Michele Marzullo: «La prevenzione è il fallimento della politica e della classe medica»

Ignoranza e scarsa lungimiranza. È tutto ciò che circola nella società quando si parla di prevenzione medica. Esiste
un uomo che non esita a puntare il dito contro la politica e la stessa classe medica di cui fa parte, condannando una mentalità antiprogressista che non guarda al futuro bensì a risultati immediati, e spesso di facciata, da vendere magari in campagna elettorale o per ambire ad un ruolo nella classe dirigente. Stiamo parlando del dott. Michele Marzullo, specializzato in Medicina dello Sport, Chirurgia Generale, Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e Cardiochirurgia. Classe ’56, Marzullo collabora anche con l’eccellente staff medico della SSC Napoli, monitorando principalmente la situazione cardiaca degli atleti che sono tenuti sempre sotto attenta osservazione.

Quanto è importante il lavoro di prevenzione medica per atleti agonisti e amatoriali?

La prevenzione è fondamentale sia per la vita che per la qualità della vita stessa. Il primo tipo di prevenzione riguarda gli accertamenti cardiologici, utili per evitare eventuali arresti cardiaci durante lo sforzo fisico e per scoprire se ci sono delle cardiopatie nascoste. Inoltre, sto analizzando importanti novità in merito alle miocarditi influenzali: nei periodi influenzali alcuni virus possono attecchire alle pareti cardiache e in quel momento il cuore diventa vulnerabilissimo, comportando delle fatali aritmie. Lo studio di questa miocardite influenzale è per me un impegno forte che porterò avanti con il reparto di Virologia del Policlinico di Napoli. La seconda tipologia di prevenzione riguarda coloro che vogliono trarre dal proprio futuro una serie di benefici fisici lavorando subito su fattori come postura, alimentazione, ecc.

Crede che il tema della prevenzione medica sia troppo sottovalutato e spesso addirittura completamente ignorato nell’educazione di un bambino?

C’è scarsa lungimiranza sia della classe politica che della classe dirigente. Si parla principalmente di diagnostica e pronto soccorso ma si dimentica che la prevenzione gioca a favore del futuro di una persona. Se si favorisce l’attività fisica controllata nel corso di un decennio si riducono i dati riguardanti gli infarti, i tumori, l’obesità e le sue conseguenze: ma a questo nessuno ci pensa. Tutti vogliono il risultato subito per venderselo dal punto di vista elettorale o di carriera. La prevenzione è un campo dove si rimette e non si guadagna molto: guadagna più chi cura, dopo che è successo il danno. Lei non va dal medico se si sente bene ma non sa se questo sentirsi bene è reale o se c’è qualcosa che può venire fuori all’improvviso.

Penso alle due ore di educazione fisica settimanali nelle scuole che spesso non sono adeguatamente sfruttate circa la sensibilizzazione alla prevenzione…

Nelle scuole si parla poco di medicina preventiva, dove nemmeno si fanno visite mediche. La medicina dello sport è rimasta l’unica visita del giovane perché non c’è più la medicina scolastica, né quella militare. Oggi l’ultimo baluardo per la prevenzione è proprio la visita medico – sportiva. Nessuno se ne frega. I centri di medicina dello sport stanno chiudendo.

Che tipo di cambiamento deve avvenire e da dove deve cominciare nella nostra società?DSC_5531

Serve un cambiamento di mentalità e deve partire da voi che siete dei giovani giornalisti, dagli studenti che si devono ribellare all’educazione fisica che non si fa, alle visite alle quali non viene sottoposto. I genitori dei ragazzi che frequentano le scuole calcio dovrebbero ribellarsi per i “fittizi” controlli medici che vengono fatti ai bambini. La medicina dello sport è veramente il baluardo per la riduzione delle malattie. Mi posso permettere oggi di dire che esiste un fallimento sulla prevenzione della classe politica e della classe medica perché anche noi facciamo poco.

Ricordiamo con dispiacere calciatori deceduti durante una partita per motivi cardiaci, eppure sono sottoposti a controlli periodici. In questi casi, cosa è sfuggito e di chi è la colpa?

Ci sono staff medici di qualità e altri che lavorano con molta meno attenzione. L’unico con il quale mi sono trovato sempre in accordo è quello del Napoli. Altri, in Lega Pro ad esempio, il medico deve solamente presenziare in panchina giusto perché lo dice la legge ma non c’è il problema della prevenzione. Io so di squadre di Lega Pro quest’anno che hanno eseguito visite mediche in maniera per così dire totalmente superflua. Poi c’è un altro problema che vi dico in anteprima. Oggi ci sono gli afro-cubani che hanno una conformazione cardiaca diversa dalla nostra che si può confondere con la cardiomiopatia ipertrofica che è mortale per l’atleta che fa sforzo. Vanno visitati questi ragazzi. Io ho trovato un calciatore di colore di Lega Pro ai limiti della patologia: chi gli dava un mese, chi due; io gli ho dato un anno, accertando che è la sua conformazione di afro cubano.

A che livello è la sanità campana sulla prevenzione?

Adesso se ne comincia a parlare ma perché siamo io e De Nicola a “bombardare” l’opinione pubblica sulle visite di idoneità, sul passaporto ematico, istituendo anche col Prof. Iammarrone il master di Posturologia alla Federico II di Napoli per studiare l’atleta in tutta la sua conformazione. La prevenzione è di tutti ed appartiene alla società. Se c’è prevenzione i bambini di oggi avranno in futuro meno problemi di noi che abbiamo 50-60 anni. L’attività fisica è un “farmaco” gratuito e piacevole.

Sfatiamo il tabù per alcuni che considerano che lo sport logori il corpo dopo ad una certa età?

Spesso noi vogliamo fare tutto e subito. La chiave è l’allenamento, un’attività graduale che richiede tempo affinché l’organismo modifichi le sue caratteristiche. Atleti non si nasce, si diventa.

Quanto conta l’alimentazione e cosa crede delle ultime ricerche fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità?

Noi campani siamo fortunati perché siamo i detentori della dieta mediterranea perché c’è tutto e non dobbiamo cercare nulla altrove. Purtroppo ci siamo americanizzati e sono cose che alterano l’equilibrio di questa dieta. Dieta mediterranea e attività fisica sono due fattori inscindibili. A mio parere, la dieta deve essere completa e in una dieta, come quella vegana ad esempio, qualcosa manca inevitabilmente.

Come spiega che ci siano molti atleti, calciatori, che si infortunano molto più spesso di altri?

Se sono infortuni da contatto non c’è nulla da fare. Se invece sono di natura spontanea, cioè che ci si fa male da soli, c’è qualche problema: o una lesione precedente maltrattata o un atteggiamento posturale sbagliato nel suo gesto atletico. Ciò si corregge con l’allenamento e correggendo le alterazioni posturali.

Qual è il suo sogno?

Il mio sogno è che prima di arrivare alla cura i miei colleghi medici facciano prevenzione. Un atleta che si rompe rimarrà un atleta rotto. Sapete qual è la maggiore causa di infortunio muscolare? Il precedente infortunio. Bisogna fare prevenzione!

Di Fabio Corsaro, Fulvio Mele

Foto di Gabriele Arenare

 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!