Napoli, nel Rione Sanità il racket continua ad imporsi

Rione Sanità racket

“Della sorveglianza ce ne fottiamo”

Il riconoscimento di una rinascita, finalmente, è arrivato dallo Stato verso una delle “periferie centrali” di Napoli. Il Rione Sanità, annegato fino a qualche anno fa nella condizione di quartiere ghetto-popolare, è da tempo impegnato in un processo di valorizzazione culturale che parte dalla società civile, quella fatta di cittadini e attività commerciali. Persone oneste che hanno avuto il coraggio di alzare la testa, facendo luce sulle bellezze di questo territorio per ghettizzare l’ombra dell’ignoranza e della criminalità. Perché nel quartiere c’è anche questo, c’è sempre stato e ci sarà. Dai mesi primaverili, finalmente, è arrivata la risposta statale tanto agognata da comitati, associazioni e istituzioni. Oltre i militari, di mera scenografia, diventati quasi statue da mettere in scarabattoli nella basilica di Santa Maria della Sanità, sono arrivate le volanti a giro continuo con alternanza di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Da Agosto di quest’anno, con la partenza del progetto “Argo”, nel quartiere arriva la videosorveglianza che integrerà quella già costituita dal Pon Sicurezza grazie ad un protocollo d’intesa siglato tra Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Regione Campania, Prefettura e Comune di Napoli. Questa mobilitazione ha infuso fiducia negli abitanti della zona, ma…

“…qui comandiamo noi!”
In una notte d’agosto l’ombra del quartiere fa sentire la sua voce: un bar viene incendiato. Non è un caso, non è un errore, non è un incidente. C’è quella fetta di cittadinanza che vuole confermare il proprio predominio, che non vuole la Sanità come il luogo di rivoluzione che sta diventando. La coscienza popolare fa paura ed a questa si deve rispondere con il terrore. Diciamo che non si doveva attendere l’incendio del bar per constatare l’istinto di riappropriazione della criminalità napoletana. Eventi slegati (almeno, così pare) tra loro si sono susseguiti tra la fine del 2016 e tutto l’anno corrente, con diversi agguati avvenuti tra la Sanità e la zona delle fontanelle, accompagnati da ciò che gergalmente vengono chiamate “stese”. Con questo termine si intende andare per immagini, facendo capire il significato della minaccia che vuole “stendere” chi non la accoglie. La “stesa” più famosa è stata quella della pasticceria Poppella, alla quale è seguita una risposta della società civile senza precedenti nel quartiere. Questa non è servita a fermare gli attacchi avvenuti nei mesi seguenti, i quali non solo hanno risvegliato la paura verso un mondo che per mera illusione sembrava nascosto (in seguito alle operazioni militari che hanno visto l’arresto dei principali boss del centro cittadino) ma hanno costretto le persone perbene a sentirsi partecipi di una guerra che non vogliono. Una guerra senza scrupoli che vede spari in qualsiasi orario del giorno o della notte, senza dare la minima importanza alla presenza di civili innocenti e, talvolta, di bambini. Il modus operandi fa pensare alla nascita di clan emergenti formati da cani sciolti, da giovani che pensano di giocare ai soldatini per le strade della città e, nella fattispecie, del quartiere Sanità. Anche a dispetto delle recenti misure d’ordine e sorveglianza.

Quale risposta?
La strada da continuare è quella già iniziata: incamminarsi sulla valorizzazione e coinvolgere sempre più nuove leve, strappando con vigore la potenziale manovalanza. Mai stare zitti; nel mondo dove persino il Papa ammette di dare un pugno a chi offende la propria mamma, così si deve rispondere ai soprusi con azioni civili forti, coadiuvati da una presenza sempre più costante di istituzioni e forze dell’ordine. La vera guerra, alla fine, sarà quella vinta dalle persone perbene.

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.