Napoli- Il cantautore Gianluca Di Bonito: valori culturali e sociali in musica

Il cantautore Gianluca Di Bonito
Il cantautore Gianluca Di Bonito

Napoli è sempre stata una città piena di ottimi musicisti, interpreti, compositori. Ultimamente, si sta formando una sorta di movimento indipendente di validi musicisti che tra cover e musica propria, tengono concerti nei locali principalmente in acustico: si sta ritornando quindi alle origini della musica, e alla semplice verità artistica per la quale una voce e una chitarra bastano per creare belle canzoni ed emozionare il pubblico.

 

Abbiamo incontrato Gianluca Di Bonito, uno di questi musicisti indipendenti, con alle spalle tanti anni di gavetta: compositore di matrice rock, grunge e punk, ciò che subito si nota parlando con lui è la sua semplicità. Gianluca è spontaneo ed immediato, e questa è anche la forza dei suoi brani. Degli esordi racconta: “Faccio musica da quando ero adolescente. Ho sempre scritto canzoni, quasi esclusivamente in italiano.” Brani che arrivano al pubblico perché orecchiabili e incisivi. “Si – ci spiega – Non mi piace essere ripetitivo. Le mie canzoni non durano molto, non trovo costruttivo ripetere gli stessi concetti per 5 minuti. Mi interessa che arrivi il messaggio, e quello arriva soprattutto grazie al ritornello”. E vale la pena cogliere i messaggi che Di Bonito trasmette con le sue canzoni: spesso riguardano tematiche sociali, rielaborate in maniera introspettiva dall’autore, che invita dunque ad una presa di coscienza di esse. Gianluca mostra un’indipendenza di pensiero, di espressione e non solo: “Sono contro le omologazioni – dichiara – E sono felice che si stia creando un movimento di musicisti e anche di radio indipendenti. Alcuni miei brani sono presenti nell’Euro Indie Music Chart, classifica europea di musica indipendente.” Dei suoi lavori passati e presenti, ci dice: “I primi 3 album fondevano rock ed elettronica. Li legai insieme con il titolo di “Inganni, piaceri e storie sospese”, e il tema portante era la ricerca dei valori. Una mia canzone in quel periodo fu trasmessa per una settimana da Radio105 e Virgin Radio. Dal 2010 al 2013 ho suonato molto in giro, sempre con dei gruppi. Dopodiché ho intrapreso la via cantautorale, tornando alle mie origini di chitarrista rock. E nel 2014 arrivò “Una storia da inventare”: 10 brani tra cui una cover di Pino Daniele. Nel 2015 rivisitai le canzoni del primo disco in chiave rock/punk e poi, nel 2016 è arrivato “D-Versi”, minialbum di 6 brani che mi sta dando grandi soddisfazioni.” E il brano “Mangiaveleno”? “E’ un singolo a sé – risponde – che tratta il tema dell’inquinamento ambientale, e ha partecipato alla sesta edizione del “Premio Musica contro le mafie”: è come una testimonianza territoriale, che parte da una mia vicenda familiare. Siamo tutti vittime della terra dei fuochi, problema nazionale, e bisogna parlarne! Mai stare in silenzio.” Da segnalare poi “Dentro o fuori”, brano ironico e allegro del 2010, la cui versione definitiva è però del 2015: “E’ stato riproposto anche da altri musicisti della zona flegrea, diventando una specie di tormentone. E pensare- sorride Gianluca – che era un testo vecchissimo che non avevo il coraggio di presentare”. Domandiamo chi siano i The g-ULP e perché la scelta di questo nome: “Le mie canzoni durano poco e ho pensato che questa parola onomatopeica fosse perfetta per il gruppo che mi accompagna nei live di questo periodo: Carlo Finardini (basso), e Max Amitrano (cajon). Entrambi hanno collaborato a “D-Versi.” E dei progetti per il futuro rivela: “Ho un pezzo nuovo scritto da poco: partirò da questo, poi chissà… Per il resto, voglio continuare quest’esperienza dei live in acustico, che riporta la musica alla sua essenza: dobbiamo riscoprire il senso profondo di fare cultura e della musica come arte!”

di Valeria Vitale
valeriavitale18@gmail.com

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