Napoli, il Parco dei Murales

“Chi è vuluto bene non s’o scorda” degli artisti Rosk & Loste

Un’affascinante storia della periferia di Napoli

Se le periferie napoletane avessero una data di gestazione questa sarebbe sicuramente il 1980. In seguito al terremoto che colpì la nostra città, molte famiglie furono costrette a lasciare le proprie case per abitare in piccoli campi di transizione, in attesa di essere assegnati ai nuovi parchi in costruzione. La legge 219 del 1981 segnò l’inizio delle case popolari. Piccoli rioni in periferia, fatti di palazzine squadrate e simmetriche, circondati, talvolta, da recinzioni, rappresentarono la fine di un periodo fatto di tristezza e disagio.

I nomi sono i più disparati, ci sono quelli che mantengono la matricola della legge “219”, quelli che hanno dei nomi propri come Parco Verde, Salicelle, Conocal, oppure quelli a cui vengono affidati nomignoli e soprannomi come il “Bronx” oppure il “parco dei colli sporchi”, altro nome del Parco Merola di Ponticelli. Il nome identifica una zona, soprattutto quando mediaticamente il ghetto dà le opportunità per essere alla ribalta della cronaca nera. Così le case popolari combattono contro una lente di ingrandimento che li vuole fragili, in dissesto e che, soprattutto, le chiama per nome.

Oggi, il “parco dei colli sporchi” non esiste più. No, non è stato abbattuto, come tanti vorrebbero per ogni casa popolare, e non è stato nemmeno recintato a mò di riserva naturale. Il Parco Merola è stato curato, o meglio, è in via di guarigione. Portare attenzione su questa periferia è stato l’obiettivo INWARD osservatorio sulla creatività urbana, con un progetto di riqualificazione urbana e rigenerazione sociale che vede l’arte come forma di espressione dal basso.

Al progetto di INWARD va aggiunto il lavoro che quotidianamente svolgono i volontari del servizio civile attivato dall’Associazione ARTETECA, i quali partecipano, ascoltano e vivono questa realtà, trasmettendo quest’esperienza a coloro che decidono di avvicinarsi. Otto facciate da “ridipingere”, quattro di queste sono già diventate opere d’arte. Il modo migliore per raccontare questa vicenda di riqualificazione e valorizzazione territoriale viene offerto dalla stessa architettura del rione popolare, il quale si serve di meravigliose e significative immagini per descrivere i sentimenti, i sogni e i disagi dei propri abitanti. L’ascolto dei residenti è stata la tavolozza dalla quale gli artisti hanno potuto attingere i colori, rendendo le palazzine una storia a cielo aperto.

Oggi esiste il Parco dei Murales.

“Ael. Tutt’egual song’ e criature” è il primo murales, con la celebre firma di Jorit Agoch. Il viso di una bambina rom, un sorriso timido che si affaccia sul parco, tratto da una foto reale fatta dall’artista nel quale sono racchiusi tutti i lineamenti di un popolo che in passato è stato protagonista di queste zone. In cornice ci sono i libri, simbolo di un’educazione all’eguaglianza che può arrivare solo tramite l’educazione scolastica.

“Ael. Tutt’egual song’ e criature” di Jorit Agoch
“Ael. Tutt’egual song’ e criature” di Jorit Agoch

“A’ pazziella ‘n man e’ criature”, firmato da ZED1, è l’immagine di un’epoca, dove le nuove tecnologie schiacciano il gioco artigianale, fatto di chiacchiere, scherzi e risate. Il Pinocchio vestito da Pulcinella, unione della tradizione fiorentina dell’artista con la napoletanità, è un monito di sopravvivenza della tradizione al progresso.

“A’ pazziella ‘n man e’ criature”, di ZED1
“A’ pazziella ‘n man e’ criature”, di ZED1

“Chi è vuluto bene non s’o scorda” nasce dal dialogo profondo degli artisti Rosk & Loste con la parte giovanissima del quartiere. Il sogno del calcio che investe queste zone rappresenta un desiderio di riscatto, simboleggiato dalla ricchezza e dal potere mediatico dei calciatori. I bambini vivono le loro partite come sfide da champion’s league, ganci a cui aggrapparsi per sfuggire alla realtà popolare. É giusto che giochino, è giusto che ci siano degli spazi che permettano loro di divertirsi in un ambiente sicuro. Invece i loro desideri si trovano a scivolare su una spianata di cemento. Altre cose, invece, non hanno bisogno di descrizione, come il titolo tratto dal motto “chi ama non dimentica”.

“Chi è vuluto bene non s’o scorda” degli artisti Rosk & Loste
“Chi è vuluto bene non s’o scorda” degli artisti Rosk & Loste

“Lo trattenemiento de’ peccerille” di Mattia Campo Dell’Orto rappresenta la capacità di viaggiare e sfuggire dalla realtà grazie all’espediente letterario. I personaggi del murales, inoltre, sono persone vere del parco fotografate dall’artista.

“Lo trattenemiento de’ peccerille” di Mattia Campo Dell’Orto
“Lo trattenemiento de’ peccerille” di Mattia Campo Dell’Orto

Ogni opera d’arte ha il proprio riferimento nella realtà del rione popolare ed è questa la reale fonte attrattiva che i volontari mostrano nei loro tour, facendo provare agli avventori le emozioni del viaggio e dell’arrivo in questo parco. Ai murales si accompagnano tante iniziative socio-culturali atte a recuperare spazi e risorse, pronte a trasformare la vecchia periferia in nuova centralità.

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 167 Marzo 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.