Notizie dall’Europa, dal mondo

Europea 22 aprile 2011  

Notizie dall’Europa, dal mondo – mentre il parlamento italiano, il potere italiano, la maggioranza italiana, si trastullano nel fare la guerra ai magistrati, nel proporre eserciti regionali, nel pensare che il Mediterraneo sia una ragazza di nome Ruby, nello scambiare la politica estera per bullismo internazionale, nel favorire l’evasione, nel mistificare la miseria crescente del paese e rapinare la sua antica ricchezza…

1. La brutta grana delle nuove democrazie

“Hanno tutti in comune la colpa di avere i visi bruciati dal sole contadino, dal sole delle epoche antiche.”

(Pier Paolo Pasolini)

Il loro approdo non corrisponde ai rischi del viaggio in mare, sballottati subito tra centri d’accoglienza affollati, tendopoli, destinazioni incerte, e nemmeno l’approdo dell’Europa è sicuro, tra politiche evanescenti e colpi bassi tra paesi: a Lampedusa perdiamo tutti, ci smarriamo tutti. Una volta di più la lezione insegna che da soli non si va da nessuna parte, ma che l’UE non è pronta, non questa UE ostaggio di una Commissione ormai prigioniera del ruolo che si é scelta, subordinata ai governi nazionali. Il governo brancola, persuaso che non ha alcun peso per pretendere la solidarietà dovuta e diviso tra Maroni e Frattini. Una prova fallita per l’Italia e per Bruxelles mentre gli sbarchi proseguono. Inutile però prendersela con l’Europa, dove la Francia che respinge a Ventimiglia si comporta né più né meno delle nostre regioni: il suo egoismo è il nostro.

Si naviga così a vista, tra approdi incerti, affidandoci alla buona volontà di accordi bilaterali da rinegoziare. Eppure l'”esodo” non è niente affatto “biblico”, mettendo in conto che sull’altra sponda c’è una guerra in grande stile, e ricordando quanto la classe politica europea non vuole intendere: il 50% della popolazione del sud del Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, ha meno di 17 anni – e dovemmo capire subito cosa sarà il Mare Nostrum tra una ventina d’anni. Eppure non c’è niente di apocalittico in questo scenario, se non la nostra improvvisazione. Basterebbe cominciare a volere il Mediterraneo democratico, primo passo allo sviluppo e alla stabilità. Frattini, che a gennaio definiva Gheddafi un esempio di riformismo e Assad un modello di modernità, che ancora due settimane fa aveva velleità di mediatore e annunciava un’imminente iniziativa congiunta con la Germania, restando tagliato fuori anche dai giri di telefonate che contano, ora fa marcia indietro su tutto e non esclude l’invio di armi al consiglio di transizione, riconosciuto adesso come unico interlocutore. Abbracciamo la linea francese fino a ieri tanto vituperata proprio quando la coalizione sta inciampando nell’impasse militare. Anziché guidare l’Europa su una politica libica, il capitano della nostra diplomazia sul ponte dà col megafono ordini suggeriti dalle cucine anziché dalla cabina di comando, e così vede la nebbia anche dove non c’è.

Alla fine pare proprio che nuove democrazie siano davvero una brutta grana per le nostre democrazie. Nel frattempo, la saldatura tra improvvisazione ed egoismo la facciamo pagare tutta a questi migranti dai “visi bruciati dal sole contadino” ma, stiamone certi, di questo passo la pagheremo anche noi.

2. Non trattare tutti allo stesso modo: per un commercio che premi la democrazia

Ma insomma, che fare per il Mediterraneo? Una strada indispensabile è approntare politiche diverse per quei paesi che si stanno imbarcando nelle costose riforme democratiche, spesso impopolari soprattutto nelle fasi iniziali. Per questo abbiamo presentato degli emendamenti affinché la Politica di Vicinato dell’UE crei delle strade privilegiate per Tunisia ed Egitto, anche per accompagnare la transizione verso lidi sicuri, cominciando da prestiti agevolati e dialogo politico privilegiato. Ma ci vorrebbe di più, una organizzazione istituzionale di cooperazione economica, culturale e di sicurezza.

A Ginevra, nel corso dell’incontro parlamentare dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, abbiamo parlato della necessità di misure commerciali che non facciano di tutta un’erba un fascio, ma avvantaggino i paesi democratici. È fattibile, solo se si volesse – ma sono proprio questi gli strumenti SERI da maneggiare per ottenere risultati nel giro di pochi anni.

