Otto marzo: impariamo ad amarci

Quando vedo certe immagini, selezionate a caso dal ricco paniere di foto e citazioni dell’8 marzo, mi chiedo: saranno opera di un uomo o di una donna?
La religione cattolica attribuisce ad una costola maschile l’origine della donna. Immagino questa scena, il povero Adamo annoiato nell’Eden e la bontà del Creatore che gli plasma, come prosecuzione di sé, una compagna/compagnia. Come andarono poi le cose (la storia della mela, del serpente e la cacciata dal Paradiso terrestre) la conosciamo più o meno tutti. Se ampliamo lo sguardo, senza ulteriori approfondimenti di carattere religioso per l’inopportunità della sede, osserviamo che già nella più remota storia del culto la donna risulta essere generalmente un’appendice.
Molte battaglie sono state fatte nel corso degli anni, non commisurate però ai traguardi raggiunti.
Prendiamo il settore dell’istruzione e della formazione, nel 2013 la quota di 25-64enni che ha conseguito il diploma di scuola superiore vede in vantaggio le donne con 3 punti percentuale, mentre nella fascia di 30-34enni laureati le vede in netto vantaggio, con quasi 10 punti percentuale. Le donne abbandonano meno gli studi ed hanno una migliore competenza alfabetica eppure, insieme ai giovani, soffrono maggiormente la crisi occupazionale.
La capacità della donna di svolgere in perfetto equilibrio, e sovente con grande stress, più ruoli le rende oggi colonne portanti di una società vacillante per assenza di riferimenti, di valori, di obiettivi. Le donne dunque si fortificano, mentre gli uomini perdono quella connotazione di supremazia e forza, gratuitamente ereditata nel tempo. Da questo capovolgimento di ruoli, che potrebbe e dovrebbe essere il naturale processo di un’evoluzione sociale, derivano gli stati di impotenza dei tanti maschi incapaci di accettare la perdita di compagne e mogli autonome. Il possesso assume il controllo della ragione, le donne perdono ogni identità, trasformandosi in oggetti: mia o di nessuno.
Per questo continuo a chiedermi, l’immagine allegata è opera della mano di un uomo o di una donna? Perché nel primo caso, per quanto deprimente, potrei comprenderne l’ostentato tentativo lusinghiero verso il genere femminile in questa giornata. Nel secondo caso, però, sarei fortemente allarmata, perché finché esisteranno donne convinte d’esser ‘fiori da accudire’, continueranno ad esistere uomini che si sentiranno autorizzati a recidere quei fiori il giorno in cui non ne sentiranno più il profumo o quando temeranno che qualcun altro possa cominciare a prendersene cura al loro posto.
Dunque è a voi donne che mi rivolgo, a voi che reclamate attenzioni e cure. Interiorizzate le vostre potenzialità, acquisite la consapevolezza di persone indipendenti, perché è straordinario essere amate, ma solo se accettate nella totalità11043080_1051274728221711_7492160450945866052_n dell’essere. Non occorre delegare la cura di sé ad alcuno, occorre amarsi prima, e nessuno potrà farlo meglio di voi, in ciascuna fase della vostra vita.

Barbara Giardiello