Pasolini a Scampia – “Cosa ne avete fatto della mia morte”

Lo scorso mese sotto la Vela Celeste di Scampia è stato proiettato “Se torno” (Si je reviens) il docu-film che Ernest Pignon-Ernest, street artist nizzardo, e il Collettivo italo-francese Sikozel hanno girato negli ultimi due anni nei luoghi di Pier Paolo Pasolini, della cui morte si è voluto commemorare il quarantennio.
Organizzata da Davide Cerullo, scrittore residente nelle Vele e promotore di tanti progetti sociali per i bambini di Scampia, nonché contributer del girato, l’iniziativa ha avuto un grande successo di pubblico e ha visto la presenza dello stesso Pignon, il quale ha voluto fortemente la proiezione nelle Vele.
Il film mostra il percorso di Pignon nei vari luoghi, tra cui proprio la Vela Celeste, in cui ha affisso una singolare Pietà, ove un austero Pasolini porta in braccio il suo stesso corpo senza vita. Una denuncia, una provocazione, Pasolini sembra rimproverare il mondo intero «cosa ne avete fatto della mia morte?».
Ed era fondamentale portare la poesia di Pasolini a Scampia, un quartiere che è l’emblema della borgata, della disuguaglianza sociale di cui parlava il regista bolognese. «Pasolini amava le periferie del mondo dalle quali ha tratto ispirazione ed è stato istruito – afferma Davide Cerullo – è un onore avere Pasolini a Scampia, un poeta che sapeva andare controcorrente, essenziale per il nostro tempo, le cui denunce sono ancora attuali. Per questo reputo il suo un omicidio politico».
Una figura, quella di Pasolini, che andrebbe raccontata, insegnata e studiata nelle scuole, perché le sue parole sono eterne e sono eterne perché è un profeta… e i profeti non passano mai di moda.

di Fulvio Mele
Reportage fotografico a cura di Gabriele Arenare

Questo slideshow richiede JavaScript.

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"