto in cui si trova. Non è giusto dirgli che sono stelle senza renderlo consapevole della notte che le circonda. Non è giusto dirgli che l’educazione è la chiave e al tempo stesso continuare a cambiare la serratura. L’educazione non rende tutti uguali: è il sonno, piuttosto, che precede il sogno americano. Quindi alzatevi, fate sentire la vostra voce fino a quando non avrete tappato i buchi nel cielo rotto di un bimbo. Svegliate ogni bambino, fategli conoscere il suo potenziale celeste. Sono stato un buco nero nella mia classe, per troppo tempo, assorbendo ogni cosa, ma senza emettere luce. Ma questi giorni sono passati, ora appartengo alle stelle. Anche voi. Anche loro. Insieme possiamo sperare galassie di grandezza per le generazioni future. No, no, no…il cielo non è un limite. E’ solo l’inizio. Prendiamo il volo!

Mina Iazzetta

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