La svolta di Patrizio Rispo, da attore di “Un posto al sole” a produttore cinematografico

Patrizio Rispo

Patrizio Rispo o Raffaele Giordano? Diverse sono le caratteristiche in comune del noto attore della serie “Un posto al sole” con il personaggio che interpreta tanto da diventare non più “un ruolo” come lui stesso ci ha spiegato, ma “una storia da raccontare”. Da attore di teatro e di cinema all’amore per la solidarietà. Patrizio, infatti, da tempo è ambasciatore dell’Unicef ed un testimone della CBM. Ci ha parlato del suo personaggio e del suo percorso artistico oltre che dei suoi prossimi progetti cinematografici che il “Raffaele” di “Un posto al sole”.

Patrizio, lei è conosciuto al grande pubblico soprattutto per la partecipazione al sit “Un posto al sole” dove interpreta Raffaele Giordano. Anzitutto, quanto e cosa deve a questo personaggio?
«Moltissimo. Dopo anni di teatro dove ho recitato con grandi attori e ruoli prestigiosi mi rendevo conto che ogni volta si ricominciava daccapo: provini e ancora provini. Decisi di fermarmi e cercare di fare cinema e televisione, ma era dura! L’occasione, allora snobbata da molti miei colleghi, arrivò con “Un posto al sole”, era una scommessa… che abbiamo vinto. Finalmente da anni non faccio più provini e ho girato l’equivalente di 1400 film suonando tutte le corde che si possono toccare: il personaggio è sempre lo stesso ma in 22 anni sono cambiato come attore e come uomo, ho fatto il padre, l’amante, il violento, la commedia, la tragedia. Ho finalmente la mia autonomia creativa sul set e ho potuto avere una riconoscibilità e un affetto del pubblico straordinari».

Nel corso dell’interpretazione del personaggio, le è capitato che prendesse il sopravvento sul vero Patrizio Rispo? Se sì in che cosa?
«Beh, in 22 anni ormai sono il frutto di quello che ero e di quello che è Raffaele Giordano, il mio personaggio, ma devo a questo la libertà di essere ancora candido e curioso come un bambino, licenza che alla mia età forse non mi sarei concesso, uso Raffaele per essere immediatamente conosciuto e voluto bene».

Quali caratteristiche ha in comune con questo personaggio?
«La curiosità, l’entusiasmo e l’attenzione per gli altri».

Cosa ti spinge ad interpretare ancora questo ruolo?
I«l fatto che non è più solo un ruolo, ma una vita da raccontare».

Come spiega il successo de “Un posto al Sole”? Ben rappresenta l’Italia di oggi e di allora? Se non fosse un attore della serie, perché sceglierebbe di guardarla? Cosa può trasmette secondo lei anche a chi da poco comincia a guardarla?
«È un real drama, racconta la vita, il quotidiano e sempre con un ottica solare e positiva. Tutti hanno la possibilità di riscontrarsi: raccontiamo la cronaca e diamo la possibilità di approfondire temi importanti. Ormai siamo parenti del nostro pubblico non solo personaggi ed essendo ispirati dalla cronaca le nostre storie sono facilmente seguibili anche non in maniera continuativa. Siamo di esempio e abbiamo toccato grandi temi: La violenza, l’amore, i rapporti familiari, l’omosessualità, l’usura».

La sua carriera comincia con la partecipazione al gruppo “Il criticone” con Paolantoni e Porfito, due attori napoletani. Ci vuole parlare di quest’esperienza e cosa ha rappresentato artisticamente per lei?
«Il cabaret è stata una grande scuola, ma quel cabaret con testi d’autore e pennette all’arrabbiata stava per essere sostituito da quello scritto dai nuovi cabarettisti che erano in quegli anni Troisi, Verdone, Benigni etc e noi invece non vedevamo l’ora di fare il teatro con la T maiuscola».

Chi è stato il suo maestro? Chi è il suo punto di riferimento? E per quale motivo?
«Purtroppo non ho avuto maestri, ma li ho sempre cercati: ho provato ad entrare al centro sperimentale ma non mi hanno ammesso, alla scuola di Gassman e non mi prese e lo stesso con Proietti… devo tutto alla mia caparbietà!! Ma Gassman e i suoi spettacoli, i suoi libri mi hanno dato molto. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con grandi attori ai quali ho rubato il possibile senza che loro mi ritenessero discepolo. Da Valeria Moriconi, Eros Pagni a Vittorio Caprioli e grandi registi: Massimo Castri, Egisto Marcucci, Giancarlo Sepe, Giancarlo Cobelli…».

Ha recitato anche con Massimo Troisi…
«Più che recitato ho giocato con Massimo non ho avuto il tempo poi di recitare con lui: Che perdita! Le scelte che stava facendo ci avrebbero dato molto nel cinema. Era veramente un grande».

È molto attivo anche nel sociale. Ci vuole spiegare come si avvicina a questa realtà? La soddisfazione maggiore che ha ricevuto in quest’ambito?
«Ormai mi definisco una felice vittima delle tante associazioni che mi contattano. Ufficialmente sono un ambasciatore dell’UNICEF e un testimone della CBM per le quali sono anche stato in missione. La cosa mi permette di entrare in contatto con persone meravigliose e realtà spaventose che posso aiutare anche grazie all’ascendente e all’affetto del pubblico».

È anche un attore di cinema, oltre che di teatro e tv. Quale di questi ambiti preferisce?
«Amerei il cinema più di tutto, ma è quello che ho fatto meno, è la forma d’arte più vicina al mio modo di recitare».

In Campania, secondo lei, c’è possibilità per un giovane di poter emergere nell’ambito teatrale e artistico? Cosa bisognerebbe fare per incentivare i giovani?
«Assolutamente si è una terra di grande fermento artistico e creativo e ci sono scuole e realtà teatrali interessantissime e abbiamo anche il teatro Nazionale Mercadante dove sono in consiglio di amministrazione che ha un’eccellente scuola diretta da Mariano Rigillo».

Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Finalmente il cinema, ma da produttore! Con Claudia Ruffo, Davide Devenuto e Francesco Vitiello stiamo producendo un film che racconta la difficoltà per i giovani di entrare nel mondo del lavoro. Il titolo è “Choosy”, termine citato dalla Fornero per raccontare i nostri giovani: in primavera sul set che dirigerà mio figlio nel posto al sole Diego-Francesco Vitiello. Ancora tutto questo grazie ad un Posto al Sole!».

di Giovanni Iodice