NASCE IL PRIMO WORKERS BUYOUT DEL SETTORE SIDERURGICO IN ITALIA

 “Non arrendersi”. Questa la parola d’ordine di 51 dei 67 dipendenti dell’Italcables, azienda da 50 milioni di fatturato annui di proprietà di una multinazionale portoghese, sita a Caivano, Napoli (Zona Industriale A.S.I. S.S. 87 Km 16460 Località Pascarola Caivano). Due anni fa la società, di livello internazionale e leader nella produzione di acciaio ad alto tenore di carbonio per cemento armato precompresso, è stata chiusa nonostante il mercato fosse ancora attivo. 101638141-9041a546-3df2-44ea-a96d-74ec02a9b6dd I suoi dipendenti sono stati messi in cassa integrazione e mobilità, lì dove il settore metalmeccanico è di forte sostegno all’occupazione locale e dell’intero Mezzogiorno. Dopo due anni di cocciuta e ammirevole battaglia ieri pomeriggio, alle 15.30, è stata effettuata l’inaugurazione della Wbo Italcables in presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, dell’assessore alle Attività Produttive della Regione Campania Amedeo Lepore e di Mauro Lusetti, presidente Legacoop. ‘Wbo’ sta per Workers buyout, ossia lavoratori che acquistano la società di cui sono stati dipendenti. Quarantacinque operai e sei funzionari hanno infatti deciso di versare 25 mila euro prelevati dalle singole mobilità per sottoscrivere la rinascita della fabbrica, oggi gestita in cooperativa.
Abbiamo lottato con le unghie e con i denti, siamo saliti sui tetti più alti della fabbrica, ma poi abbiamo capito che nessun cavaliere bianco sarebbe venuto a salvarci, e allora ci siamo rimboccati le maniche”, dichiara Matteo Potenzieri, ingegnere e vicedirettore del vecchio stabilimento, oggi presidente del cda di Wbo Italcables. Fondamentale per il successo di un’operazione dal sapore unico, soprattutto in una fase tanto delicata del m101639719-29d95649-b508-4e21-863b-23251a0258cfercato occupazionale, è stato l’incontro con la Legacoop. Da lì le cose sono cambiate. Abbiamo preparato un business plan, facevamo riunioni continue con i dipendenti. Poi in assemblea è stato approvato il primo documento all’unanimità”. Nonostante si intravedano i primi bagliori, il percorso si presenta pieno di ostacoli: si apre il tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo economico, dove ci sono vertenze da migliaia di dipendenti, mentre in questo caso i dipendenti sono solo 50. La lettera di presentazione della Legacoop Campania ha inciso non poco, perchè a sostegno del progetto sono intervenuti Coopfond (fondo di promozione di Legacoop) con circa 300 mila euro, C.F.I. (Cooperazione Finanza Impresa, società partecipata del Ministero dello Sviluppo Economico, nata con la legge Marcora), Banca Etica e Cooperfidi Italia. La somma più cospicua è rappresentata, però, dal milione e 275 mila euro dei dipendenti, che hanno rilevato anche i macchinari, ripristinati per ora al 50%. I 51 dipendenti si adoprano senza riserve per riavviare lo stabilimento, si sono imposti un patto di solidarietà, pagheranno il fitto del ramo d’azienda per 3 anni e al termine del terzo anno pagheranno una maxi rata finale, acquisendo i 75 mila metri quadri dello stabilimento. Sarà quello il momento in cui diventeranno effettivi proprietari dell’azienda.
Il momento più bello è stato quando il 28 agosto scorso è arrivato il primo camion di materiale afferma Luigi Posillipo, ingegnere e vicepresidente del cda – un’emozione unica, non arrivava più materiale da anni, era quello il vero inizio”. Sono partiti i primi ordinativi, inviati in America, Malta, Europa, nord Italia. Merito dell’alta qualità dei prodotti, della perseveranza di una classe lavoratrice che si è trasformata da impiegatizia a imprenditrice e della solidarietà dei clienti fidelizzati.

Barbara Giardiello