Mattarellum (il principe azzurro), il Porcellum e l’Italicum… Minchium!

Matteo Renzi

Il presidente del consiglio Matteo Renzi si è dimesso all’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. A mezzanotte. Alla stessa ora in cui Cenerentola perse la scarpina. In quel caso il principe azzurro, con la calzatura in mano, avviò una consultazione con tutto il popolo del reame per ritrovare il piede spoglio e risalire a quegli occhi turchese e vivere tutti i giorni felici e contenti.

Sergio Mattarella è il nostro principe azzurro. Ha i capelli bianchi, occhiali come i fari di una 128 FIAT degli anni 70, una cifosi senile, una camminatura incerta, un sorriso abbozzato che non ti riesci a capacitare che possa diventare una risata ed è il nostro principe azzurro.

Il leggiadro piedino è un nuovo sistema di elezione dei due rami del Parlamento italiano, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, che ci faccia ritrovare lo sguardo efficiente ed efficace di un sistema politico costituzionale che garantisca sicurezza sociale e benessere economico ai cittadini, non la felicità anche se il filosofo inglese Locke, distinguendola da quella eterna, speculò sul dovere di ogni governo di perseguirla tanto che 100 anni dopo, il 4 luglio 1776, la ricerca della felicità fu riportata nella vigente dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane formulata a Filadelfia da Thomas Jefferson, Benjamin Franklin ed altri intellettuali: “A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”. Per questo motivo, e non altro, gli americani sono felici.

La definizione di un nuovo sistema elettorale è necessaria per queste schematiche considerazioni:

  1. La vigente legge 21 dicembre 2005, n. 170 – chiamata Porcellum perché il Ministro proponente Calderoli la definì “una porcata” – è stata dichiarata incostituzionale in più parti dalla Corte Costituzionale con la sentenza n° 1 del 13 gennaio 2014 pur avendo regolato le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013. Il testo che ne esce oggi è indicato per questo Consultellum. Possiamo sinteticamente definirlo come un sistema proporzionale di lista con liste bloccate, senza preferenza ai singoli candidati, con premio di maggioranza di coalizione applicabile solo al Senato se viene approvato l’Italicum. Se non è approvato … non mi viene il termine in latino ma potrebbe essere un’esclamazione di sorpresa arrabbiata.
  2. La nuova legge 6 maggio 2015, n. 52 è anch’essa al vaglio preliminare della Corte e la potremmo definire una sorta di “promessa di legge”. Fu chiamata fantasiosamente Italicum proprio dall’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, quando non aveva alcun ruolo istituzionale, anzi era il “presidente del consiglio promesso”, ma quale segretario nazionale del PD la promosse con un accordo siglato il 18 gennaio 2014 con Silvio Berlusconi di Forza Italia. Il motivo di questo nome: “Una legge elettorale dell’Italia che ci sarà invidiata e, in pochi anni, copiata da tutta l’Europa e mezzo mondo”. Possiamo, altrettanto schematicamente, definirlo un sistema proporzionale a doppio turno con premio di maggioranza alla lista che superi il 40% di voti espressi al primo turno o vinca il ballottaggio di lista, dove l’elettore esprime il voto alla lista ed ai candidati non al capolista perché bloccato. Il sistema è applicabile solo alla Camera perché il Senato sarebbe stato abrogato con la riforma costituzionale. Non sto scherzando. E’ cosi. Si decise di non disciplinare il sistema di elezione di uno dei rami del parlamento perché sarebbe stato in seguito eliminato dalla riforma costituzionale in corso, ciò quella bocciata dal referendum. Ricordo che tale incongruenza, che avrebbe portato al blocco del parlamento in vigenza di un bicameralismo perfetto, non passò inosservata e fu segnalato da parte di molti giuristi e tra questi Michele Ainis e Massimo Luciani.

Anche l’accordo di gennaio con il cavaliere aveva un nome, il “patto del nazareno” fondante su tre temi + 1:

  1. riforma costituzionale del titolo V, parte II, con l’eliminazione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali (?!?),
  2. fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in una “Camera delle autonomie” senza elezione diretta dei rappresentanti,
  3. ed, appunto, nuova legge elettorale,
  4. il più uno, secondo i partiti di opposizione e la stampa specializzata, era il “salvacondotto” per Berlusconi e le sue aziende, in cambio dei voti di Forza Italia per attuare il programma di riforme del governo ed, in questo senso, la vicinanza di Denis Verdini a Renzi.