A proposito. Nessuna vanità, ci mancherebbe, ma nei due giorni e mezzo di lavori di Ginevra sono stato il solo italiano a svolgere un ruolo, come unico membro italiano dello Steering Committee dell’OMC e come moderatore dell’ultima tavola rotonda, dedicata al tema cruciale su come connettere le politiche del commercio internazionale con i cittadini – in un mondo di scelte sempre poco trasparenti e di media distratti. (Peccato non aver nemmeno incontrato l’ambasciatore italiano, pure presente, per una presa di contatto, un passaggio d’informazioni – è il famoso “sistema Italia”).

3. Armi contundenti al di sopra di ogni sospetto

La guerra si fa in tanti modi. Anche assemblando, come ha cercato di fare recentemente un pakistano negli Stati Uniti, un centinaio di interruttori/commutatori elettronici per materiale medico-sanitario (per esempio l’apparecchio per distruggere calcoli renali), e progettare una detonazione nucleare. Gli oggetti e le tecniche dall’apparenza innocua che si prestano a diventare armi sono definiti di “doppio uso (dual use)” e al Parlamento Europeo abbiamo votato un regolamento per disciplinarne la commercializzazione (intervento in plenaria), cominciando dal divieto sistematico di commercio per alcuni paesi. Tra questi, andrebbero inclusi tutti i paesi che non hanno sottoscritto il trattato di Non Proliferazione Nucleare, ovvero le potenze atomiche che non siano presenti nel Consiglio di Sicurezza. Ma anche paesi come l’Arabia Saudita, rispetto al quale il governo italiano non vorrebbe limitazioni. Eccoci al punto di partenza: come continuare a pregiudicare la stabilità del Medio Oriente, con la cocciutaggine degli ignoranti che proprio non vogliono capire come va il mondo, e solo per qualche contratto in più.

4. Non ci sono cantine e soffitte per mettere via una centrale nucleare

Ma la realtà è più forte del cinismo e dei calcoli, che pure sono capaci di sperperare energie e soldi. Mesi dopo il disastro giapponese, il Parlamento Europeo non è riuscito a votare nessuna posizione che trovasse la maggioranza, nemmeno la richiesta di moratoria. Dietro questa sonante sconfitta di tutti, c’è il dramma nel quale si ritrovano molti paesi di antica tradizione nucleare, è che i costi di smantellamento di un impianto, funzionante o meno, sono proibitivi, né esiste ancora una tecnica certa – di una centrale non si fa un pacchetto e la si mette via ripiegata per bene, scorie comprese. La maledizione di un impianto annuncia quindi altri traumi, se non altro finanziari, quando si voglia recidere il patto con l’atomo.

5. Parlamento pulito e cumulo dei mandati

Siamo alla fase cruciale, stiamo intervenendo sulla legge elettorale europea – che é in discussione in commissione affari costituzionali. Non sono proposte popolari ma ce la stiamo mettendo tutta (un video su questo tema sarà disponibile da martedì 12 aprile sul mio sito).

Per il Parlamento Europeo, se avesse coraggio di scrollarsi di dosso certezze facili e istinti di conservazione, sarebbe un messaggio molto forte rispetto a quanto si aspetta la cittadinanza, memore che tutti noi eletti, se siamo dove siamo è stato solo per la scelta dei cittadini, non per volontà divina.

6. Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei, cosa sei, e occhio ai cloni

Come se i due rami del legislativo non trovassero l’intesa, Parlamento Europeo e Consiglio, non si sono messi d’accordo sull’importazione di carni provenienti da animali discendenti da cloni, con risultato che, in assenza di una decisione, almeno per i prossimi tre anni potrebbe arrivare di tutto sulle nostre tavole. Gli esperti cercano di correre ai ripari, ma resta il dilemma solito: restare rigidi sulle proprie posizioni – che per il Parlamento erano un intransigente divieto di discendenti di animali clonati – o cedere per cercare di salvare almeno qualcosa? Come ADLE e come IdV abbiamo contribuito a una linea severa. Tuttavia le regole del gioco le conosciamo e adesso il consumatore dovrà fare attenzione e acquistare carne europea. E se non sarà sempre semplice non maledica l’Europa, ma la scarsa pressione che è stata effettuata sui governi, i quali, compreso il nostro, in sede di Consiglio hanno mostrato la stessa intransigenza del PE ma per una causa ben meno nobile.

