Pinetamare, la nuova Chiesa Santa Maria del Mare. Una cattedrale nel deserto?

La nuova chiesa Santa Maria del Mare di Pinetamare, Castel Volturno - Photo credit Antonio Ocone

Il 21 ottobre 2017 alle ore 17:00 la consacrazione della Chiesa Santa Maria del Mare di Pinetamare

Mezzo secolo di sacerdozio non hanno affievolito la passione con la quale Padre Antonio Palazzo svolge la sua missione in un territorio difficile come Castel Volturno. Dopo un lungo percorso, fatto di pastoie burocratiche e lunghe attese, il parroco si appresta finalmente ad inaugurare la nuova chiesa di “Santa Maria del Mare” a Pinetamare, costruita grazie ai 3 milioni elargiti dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ed attinti dal fondo 8×1000. Con la compostezza che lo contraddistingue, padre Antonio ci illustra i momenti che suggelleranno la cerimonia di sabato 21 ottobre alle ore 17.00, quando il Vescovo di Capua consacrerà la struttura.

 

Padre Antonio Palazzo - Photo credit Francesco Catalano
Padre Antonio Palazzo – Photo credit Francesco Catalano

Questa nuova chiesa risponde ad un’esigenza del territorio?
«Certo, ma va fatta una valutazione in prospettiva perché abbiamo potuto constatare che nel corso degli anni la popolazione aumenta. Noi siamo stati fortunati perché le autorità ecclesiastiche hanno valutato la necessità di realizzare la nuova chiesa in proporzione al numero degli abitanti».

I lavori sono tutti ultimati?
«La struttura è finita, anche le aule e il teatro. Mancano solo i giardini che abbiamo ritenuto secondari e ce ne occuperemo per ultimo. I soldi della CEI coprivano solo la struttura mentre impianti ed arredi sono stati a carico della comunità. Abbiamo dovuto difatti provvedere ai riscaldamenti, all’arredamento, alla sacrestia, alle inferriate laterali ed ai cancelli in realizzazione. Manca solo la consacrazione per sottrarre la Chiesa all’uso profano e dedicarla all’uso religioso. La cerimonia avverrà, per opera del Monsignore Salvatore Visco, arcivescovo di Capua, alla presenza dei Vescovi della Campania e della autorità amministrative locali. Nonostante ciò, la chiesa è operativa da un anno: una volta finita non c’era motivo di continuare a celebrare messa in un altro posto».

Come si svolgerà la cerimonia?
«La comunità di fedeli è in fermento e si attende il gran pienone. E se fosse necessario già si sta pensando all’allestimento di un maxi schermo esterno. Ci sarà la consegna della chiave della chiesa dal Vescovo al Parroco. Sull’altare spoglio ci sarà un braciere accesso con l’incenso e, durante il rito della dedicazione, verrà unto al pari delle 12 croci poste sulle pareti della chiesa. Ci sarà, inoltre, il coro della Parrocchia che preparerà dei canti insieme ad un cerimoniere, il quale si coordinerà anche con i ministranti che staranno sull’altare».

Girava con insistenza voce della presenza del Papa per l’inaugurazione, era fondata?
«Certo, c’era l’intenzione concreta. Già avevamo preso contatti con la Santa Sede e le autorità mandarono la gendarmeria di sicurezza per vedere se il posto fosse logisticamente fattibile, e diedero il loro assenso. Poi sono sorti tanti problemi che hanno fatto slittare l’inaugurazione e così non abbiamo più potuto organizzarci in merito».

 

 

Lei rappresenta la comunità spirituale locale da tanti anni: come vede il territorio rispetto al passato?
«Stiamo facendo passi indietro. Io penso che il territorio sia sempre più degradato. Finché avremo questa presenza massiccia di extracomunitari irregolari sul territorio non ci saranno prospettive. A momenti sono più numerosi di noi. Se almeno si integrassero e si comportassero bene… Noi abbiamo chiesto un incontro con il nuovo prefetto ad acta e mi piacerebbe chiedergli perché in tutti i comuni ci sono le quote di accoglienza e a Castel Volturno no!?  In un paese del nord dovevano arrivarne 200 e ne arrivarono 205, i 5 in più non li accolsero. Pur volendo, aiutarne 20.000 non è possibile, ma forse 2.000 sì. Noi abbiamo fatto la nostra parte con l’edificazione della Chiesa, per migliorare la qualità della vita spirituale della comunità. Ma non possiamo cambiare il contesto sociale. Il nostro è stato solo un segnale, come una cattedrale nel deserto».

di Fabio Russo
Foto di Francesco Catalano

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017