Perchè non voglio che Cavani torni al Napoli

I sentimentalismi nel calcio sono tra le cose più belle e illusorie di questo sport. Io, ad esempio, sono uno che azzuppa spesso il cuore nello zucchero, e sentire Edi Cavani, ai microfoni di Sky Sport, dire di voler tornare a Napoli è una bella emozione.

Tuttavia, alle favole senza lieto fine o ai “vissero felici e contenti” che non esistono più, sto imparando a farci il callo. Non mi dite niente, io so carnale, ci credo ancora in certe cose. Breve fuoriprogramma: ai tradimenti no, non si fa mai un callo. Il tradimento macchia, per sempre, l’amato e l’amante, e va condannato, senza se e senza ma (ogni riferimento a fatti o persone non è puramente casuale).

Comunque, virgolettato alla mano, Cavani vorrebbe tornarci a scadenza di contratto col PSG (fissata nel 2020), alla non proprio tenera età di 33 anni. Matador caro, con tutto il rispetto, io ti voglio bene, come te ne vuole gran parte di questa tifoseria, e comprendo pure che tu voglia finire la carriera in bello modo, sentendoti di nuovo re di Napoli e con lo scettro in mano, ma questa città, questa squadra e la sua società non aspettano più nessuno. Per carità, a me farebbe piacere se tornassi (non che ne avessimo particolarmente bisogno), ma a queste condizioni io non ti voglio.

Non le dimentico le interviste in cui Cavani rimandava sempre la domanda sul rinnovo del contratto, nè i tanti dubbi che l’hanno portato a Parigi. Ma poi, che c’ha Parigi più di Napoli? Stereotipando mi rispondo, la Torre Eiffel e la Gioconda sicuramente. E anche un campionato che per 3 anni è stato scontato a priori nella vittoria del titolo. Stiamo sempre là: vincere un trofeo, o addiritturo lo ScuKOFF KOFF (colpi di tosse ndr), a Napoli vale più di vincerlo altrove? Forse sì; forse fin quando non vedi sull’app della tua banca il saldo disponibile con almeno 8 cifre; forse no, perchè qualcuno può dire che comunque Cavani nella sua carriera avrà vinto tre Ligue 1, quattro Coupe de la Ligue e una Coupe de France. A Parigi otto trofei in quattro anni. A Napoli uno in tre. 

Insomma, io Cavani non lo voglio tra tre anni. Mi sarebbe piaciuto sentirgli dire che avrebbe voluto far parte di questo(!) Napoli, che già tiene il biglietto dell’aereo per tornare tra un mese a vivere sulla collina di Posillipo, che è disposto a dimezzarsi l’ingaggio per tornare in azzurro, che ha pure chiamato e convinto Lavezzi a tornare insieme a casa (sto degenerando scusatemi, è caduto un’altra volta il cuore nello zucchero); che comunque avrebbe voluto provare a scrivere la storia con il Napoli più bello di sempre, quello in cui tutti vorrebbero giocare, quello che prima o poi diventerà il pentimento più grande dei tanti che non hanno voluto farne parte. Oggi. Non tra tre anni.

di Fabio Corsaro

corsarofabio@gmail.com 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!