Nucleare, le analisi di Giulia Casella all’indomani di Fukushima

Centrale Garigliano
Centrale Garigliano

Per noi del Garigliano, non c’è bisogno dell’onda d’urto emotiva della tragedia del reattore di Fukushima, per dire NO all’energia nucleare.

Nella centrale del Garigliano abbiamo sfiorato il massimo incidente nel 1979, in seguito a una grave alluvione. L’acqua era già penetrata nei piani interrati dei serbatoi. Arrivò anche un mezzo anfibio dei pompieri per mettere in salvo parte del personale. Verso sera ci fu un black-out nella rete nazionale. C’era bisogno della corrente per raffreddare il nocciolo, si cercò di prelevare l’elettricità

dalla centrale idroelettrica di Suio, ma anche quell’impianto era fermo. I generatori di emergenza non entrarono in funzione e il livello dell’acqua di raffreddamento delle barre scendeva pericolosamente con il rischio della fusione del nocciolo. Ci fu per fortuna un tecnico che riuscì, a rischio della propria vita, a riparare il guasto e a riavviare il sistema di emergenza.

Quanto alle affermazioni che in Italia non c’è un rischio paragonabile a quello del Giappone, vorrei ricordare il disastroso terremoto di Messina, del 1908, che fu seguito da uno tsunami di inaudita violenza, con onde alte dai 6 ai 13 metri. Anche in Campania il rischio è notevole, data l’alta sismicità, la prevedibile eruzione del Vesuvio, con conseguenze inimmaginabili.

Non è certo l’emotività che spinge noi antinuclearisti a rifiutare l’energia nucleare, noi lo siamo sempre stati per una serie di motivi che si possono così riassumere:
La radioattività viene emessa dalle centrali anche durante il normale funzionamento e non dobbiamo sottovalutare i danni che anche piccole dosi possono arrecare all’organismo provocando cancri, leucemie e mutazioni genetiche. In effetti il concetto di soglia è stato formulato considerando che i benefici apportati dall’energia nucleare possono ben giustificare delle vittime.

A parte che ogni essere umano che muore è una perdita che non si può considerare in percentuale, per la radioattività non esiste soglia.

La dipendenza per il rifornimento di combustibile non cessa di esistere con l’uranio, visto che non ne abbiamo, anzi lo stesso si potrebbe esaurire, con una previsione ottimistica in una ottantina di anni. Se consideriamo che in Italia una centrale Epr, come ha confermato l’Enea, non riuscirebbe a fornire energia prima del 2025, durante la sua vita, prevista in una sessantina di anni, rischierebbe di restare a secco, soprattutto se continuassero i programmi nucleari previsti in altri Paesi.

L’energia nucleare è anche più costosa. La Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha realizzato una ricerca comparativa, pubblicata su Gazzetta Ambiente n. 5/2010, analizzando sette studi, realizzati dopo il 2008 in Europa e negli USA, sui costi dell’elettricità prodotta con nuove centrali nucleari, con nuove centrali a gas e a carbone. Si tratta di studi realizzati da Istituzioni pubbliche o da enti terzi, non direttamente interessati a costruire centrali elettriche, più precisamente: dall’Ufficio del

Budget del Congresso degli USA, dalla Commissione europea, dalla Camera dei Lord, dal DOE dell’Amministrazione USA, dall’EPRI di Palo Alto, dal MIT e da Moody’s. Ma attenzione: quegli studi valutano il costo dell’elettricità prodotta da nuove centrali nucleari in Paesi dove queste centrali già esistono. Il costo delle nuove centrali nucleari in Italia sarebbe più alto del valore sin qui considerato per Paesi dove il nucleare è già sviluppato.

Tra l’altro, nei costi del nucleare, non vengono calcolati i costi dell’uranio, del suo arricchimento, della costruzione dell’impianto, del suo smantellamento e, soprattutto, i costi del rirocessamento delle barre di combustibile, di cui l’Italia non possiede la tecnologia, e lo smaltimento delle scorie di cui, in tutto il mondo, non si è trovata ancora soluzione.

Lo ha affermato il prestigioso MIT (Massachussets Institute of Technology) e gli studi di oltre vent’anni per cercare una soluzione a Yucca Mountain, negli USA, scavando una serie di gallerie, ma che si è rivelato inutilizzabile per i tempi storici di cui hanno bisogno i radioisotopi per perdere il loro carico di radioattività, calcolabili anche i migliaia di anni.

Il costo medio attualizzato dell’energia elettrica prodotta dalle nuove centrali nucleari nei sette studi citati risulta pari a 72,8 Euro/MWh, simile al valore del range della NEA (agenzia per l’energia nucleare) dell’OCSE, calcolato con un costo del capitale pari al 10% (il minimo per investimenti rischiosi come questi, con rientri differiti di molti anni). Questa comparazione porta a una prima conclusione: gli studi internazionali citati indicano, mediamente, un costo dell’elettricità, prodotta dalle nuove centrali nucleari, del 20% più alto di quello stimato dal Governo italiano (60 Euro /MWh). Come mai? Su un tema così importante occorre trasparenza. È possibile che si sbaglino tutti gli altri? Sempre dalla medesima analisi comparata dei citati studi risulta che il costo medio

di produzione dell’elettricità delle nuove centrali a gas è di 61 Euro/MWh, il 16% in meno di quello delle nuove centrali nucleari, mentre il costo medio di produzione dell’elettricità delle nuove centrali a carbone è di 57,5 Euro/MWh, il 21% in meno di quello delle nuove centrali nucleari. Sui singoli valori e sui metodi di calcolo si può discutere, ma un dato è certo: tutti questi studi, a differenza del Governo italiano, valutano l’elettricità prodotta con nuove centrali nucleari come più costosa di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone.

Se poi parliamo della Campania, che nella Conferenza Stato-Regioni del 3 marzo 2011 ha dato parere favorevole alla costruzione di altri impianti nucleari (non dimentichiamo che ne abbiamo già uno al Garigliano, diventato deposito dei suoi rifiuti) , bisogna sottolineare che il suo territorio versa in una situazione di disastro ambientale provocato dall’interramento di rifiuti tossici provenienti da varie regioni italiane, da continue alluvioni e smottamenti, dall’inidoneità idrogeomorfologica, dalla sismicità (ricordiamo il terremoto dell’Irpinia e il pericolo incombente di un’esplosione del Vesuvio)

16 marzo 2011

Giulia Casella responsabile Circolo Legambiente di Sessa Aurunca

 

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.