Napoli incontra l’Oriente alla mostra d’Oltremare

Festival dell'Oriente, Mostra d'Oltremare di Napoli - Photo credit Carmine Colurcio

Amare le differenze

A volte, per immergersi in un mondo completamente diverso e opposto rispetto al nostro, non servono aerei e lunghi viaggi. Alla mostra d’Oltremare, dal 15 al 17 e poi dal 22 al 24 settembre si è svolto il Festival dell’Oriente, una kermesse interamente incentrata sulla scoperta delle tradizioni dei Paesi orientali. Rispetto alle prime due edizioni, l’evento è stato migliorato e rinnovato. Innanzitutto, la cosa più bella del Festival è che è del tutto interattivo. Non basta osservare, per incontrare e conoscere l’altra parte del mondo bisogna interagire con essa. Così ogni visitatore può provare la meditazione, la cerimonia del tè, può essere seguito da esperti per la cura e la manutenzione di bonsai, può assaggiare prodotti, alimenti tipici, spezie e provare creme.

Anche se i momenti che colpiscono di più sono gli spettacoli e le esibizioni. Come quello di alcune ballerine della Cina centro-meridionale che hanno incantato con la “Danza Uighur” per noi “la danza delle ciotole” effettuando passi, salti e giravolte con ciotole sulla testa, oppure come la Danza Bhangra” che coinvolge per il ritmo vivace e di festa, tipica indiana e pakistana perché in questi luoghi i contadini festeggiano in questo modo l’arrivo della primavera e soprattutto il “contorsionismo mongolo” che impressiona e lascia davvero a bocca aperta.

Così, per due week-end consecutivi, l’Oriente si è in parte trasferito a Napoli e ha attirato soprattutto numerosissimi ragazzi accorsi non soltanto per conoscere nuove culture e tradizioni ma soprattutto per divertirsi partecipando ai tanti eventi. Accanto alla mostra, infatti, si sono svolti vari festival, come quello dei colori, l’HOLI, che ormai da qualche anno sta spopolando in Occidente, lo Schiuma Party che ormai è l’emblema del divertimento giovanile e anche il Festival delle Arti Marziali che dimostra quanto le tradizioni orientali si stanno mescolando e integrando alle nostre. E alla fine, dopo aver assistito a cerimonie e dimostrazioni tipiche orientali, dopo aver provato yoga, la meditazione zen e la gastronomia tipica dell’Oriente, ci si rende conto di come il Festival apre la mente e fa conoscere nuove prospettive.  Innanzitutto non esistono culture giuste o sbagliate. Esistono culture e culture, risultato di tradizioni, storia e geografia completamente diverse.

 

 

E se dell’Oriente noi Occidentali non potremmo mai accettare la cucina e la gastronomia, bisognerebbe guardare con occhi meno critici altre attività. Come lo yoga, la meditazione, i rimedi naturali.  Lo scopo del festival è proprio questo. Quello di interagire sempre più con nuove culture, per conoscerle e eliminare tutti i pregiudizi che si hanno nei loro confronti. In questo modo non solo si allargano le conoscenze, ma l’odio, il razzismo e le discriminazioni verso chi è diverso cesseranno di esistere. Grazie al Festival si impara ad ‘amare le differenze’ perché si sa, l’Oriente non è più così lontano.

di Mara Parretta
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017