Il futuro del Museo Campano

Museo Campano

Grazie alla tenacia ed alla mobilitazione della rete delle associazioni che da tempo si stanno battendo per salvare il Museo Campano, la verità comincia a venire a galla in tutta la sua dimensione scandalosa. Ritorniamo ancora una volta sulla vicenda del monumento di Capua che può rappresentare un esempio eclatante di incapacità nella cura e governo dei beni comuni, che caratterizza le classi dirigenti a tutti i livelli.
Dopo l’audizione con la Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Campania, su richiesta della rete cittadina di associazioni abbiamo avuto un incontro con la Direzione Generale della Provincia di Caserta, che rimane l’ente gestore di quello che il famoso archeologo Maiuri ha definito come “il monumento più insigne della civiltà italica in Campania”.
Cominciamo dal sottosegretario on. Antimo Cesaro: oltre un anno fa si impegnò pubblicamente a convocare un tavolo tecnico ed istituzionale con gli enti competenti (Regione, Provincia di Caserta e Comune di Capua) per cercare una soluzione adeguata di governance del Museo. Da allora abbiamo saputo che ha inviato una proposta di protocollo d’intesa rimasta misteriosa. Primo problema: la credibilità e l’autorevolezza di uno dei massimi organi dello stato in materia di beni culturali. Poi abbiamo assistito ad una sorta di balletto e di scaricabarile delle responsabilità tra le varie istituzioni competenti, anche con atti amministrativi discutibili e poco trasparenti.
Arriviamo alla Regione, che si era impegnata in sede di audizione a convocare un Comitato Promotore per definire soluzioni adeguate. Attendiamo di conoscere gli esiti di questa verifica dopo oltre un anno di mobilitazione, che partì con l’Appello del TCI “Salviamo il Museo campano” e la raccolta di oltre 2.000 firme (consegnate al Presidente De Luca ed al Ministro Franceschini). Intanto, vi è stata anche una interrogazione dei consiglieri regionali casertani con un emendamento da inserire nel collegato alla finanziaria, che non è stato approvato nel bilancio 2017.
La provincia di Caserta si trova in uno stato di allarmante dissesto, una vera e propria bancarotta frutto della cattiva gestione politica ed amministrativa. Va precisato che per il Museo Campano i pasticci e le responsabilità vanno ben oltre, sono strettamente collegati al modo in cui hanno operato la Provincia e la Regione Campania per la ripartizione del fondo di 4 milioni di euro assegnato dal MIBACT per i musei provinciali. Un primo atto sciagurato è stato il modo sciatto e superficiale con cui gli amministratori hanno rendicontato e richiesto il minimo indispensabile per i servizi di manutenzione, per cui al nostro Museo sono finite le briciole.
Si tratta di una ripartizione che appare discriminatoria e scandalosa, ai danni di Terra di Lavoro, che finora era rimasta nascosta. Da questo atto scaturiscono le difficoltà e gli attuali problemi del Museo Campano, danneggiato anche per la incompetenza e superficialità di chi lo ha gestito negli ultimi anni.

Ecco le cifre della scandalosa ripartizione:
• Provincia di Avellino 534.106,63 €
• Provincia di Benevento 1.350.894,32 €
• Provincia di Caserta 234.922,97 €
• Provincia di Salerno 1.879.977,08 €

Intanto, chiediamo al Presidente De Luca di rimediare e fare giustizia per rivedere questa assurda ripartizione di risorse pubbliche, su cui potrebbe già intervenire la apposita Commissione Multidisciplinare e la direzione settore Cultura della nostra Regione. Ma anche i consiglieri regionali eletti nel casertano potrebbero far sentire la loro voce. Intanto è bene cominciare a fare chiarezza e a fare emerge la verità – a partire dagli organi di informazione. In una recente ispezione tecnica è emerso un altro paradosso: il Museo Campano non ha un organo di governo, in quanto il vecchio CdA è stato dichiarato decaduto con un discutibile decreto dirigenziale.
Per finire, va ricordato che da poco tempo la Regione Campania ha deliberato e costituito il primo polo museale di Terra di Lavoro, lasciando fuori proprio il monumento più rilevante.
Nello stesso tempo, a seguito dei tagli della spesa, il personale in organico è stato ridotto al minimo da oltre 20 unità agli attuali 6 operatori (con la nomina di un direttore che non ha alcuna competenza nel settore beni culturali).
Di fronte a questa situazione assurda e paradossale, il Coordinamento delle associazioni culturali e del terzo settore ha deciso di rilanciare la mobilitazione con un programma di iniziative ed eventi sulle problematiche dei beni comuni e culturali del territorio.
Si ribadisce al Presidente del Consiglio Comunale ed al Sindaco di Capua di dare risposta alla richiesta già da tempo avanzata in modo formale e convocare nei termini di legge previsti una seduta straordinaria del consesso cittadino, dedicata ai temi dei beni comuni e culturali. Analoga sollecitazione viene avanzata all’Assessore al Turismo per un incontro di merito.
Infine, si è deciso di costituire una rete (osservatorio) ed un comitato di cittadinanza attiva e di mobilitazione e vigilanza formato dalle associazioni e cittadini consapevoli, anche con la creazione di un sito FB – già attivo, basta scrivere “Futuro Museo Campano” – e con la promozione sui social network e di comunicazione.

a cura di Pasquale Iorio
pasquale.iorio3@tin.it

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