Noi, nelle mani del Grande Fratello !

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Carlo Giuseppe Comes

La manipolazione dell’informazione e attraverso d’essa della realtà è il fondamento della colossale menzogna dentro la quale vive immerso il mondo. Menzogna calcolata e interessata. Noam Chomsky, linguista, filosofo e teorico della comunicazione, professore emerito al Massachusetts Institute of Technology, che il New York Times definisce «il più grande intellettuale vivente», critica duramente dottrine economiche che puntano alla sola centralità del mercato e denuncia il crescente, drammatico divario tra ricchi e poveri e la perdita di controllo sul potere da parte dei cittadini. È divenuto un cult il suo decalogo delle strategie della manipolazione attraverso i mass media.
1 – L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione. Attraverso un diluvio di informazioni insignificanti, il pubblico viene tenuto a distanza di sicurezza dai problemi veri, ma scomodi al potere, e non bastasse, tenerlo costantemente occupato riduce la possibilità di studiare e, ciò, lo rende sempre più senza difese.
2 – Creare problemi per poter offrire soluzioni. Se si lascia crescere, per esempio, a dismisura il disservizio nello smaltimento dei rifiuti, – e noi qui ne sappiamo qualcosa – sarà il pubblico, ad un certo punto, che chiederà interventi, quali che siano, giustificando costi assurdi e di fatto favorendo chi il problema ha creato e i suoi complici, camorra in primis.
3 – Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi (strategia della gradualità). Con questa tecnica, condizioni socioeconomiche neoliberiste furono imposte durante gli anni ‘80-’90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari sotto la soglia della dignità. Cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 – Altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Il pubblico ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani”. Questo dà più tempo perché ci si abitui all’idea del cambiamento e lo si accetti con rassegnazione quando arriva.
5 – La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Lo fa perché deve evitare qualsiasi reazione critica.
6 – Sfruttare l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito tra un’analisi razionale e il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori o indurre comportamenti. 7 – Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, ecco i tagli all’istruzione pubblica, in modo che la distanza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare.
8 – Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti, perché esso sia compiacente con la mediocrità (ecco la TV spazzatura).
9 – Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione! ( “Terapia” applicata alla Grecia; e ai Greci si prova a imporre la convinzione che il debito è una colpa, non una obbligazione..e basta!)
10 – Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia, e alla psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica sia psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca; perciò, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore e un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso.
Questo decalogo, benché non esaustivo di tutte le tecniche di manipolazione dei comportamenti e del consenso, è, nella sua semplicità e immediatezza, un forte elemento di difesa individuale. Aiuta a porsi domande e a darsi risposte che non sono quelle che si aspettano i manipolatori. Per l’Irak di Saddam si convinse il mondo di inesistenti arsenali chimici e fu la guerra. Per l’influenza aviaria si disegnò uno scenario da peste bubbonica moderna e furono miliardi di vaccini comprati e assai poco utilizzati. Con le stesse tecniche si è commesso il crimine di far lievitare la ricchezza virtuale fino a 7 volte quella reale, aprendo spazi immensi alle speculazioni, alle bolle finanziarie e facendo con la crisi che ne è seguita più morti – di povertà, di guerre civili, di intolleranza, di malattie, di fanatismi – di quanti non ne abbia fatto la seconda guerra mondiale.
In Italia un terzo degli elettori è stato convinto che Berlusconi fosse insostituibile e inattaccabile anche da sentenze definitive passate in giudicato e che Renzi è l’uomo della provvidenza senza alternative. La stessa camorra ha provato a convincer tutti d’essere più utile di uno Stato inefficiente. E nessuno di noi s’illuda che in una delle periferie del mondo, qual è la nostra provincia, non siano attive e funzionanti tecniche di manipolazione del pubblico a servizio di un potere che cambia il pelo ma non il vizio e una camorra che si evolve e, non è vero che si adatta, ma adatta a se, con mille complicità, il mondo in cui opera. Perciò, attenzione al Grande Fratello, non permettiamo che ci rubi la libertà di pensare e la dignità.
di G. Carlo Comes