Napoli, conversazione con Jovanotti sui linguaggi della creatività

Jovanotti all'Università Federico II di Napoli

«La Parola Creatività è una parola che guardo con un po’ di sospetto» così Jovanotti (Lorenzo Cherubini) il cantautore di Cortona dà inizio il seminario dal titolo “I linguaggi della creatività. Conversazione con Jovanotti” tenuto nell’aula Coviello il 4 giugno 2015 per festeggiare i 791 anni dell’Università Federico II di Napoli.

«Preferisco di gran lunga la parola Invenzione. Mi piace pensare che l’universo sia stato già creato e che noi possiamo semplicemente riassemblare le cose in combinazioni infinite. Il senso è nell’invenzione, in particolare nel mondo dell’arte». La parola Creatività passa il testimone ad un’altra parola chiave: Contaminazione. «Questa parola mi fa subito pensare ad una malattia. Un’altra parola strana, non sostituibile con nulla, la mia vita è contaminazione. Io non ho imparato a mischiare le cose, sono nato mischiandole, infatti il mio primo lavoro è stato il DJ, una persona che mischia due cose per crearne una terza». Il seminario va avanti e pian piano prende la forma di una vera e propria lezione, la cui materia principale, ovviamente, è la musica e i suoi linguaggi. L’industria culturale è sviluppo, è economia. L’arte non è solo un momento di divertimento e svago ma è anche un’opportunità di produzione, per questo la riapertura dello stadio San Paolo ai concerti rappresenta un momento cruciale per la crescita della nostra città.

«Quando è arrivata la notizia per me fu una grande emozione, L’ultima volta per me fu proprio al concerto di Pino Daniele, mio carissimo amico, come ospite insieme a Raiz. Quando ho saputo che la mia data si poteva fare al San Paolo sono stato davvero felice. L’idea che una città come Napoli non avesse un palazzo dello sport da utilizzare anche come tempio della musica e dei concerti mi faceva male, anche perché Napoli non è una provincia ma una delle più grandi capitali d’Europa». Facendo una riflessione sul compianto Pino Daniele, Jovanotti racconta: «Il primo concerto che ho visto in vita mia da pagante, nel 1981, è sta proprio quello di Pino. Lo andai a vedere perché in quel momento della mia vita ero totalmente esterofilo e Pino mi pose davanti la sua portata internazionale. Io sono stato più che un suo fan, un allievo. Ad un certo punto ci fu la benedizione: Pino accettò di fare il tour in trio con me ed Eros Ramazzotti. Quest’ultimo era già molto amico di Pino e già avevano fatto un tour internazionale insieme, il loro manager cercava un’idea per riutilizzare quel format e riproporlo alla ribalta. Si decise di fare un trio e Ramazzotti propose me. Pino è stato un mio affezionatissimo amico, lui mi ascoltava e mi commentava con intelligenza. Ci scambiavamo insegnamenti, i miei erano istintivi mentre i suoi erano studiati. Lui era pazzo della musica».

L’aula Coviello del palazzo di Giurisprudenza è stata frequentata negli anni da alunni, amici, insegnanti e segretari. Una cosa è certa: un professore così, nell’aula Coviello, non c’è mai stato.

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 147 Luglio 2015

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.