La Corte costituzionale aveva anticipato il pronunciamento di illegittimità costituzionale del Porcellum con un comunicato del 4 dicembre 2013 (certo che è curioso questo 4 dicembre) ed introduceva un ulteriore elemento di crisi del sistema (non si può non avere una legge elettorale) rispetto ai primi due del 2013:

  1. L’elezioni politiche del 24/25 febbraio non determinarono alcuna maggioranza in grado di garantire un governo stabile. In particolare al Senato nessuna delle coalizioni raggiunse la maggioranza assoluta di 158 seggi,
  2. Per la prima volta, rompendo una consuetudine costituzionale, viene rieletto un presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, cosa mai successa in circa 70 di sistema repubblicano in considerazione del mandato lungo di 7 anni e del ruolo arbitrale di chi ricopre tale carica.

A questo punto tutto cambia. Matteo Renzi nel doppio ruolo di segretario nazionale del PD – aveva vinto le primarie a novembre 2013 contro Civati e Cuperlo, che diventa presidente ma poi si dimette perché non condivide la linea del partito – e di presidente del consiglio – al posto di Enrico Letta nella famosa staffetta di san valentino ma vi posso assicurare che innamorati non erano e poco ci mancava che finiva a campanellate nel passaggio di consegna – presenta l’Italicum, previo patto del nazareno, alla Camera dei Deputati in un testo, che poi sarà modificato ma non per gli aspetti che sono critici, che l’approva il 12 marzo e lo trasmette al Senato. La legge viene approvata definitivamente il 4 maggio 2015 con il governo che pone la questione di fiducia – o si approva o si va a casa – destabilizzando il PD, cosa che ha probabilmente pagato con l esito referendario, ed infuocato il rapporto con le opposizioni:

  1. Pier Luigi Bersani, il precedente segretario generale del PD, ed Enrico Letta, il precedente capo del governo, votano contro la nuova legge elettorale mentre Gianni Cuperlo ed i suoi votano a favore con tanti se e tanti ma,
  2. le opposizioni (Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Forza Italia, Sel, Fratelli d’Italia), unite, non la votano uscendo dall’aula.

La versione definitiva dell’Italicum ha questi punti fondamentali

  1. NUOVA SCHEDA ELETTORALE. La riforma introduce una nuova scheda elettorale: ogni casella sarà composta dal contrassegno del partito al centro, a sinistra il nome e il cognome del capolista mentre a destra due righe per le preferenze.
  2. 100 COLLEGI PLURINOMINALI. Le liste dei candidati sono presentate in 20 circoscrizioni elettorali suddivise nell`insieme in 100 collegi plurinominali, fatti salvi i collegi uninominali nelle circoscrizioni Valle d`Aosta e Trentino-Alto Adige, per le quali verranno reintrodotti i collegi uninominali;
  3. ELETTI ALL’ESTERO. I 12 deputati eletti nella circoscrizione estero sono eletti con lo stesso sistema attualmente vigente: il disegno di legge non interviene sul punto.
  4. PREMIO DI MAGGIORANZA. Sono attribuiti 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40% dei voti validi. Nel precedente sistema era il 37%
  5. BALLOTTAG Nel caso in cui nessuna lista raggiunga il 40% dei consensi si procede a un turno di ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti. E’ esclusa ogni forma di collegamento tra liste o di apparentamento tra i due turni di votazione. Un sistema che stravolge completamente il ballottaggio della precedente legge elettorale.
  6. SOGLIA DI SBARRAMENTO. Accedono alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il 3% dei voti validi rispetto al precedente 8%.
  7. PARITA’ DI GENERE. In ciascuna lista i candidati sono presentati in ordine alternato per sesso, i capolista dello stesso sesso non eccedono il sessanta per cento del totale in ogni circoscrizione, nessuno può essere candidato, in più collegi, neppure di altra circoscrizione, salvo i capolista nel limite di dieci collegi. L`elettore può esprimere fino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capolista.
  8. CAPILISTA BLOCCATI E POI PREFERENZE. Sono eletti prima i capolista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.
  9. VOTO STUDENTI ERASMUS. La legge dà la possibilità agli elettori temporaneamente all’estero (in particolare gli studenti Erasmus e i militari impegnati nelle missioni) di votare per corrispondenza nella Circoscrizione estero.
  10. COLLEGI ELETTORALI. I collegi elettorali sono determinati con decreto legislativo da emanare entro cinque mesi e secondo i principi e i criteri direttivi stabiliti dall’Italicum.
  11. NORMA ANTI-FLIPPER. La norma prevede un meccanismo di ripartizione dei seggi eccedentari che tutela anche le liste minori. Nel nuovo testo approvato al Senato la lista che ha raccolto più voti (eccedentari) cede il seggio a quella più piccola dove questa ha raccolto più consensi.
  12. STATUTO OBBLIGATORIO. Per presentare la propria lista alle elezioni sarà necessario depositare anche uno Statuto.
  13. CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA. La nuova legge elettorale entra in vigore a decorrere dal primo luglio 2016.

