Nuova Cucina Organizzata, il decennale di una folle scommessa

10 anni di NCO - Nuova Cucina Organizzata - Photo credit Mauro Pagano

Non è l’acronimo della nota organizzazione camorristica degli anni 80 ma la sua decisa contrapposizione identificabile con la formula innovativa di Nuova Cucina Organizzata, che utilizza prodotti locali e provenienti dai beni confiscati alla camorra con il valore aggiunto dell’inserimento socio lavorativo di soggetti svantaggiati.

Cosa sia stata in questi primi 10 anni di attività ce lo racconta il suo presidente, Peppe Pagano quando, emozionato, ricorda la scommessa sempre aperta sul «chi vuoi che venga a mangiare in un ristorante che si rifornisce di prodotti dei beni confiscati, vende pomodori che arrivano dalle terre siciliane di Totò Riina, della pasta fatta sui beni di Provenzano o dell’olio di Lamezia Terme?» Ebbene sì, è stata una scommessa che ha visto crescerne il numero di persone sempre più interessate. «All’inizio c’era un po’ di riluttanza. Erano i tempi di Setola, c’era paura e preoccupazione ma la paura più grande era che potessimo essere visti da Setola come un gruppo “simbolicamente” da abbattere. La paura è un qualcosa che ti porti dietro e se dicessi che non ho avuto paura direi una grande bugia. Eppure abbiamo deciso di fare, andando avanti. Certe cose si fanno oppure non si fanno».

Pur nella consapevolezza di una situazione decisamente pericolosa è altrettanto forte la convinzione che occorra rimanere sulla propria terra e combattere oppure andare via. «Non esiste una strada di mezzo! E per strada di mezzo intendo la rassegnazione, togliersi il cappello davanti a certi signori ed andare contro lo Stato. Se avessimo fatto quello che la maggioranza delle persone di questa terra si aspettava facessimo, probabilmente saremmo stati delle vere e proprie stelle», precisa Peppe con amarezza. «Ogni giorno lottiamo per contrastare chi continua ad andare contro lo Stato e sostiene che il vero problema non è la camorra o gli uomini della camorra ma è lo Stato che ha abbandonato questo territorio. Vogliono convincerci in tutti i modi che le cose vanno così e che siamo noi di NCO a dover cambiare rotta».

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Ma loro di NCO non vogliono cambiare rotta anche perché sanno di non essere soli a lottare contro chi ha reso povero il Sud, non solo economicamente ma anche nei diritti negati a persone rozze, incapaci, ignoranti e prepotenti. Quei diritti che vanno riconquistati con la legge e la testa alta, col coraggio di ribellarsi ed allearsi con la parte migliore dello stato anche se non è sempre facile muoversi in un tale contesto. Proprio per questo motivo sono spesso contestati e contrastati, tacciati di essere una holding del sociale, distrattori di fondi statali e tanto altro quasi che il problema siano loro di NCO.  «’Perché non vai via?’ mi viene spesso chiesto e talvolta, aggiungono, ‘se te ne vai abbiamo risolto il problema’».

Sarebbe più semplice certamente ma dovrebbero anche distruggere tutte le altre realtà presenti sul territorio e che danno pari fastidio come l’associazione antiracket a Castel Volturno, il comitato Don Diana, Libera ed altre ancora con le loro meravigliose esperienze; realtà sociali come quelle della Cooperativa Aldilà dei sogni a Maiano di Sessa Aurunca oppure la Jerry Maslo che nel silenzio quotidiano lavorano e lasciano segni concreti del loro operato. Si tratta di un grande movimento che apprezza il lavoro di ciascuno e ne riconosce i segni, anche se apparentemente isolati. Tantissimi nell’anonimato fanno il loro dovere e sono esempio. Ciascuno contribuisce alla costruzione di un pezzetto della propria città. «Noi stessi, siamo il frutto dell’esempio di chi, opera nel silenzio e con un lavoro costante e quotidiano, per il desiderio di riscatto, di rivincita e per ribellarsi ad un sistema marcio e consolidato, dando voce ed aiuto agli altri a chi vive analoga esigenza. NCO, infatti, nasce quando avendo davanti gli occhi i morti ammazzati ed il potere di Setola con uno stato pressoché inesistente, abbiamo voluto seguire l’esempio di ragazzi siciliani facevano la pasta mentre quelli calabresi lavoravano l’olio. A partire dai beni confiscati! La cosa più semplice è stata passare dall’idea al fare. La vera molla? Se potevano farlo loro ci saremmo riusciti anche noi. Il fattore determinante? L’amore per questa terra!»

Dieci anni fa, era il primo catering di NCO, un palco enorme, cantanti, 30 persone in tutto, quasi tutti gli addetti ai lavori, e 100 carabinieri a tutelare il festival dell’impegno civile e la loro paura di essere un esempio da distruggere. Cosa sono oggi? Una cooperativa sociale che va avanti col lavoro costante ed appassionato di tanti ragazzi compreso quelli svantaggiati a loro affidati ed ai budget di salute che permettono di finanziare le attività ed attraverso di esse inserire altri ragazzi. «Lavoriamo soprattutto con la salute mentale e con i servizi sociali ed abbiamo necessità di coordinarci con un pubblico istituzionale che funzioni. Ma purtroppo non è sempre così ed allora facciamo le nostre scelte. Partecipiamo ad appositi bandi per progettualità terapeutiche ma se non abbiamo interlocutori chiari preferiamo non partecipare».

È il momento del taglio della torta. Basta parlare. Occorre festeggiare i primi 10 anni della Nuova Cucina Organizzata e continuare a lavorare.

di Annamaria La Penna
Foto di
 Mauro Pagnano

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell'educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.