7. Il futuro dell’Europa, il futuro nostro – al Quirinale

Il Presidente della Repubblica mi ha inviato al Quirinale, insieme agli altri capi-delegazione del Parlamento Europeo, per affrontare una questione delicatissima: le prospettive finanziarie dell’Unione Europea, a cui sono legate le ambizioni di politiche d’integrazione – ricerca, cittadinanza attiva, ambiente, energie alternative, e tanto altro – e anche quelle disponibili per l’Italia. Bravo Presidente: il tema è quasi un tabù nella politica italiana così auto-referenziale, trattandosi invece di questione cruciale che merita una cabina di regia, una posizione italiana, un dibattito nazionale – mente invece tutto tace, a cominciare dal primo attore, il governo.

8. Formazione europea

Dopo il successo a San Daniele del Friuli, altri due corsi di formazione all’europrogettazione sono previsti a Roma e a Firenze nel mese di maggio. Informazioni sul mio sito e tramite newsletter appena avremo i dettagli.

A Firenze il corso avrà luogo durante il Festival d’Europa, e, oltre alla partecipazione a una tavola rotonda, sarà il nostro contributo a questa kermesse, e forse sarà anche uno dei più fattivi, perché al di là dei tanti dibattiti di cui è inevitabilmente farcito un festival, col corso daremo una visione concreta di quanto l’UE, se presa per il verso giusto, può dare al progetto di ciascuno, anche con sostegni finanziari.

9. Cultura & IdV: la danza

Diaghilev, fondatore del balletto moderno, volle essere sepolto a Venezia, ma oggi il paese merita questo onore? L’avvio della primavera l’ho festeggiato tra Ginevra e Roma, dove con Giampaolo Marcucci, responsabile area dipartimentale ei lavoratori dello spettacolo, abbiamo organizzato un convegno sulla “Danza come investimento”. In una sala strapiena, c’è stato un comune sentire per come viene stracciata in Italia la professionalità di chi lavora nello spettacolo. Sul sito pubblico la relazione di Joseph Fontano, uno dei nostri principali coreografi, dura per i dati impietosi che presenta: diamo le briciole alla cultura che ha reso per secoli l’Italia famosa nel mondo, e questo cambiamento di fondo della nostra storia passa inosservato, senza che il paese nemmeno se ne renda conto. Potere dell’imbarbarimento televisivo, che ha trasformato il concetto di “balletto” nelle sculettate degli show televisivi. Del resto, cosa è più lontano dalla leggerezza di un passo di danza, che la greve pesantezza del discorso politico che non vede, non sente, ma solo è fissato dal potere?

Eppure quanta voglia di riscatto si poteva avvertire il 21 marzo. Una presenza militante preziosa, a un patto però: non scadere nelle rivendicazioni di categoria e basta, ma saper testimoniare come artisti e come cittadini, consapevoli che la battaglia per la propria dignità non è separata da quella per un paese migliore e un’alternativa di governo. Il riscatto è collettivo o non è, se non si capisce questo si è persi, e al precario che non abbia firmato per i referendum è sfuggito qualcosa che lo rende più debole.

10. Cultura & IdV: un passo falso

Nicola Tranfaglia ha lasciato l’IdV. Che noia esasperante queste liti! Con Nicola siamo stati compagni di cordata alle europee, ci siamo scambiati molti libri, abbiamo lavorato insieme a varie iniziative. Mi mancherà, come so che mancherà ai Giovani IdV. Ma non mi mancherà il tono risentito e inutilmente cattivo del suo messaggio di congedo. Non tutto il partito ha saputo valorizzare una risorsa unica come la sua, pur nella delusione sul lavoro svolto, mentre le dimissioni sono state un atto sbagliato e precipitoso, animato da ambizioni non garantite, da un malessere sfociato in rancore. L’ironia ha voluto che le dimissioni arrivassero proprio il giorno di due incontri per la cultura: Di Pietro insieme a Carla Fracci e i premi Oscar Morricone e Piovani, e io con i giovani danzatori. Segno che il lavoro continua.

Niccolò Rinaldi

Deputato al Parlamento europeo

Vice Presidente del Gruppo ADLE – Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa

Capo delegazione dell’Italia dei Valori

ASP 9G 351

T +3222845597

F +3222849597

www.niccolorinaldi.it

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.