Fino a qui abbiamo capito cinque cose, cinque come le dita di una mano che fa ciao:

  1. la maggioranza ed il suo leader, in meno di 6 mesi sono completamente diversi da quelli usciti dalle elezioni, dopo un numero preoccupante di governi tecnici termina la seconda repubblica “la sera delle elezioni si conosce il nome del nuovo capo del governo”,
  2. sistemi elettorali diversi per i due rami del parlamento e disciplinati in modo che si formino maggioranze diverse,
  3. la legge elettorale, che dovrebbe avere la piu ampia convergenza, non viene votata da tutte le forze politiche di opposizione, anche se era partita con l-intesa del governo con una parte di essa,
  4. molte promesse,
  5. l’uso del latino ab cazzam.

Insomma in attesa del 24 gennaio – la data in cui la Corte deciderà sull’Italicum, il nostro principe azzurro nonché capo dello Stato deve trovare un sistema per eleggere il prossimo parlamento italiano che scade nel 2018. Ma Mattarella come tutti i principi azzurri è anche l’uomo del destino. Perché? Tante coincidenze.

La prima. Il relatore, cui diede il nome Mattarellum, della riforma elettorale, attuata in seguito al referendum del 18 aprile 1993, che ha governo le elezioni politiche italiane del 1994, 1996 e 2001. Riforma importante perché consacrò la nascita della cd seconda repubblica introducendo un sistema misto, collegi uninominali e soglie di sbarramento. La legge sostituì il sistema proporzionale in vigore dal 1946 (Assemblea costituente) ed è rimasta in vigore fino al 2005 quando venne sostituita dal Porcellum (legge Calderoli).

La seconda coincidenza: Sergio Mattarella era uno dei componenti della Corte Costituzionale che dichiarò alcune illegittimità del Porcellum.

Il destino è confermato con l’ultima. Sarà lui il presidente della Repubblica che archivierà l’Italicum o sarà, sempre lui, che darà mandato per la formazione di un governo di scopo per fare una nuova legge elettorale.

Dobbiamo comunque registrare un’altra anomalia di questo confuso meccanismo – adesso non per dire ma prodotto da un governo che aveva il mandato di semplificare la vita dei cittadini, sburocratizzare e snellire le attività istituzionali – il vaglio preliminare da parte della Corte Costituzionale, richiesto per il timore che, come per il porcellum, si facessero le elezioni con norme successivamente cassate. Ma. C’è un ma. E lo spiega Ugo De Siervo, presidente emerito della corte,: “La consulta può intervenire solo se una norma ha danneggiato le persone: l’Italicum non è stato ancora approvato”. Non mi viene il latino ma …. minchiam ci sta bene come onomatopeica.

Possiamo però schematizzare le questioni che devono essere affrontate e che caratterizzeranno il dibattito di questi giorni ma di tutta la restante legislatura, che si voti nel 2017 o 2018.
Il sistema elettorale è l insieme delle regole che trasformano le opinioni in voto – prima fase – ed i voti in autorita – parlamentari, consiglieri regionali e comunali, sindaci, etc – ed [ determinato dalle forze politiche presenti nella comunita e nelle istituzioni. A secondo del tipo di societ’ politica i sistemi scelti possono essere di tipo maggioritario, proporzionale o misto, quest-ultimo ideato per ovviare ai difetti che presentano gli altri due sistemi.

In questo momento, assenza di un governo ed una maggioranza coesa e con una probabile e temuta cancellazione delle regole elettorali da parte della Corte Costituzionale, ogni forza politica proporra o accettera riforme elettorali che gli convengono. Quali possono essere le posizioni

Oggi rispetto al bipolarismo imperfetto della prima repubblica – presenza di due grandi partiti di massa come la DC e il PCI – funzionante con un sistema proporzionale dove vi erano molti voti di appartenenza rispetto a quelli di opinione e al bipolarismo perfetto della seconda repubblica con un aumento del voto di opinione rispetto a quello di appartenenza e per questo funzionante con un sistema misto – maggioritario con elementi di proporzionale – in un’Italia, divisa in 3-4 blocchi di medie dimensioni (PD, M5S, Lega Nord e Forza Italia), per formare una valida maggioranza parlamentare occorre un adeguato sistema elettorale che tenga conto della predisposizione delle forze politiche a fare accordi prima – allora va bene il maggioritario – o dopo le elezioni.

E la matrigna? Non si sa! Minchium!

di Vincenzo Russo Traetto