San Marzano e Corbarino: il pomodoro e le sue proprietà antitumorali

Pomodoro

Sulle colline dell’agro Nocerino-Sarnese vengono coltivate due varietà di pomodori che sono tra i valori aggiunti della cucina tradizionale locale e, in generale italiana, e sono anche stati recenti protagonisti di studi scientifici che ne hanno constatato i benefici in termini di prevenzione di alcuni tumori: il pomodoro San Marzano DOP e il pomodorino Corbarino. Il loro utilizzo nei laboratori di ricerca è avvenuto ad opera del team di esperti coordinato dal Prof. Antonio Giordano, un nome eccellente nel mondo della medicina internazionale, il quale ci ha spiegato i risultati di questo suo ultimo studio.

Antonio Giordano e il suo team
Antonio Giordano e il suo team

Qual è il presupposto di questo studio e quali i suoi principali risultati?
«La dieta Mediterranea è considerata uno dei modelli nutrizionali più sani al mondo e, in questo ambito, il pomodoro costituisce un alimento chiave. Numerosi studi hanno ipotizzato che il pomodoro o, più in particolare, suoi specifici componenti, possano avere un ruolo di prevenzione in alcuni tipi di tumori.  Limitati, invece, gli studi che hanno analizzato gli effetti dei pomodori rispetto alle diverse fasi di progressione del cancro. Il nostro lavoro è stato effettuato su un modello in vitro di cancro gastrico, considerato uno dei tumori più comuni e mortali il cui sviluppo è fortemente influenzato dalle abitudini alimentari. I risultati ottenuti hanno dimostrato che gli estratti di pomodori utilizzati, San Marzano e Corbarino, possono inibire alcune caratteristiche neoplastiche. Infatti, il trattamento con gli estratti di pomodoro ha influenzato la capacità delle cellule tumorali di crescere e formare colonie, modulando processi chiave all’interno delle cellule. Più in particolare, hanno impedito la capacità di migrazione delle cellule tumorali, arrestato il ciclo cellulare attraverso la regolazione dell’espressione delle proteine della famiglia del retinoblastoma e di inibitori specifici del ciclo cellulare oltre ad aver indotto la morte delle cellule tumorali attraverso il meccanismo dell’apoptosi».

I lettori cosa dovrebbero ricordare di questo lavoro?
«In generale che anche la nostra alimentazione influenza la malattia tumorale. 
Più in particolare che gli effetti antitumorali del pomodoro non sembrano essere correlati a proprietà note di molecole specifiche presenti nel pomodoro, come ad esempio il licopene, ma piuttosto al pomodoro nella sua interezza. Inoltre, che specie distinte di pomodori possono esercitare effetti diversi in base allo stadio di progressione della malattia».

Quali sono le prospettive future di questa ricerca?
«I dati ottenuti sono un trampolino per futuri studi di nutrigenomica. Il mio gruppo di ricerca, in particolare la dott.ssa Daniela Barone ricercatrice all’Istituto dei Tumori di Napoli Pascale-Centro di Ricerche oncologiche di Mercogliano, analizzerà il potenziale utilizzo di nutrienti specifici non solo per la prevenzione del cancro, ma anche come strategia di supporto con le terapie antitumorali convenzionali. Dobbiamo comprendere come i singoli pazienti possano trarre vantaggio da interventi dietetici in tutte le fasi della malattia, dallo sviluppo alla progressione fino al trattamento».

C’è qualcos’altro che desidera aggiungere?
«Le abitudini alimentari svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella progressione del tumore; è stato stimato, infatti, che circa un terzo dei casi di cancro potrebbe essere evitato semplicemente modificando la dieta. Dobbiamo prestare molta attenzione ai cibi che scegliamo, non solo quotidianamente, ma anche durante i trattamenti terapeutici come la chemio e la radioterapia. In quest’ottica, la tutela dell’ambiente è determinante. È questo il motivo che mi spinge da anni a combattere l’avvelenamento da rifiuti tossici nel nostro territorio e a sostenere quei produttori illuminati in grado di controllare l’intera filiera di produzione e di assicurare un prodotto controllato».

di Tommaso Morlando