Omicidio stradale: istituzioni e avvocati a confronto

La legge 41 del 23/3/2016 e la nuova figura dell’omicidio stradale sono stati il 28 Ottobre 2016 al centro di un interessante incontro formativo tenutosi presso la scuola di formazione forense di Santa Maria Capua Vetere . Presenti al convegno il Presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere, l’Avv. Romolo Vignola , l’avv. Angelo Raucci, Responsabile della scuola di formazione della Camera Penale, la dr.ssa Eugenia Sepe, Vice Questore aggiunto della Sezione di Polizia stradale di Napoli e il dott. Luigi Levita, Gip presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Moderatore l’avv. Raffaele Carfora.

Fiandaca, noto giurista, ha recentemente definito quesa legge un disastro penalistico, figlia di un diritto penale populistico. È noto,invero, che la legge nasce sull’onda emotiva delle frequenti stragi stradali, figlia quindi di una spinta dell’opinione pubblica che chiedeva più severità in un momento storico in cui troppe vite si consumavano sull’asfalto di una fredda strada.In realtà come evidenziato dai tanti relatori presenti, gli eventi illeciti derivanti dalla circolazione stradale già trovavano adeguata disciplina nel sistema giuridico. Basta leggere l’art.589 terzo comma del codice penale che regolamentava già le ipotesi previste dalla nuova figura oggi cristallizzata nell’articolo 589 bis c.p. La nuova disciplina, a ben guardare, contempla pene severissime e lunghi tempi di prescrizione, è stato osservato dall’Avv. Raucci, ma l’esperienza ha  dimostrato che una maggiore severità delle pene non ha mai svolto una funzione di deterrenza.

Il vice questore Sepe ha condiviso le censure mosse alla nuova figura delittuosa. La stessa si è domandata innanzi tutto se realmente si avvertisse il bisogno di un nuovo reato, che la stessa non esita a definire un mostro giuridico. La disciplina della circolazione stradale è stata stravolta, secondo il tutore dell’ordine, e non sarà certamente questa nuova legge ad imprimere maggiore prudenza nella guida. Amaro il giudizio di un’addetta ai lavori che ha sottolineato sopratutto la difficoltà di dimostrare la flagranza di reato.

Uno dei nodi del nuovo impianto normativo, è stato altresì evidenziato, riguarda anche i prelievi coattivi finalizzati ad accertare l’uso di sostanze stupefacenti da parte del guidatore. L’atto istruttorio è regolato dall’art. 359 comm 3 bis del codice di rito e prevede come debba comportarsi il verbalizzante in caso di rifiuto a sottoporvisi, compreso l’avviso di potersi avvalere di un difensore di fiducia. L’ufficiale ha rimarcato l’errore di aver adottato una una serie di prescrizioni o ridondanti, perchè già contemplate da precedenti disposizioni, o poco attuabili in concreto.

In definitiva, unanime è stata la presa d’atto che il legislatore abbia dato vita ad un impianto che non trova l’avvallo proprio degli addetti ai lavori, e mostra i difetti tipici di scelte dettate dalla politica senza un adeguato confronto con chi quelle regole deve applicare.

di Fabio Russo