Napoli e San Gennaro: storia di un legame inscindibile

Un tuono a ciel sereno ha scosso la serenità dei “parenti” di san Gennaro. La Cappella, la reliquia, il Museo di san Gennaro, pur essendo nel territorio della Curia godono da oltre cinque secoli della laicità del culto. Vale a dire che appartengono in esclusiva al popolo napoletano. Il recente decreto del ministro Angelino Alfano ha messo in discussione la gestione, affidata agli antichi seggi e a rappresentanti della nobiltà sostenendo con il deliberato del suo ministero che la Repubblica Italiana non riconosce la Deputazione e, quindi a farne parte del Consiglio dovranno entrare quattro delegati nominati dalla Curia sollevando la protesta dei fan del santo patrono con slogan “giù le mani dal santo”, flash mob, fazzoletti bianchi attaccati ai pali della luce e alle porte del Duomo e petizioni a Papa Francesco.

“Ritengo che sia sbagliato eliminare la deputazione”, rileva Paolo Iorio, direttore del Museo del tesoro di san Gennaro, attiguo al Duomo. “Nel corso dei secoli ha sborsato parecchi soldi propri per custodire la memoria e il patrimonio del santo. È una realtà laica, non laicista, che è giusto preservare lasciando stare che tutto ciò che riguarda la liturgia compete alla curia”. Per Iorio la contesa tra Viminale e deputazione “non è una questione di poco conto, ma riguarda 4-5 secoli di storia. Dal punto di vista giuridico è tutto così evidente. L’ultima bolla pontificia in merito  appartiene a Pio XI ed è di una chiarezza unica. Spero si arrivi presto ad una pacificazione: non si tratta di mantenere un privilegio ma un’antichissima tradizione voluta dalla città di Napoli”.

La querelle interessa principalmente il Museo del Tesoro di san Gennaro, sempre affollato di turisti nel centro antico di Napoli, attiguo al Duomo, scrigno d’arte, considerato da molti esperti uno dei più importanti al mondo per la singolare, copiosa ricchezza di capolavori esposti di grandi artisti del tempo e per l’inestimabile valore storico ed economico, superiore a quello dei gioielli degli zar di Russia e della regina Elisabetta.

L’iniziativa del ministro dell’Interno, prima del ministero della giustizia nel governo Berlusconi, sembra sollecitata dal Cardinale Crescenzio Sepe, famoso per la benedizione a fine messa, ‘a maronna t’accumpagna che smentisce il suo interessamento.

Il ricco tesoro, patrimonio costituito da ex voto donati da regnanti e popolo napoletano, in seguito a pestilenze, eruzioni del Vesuvio, terremoti. Nel 1600 gli Eletti del popolo nominarono per la gestione delle oblazioni una commissione laica di dodici membri, due rappresentanti per ognuno dei seggi cittadini, denominata Deputazione.

Il legame della città di Napoli a san Gennaro è inscindibile e tre volte l’anno, da oltre sette secoli, la popolazione in ansia e trepidazione aspetta il miracolo. Le poche volte che il sangue non si è “sciolto” ci sono state 22 epidemie – secondo uno studio statistico di Giovanni Battista Alfano e Antonio Amitrano, pubblicato nel 1924 – 11 rivoluzioni, 3 siccità, un’invasione dei turchi, 13 morti di arcivescovi, 3 persecuzioni religiose, 7 piogge disastrose, 9 morti di pontefici, 11 eruzioni del Vesuvio, 19 terremoti, 3 carestie, 4 guerre.

Questo spiega, secondo gli autori della statistica, le splendide opere donate al Santo Protettore di Napoli da re, regine, imperatori e papi. I preziosi custoditi nel caveau di una banca sono stati finalmente raccolti, già da qualche anno ed esposti nelle tre sale, poco più di duecentotrenta metri quadrati, sotto la sacrestia della Cattedrale.  Si tratta di ventuno mila capolavori in oro, argento, madreperla, tessuti preziosi, legno intarsiati e dipinti.

Meravigliosa la mitra, tempestata con 3964 pietre preziose, un’opera di Matteo Treglia. Splendida la collana di San Gennaro realizzata da Michele Dato con 13 maglie in oro massiccio, 700 diamanti, 276 rubini, 98 smeraldi, 268 turchini, 73 ametiste, zaffiri, topazi e girasoli; e il calice in oro del Settecento con 586 brillanti e rubini offerto da Ferdinando IV di Borbone; la croce con 13 brillanti e 13 rubini, donata da Carlo di Borbone; un’altra croce con 63 diamanti, dono della regina Amalia; una croce con 64 rose d’Olanda, 4 smeraldi e 248 brillanti, offerta dalla regina Cristina di Savoia; una croce con 160 brillanti e 6 zaffiri, regalata da Maria Carolina d’Austria; una croce di crisoliti a filigrana con brillanti e diamanti, donata da Vittorio Emanuele II; un’altra croce in smeraldi e brillanti offerta nel 1806 da Giuseppe Bonaparte, anch’egli corso appena asceso al trono, in omaggio a san Gennaro. La posside d’oro con 932 tra brillanti, rose, zaffiri e smeraldi, regalata da Ferdinando II delle Due Sicilie, l’ostensorio di Maria Teresa d’Austria, il calice di Pio IX, un altro calice di Francesco II tutti incastonati di pietre preziose. Infine i tanti doni offerti dai napoletani di ogni ceto che hanno contribuito nel tempo a quell’eccezionale complesso di arredi argentei, ex voto e gioielli.

Il Tesoro è ben protetto con sistemi di sicurezza molto raffinati. Il museo, è arricchito con strumenti audio-visivi con percorsi fonici. Negli anni scorsi fu girato il film, “Operazione san Gennaro” di Dino Risi su un ipotetico furto nella Cappella del Tesoro, suscitando non poche preoccupazioni e proteste da parte dei fedeli di San Gennaro.

Nell’attigua Cattedrale la Cappella, fondata nel 1600, rappresenta insieme alla Certosa di San Martino, uno dei simboli del barocco napoletano, oltre alle statue in argento, agli oli su rame, affreschi, il paliotto d’argento che raffigura la traslazione delle reliquie di san Gennaro da Montevergine a Napoli. Inoltre le ossa del cranio del Santo, conservate nel busto-reliquiario in argento dorato eseguito dagli orafi di corte di Carlo d’Angiò, Eiemme, Godefroy, Guillaume de Verdelay e Milet d’Auxerre. Un’opera ben diversa da tanti busti gotici sparsi nei musei d’Europa. Si raffigura, infatti, il volto del Santo con le orecchie a sventola. Il colore del metallo dà un significato all’epiteto di faccia gialluta, rivolto dal popolino al Santo, quando non si decide a fare il miracolo.

Nella vicina Via Tribunali, la guglia di Cosimo Fanzago, in alto la statua del Santo in bronzo, opera di Tommaso Montani, fatta costruire in seguito all’eruzione del Vesuvio del 1631.

do Mario Carillo

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!