“I Masanielli”: L’amore per la pizza

Tanti, tanti anni fa è iniziata la storia di due giovani ragazzi Francesco e Salvatore Martucci che hanno dato vita ad una delle Top10 pizzerie Casertane: “I Masanielli”. Parliamo di una poiché il nome è lo stesso, ma le sedi sono separate e lavorano i due fratelli, i quali finalmente hanno portato a compimento il loro sogno e la loro passione. Parlando con Salvatore, comunemente conosciuto come Sasà, abbiamo rievocato ricordi che risalgono a quando avevano, lui e il fratello, 10 e 13 anni. “Abbiamo fatto tanta gavetta, i tempi erano difficili e volevamo aiutare la nostra famiglia. Sia mia madre sia mio padre avevano fratelli pizzaioli, quindi abbiamo deciso di dare una mano. Iniziando dal lavare i piatti e i bagni, siamo saliti di livello finchè non abbiamo aiutato in cucina.” Così è iniziato il tutto, ovviamente non si sarebbero mai aspettati di essere così rinomati un giorno. Racconta Sasà di aver fatto molte esperienze lavorando in diversi locali e dopo aver raccolto esperienze hanno deciso, nel 2001, di aprire una propria pizzeria: “Abbiamo aperto una pizzeria d’asporto e rosticceria nel 2001, era piccolina, ma da lì siamo partiti con il nome di “I Masanielli”.”

Successivamente quando il fratello maggiore, Francesco, ha aperto il locale in Via A. Lincoln, Sasà è rimasto nella vecchia sede. Dopo un po’ anche lui decise di spostarsi e di aprire un locale con una ventina di posti a sedere, da quel momento, dice Sasà, tantissime persone volevano venire nella mia pizzeria: “Ebbi l’esigenza di trasferire il locale e di adattarlo alle nuove condizioni. E’ un anno di questo locale in via Vivaldi ed ogni sera c’è tantissima folla poiché se il prodotto non fosse stato di qualità, non avrei ricevuto apprezzamenti e riconoscimenti.”

La ricetta è segreta. Più che le farine, in questo caso contano idratazione e procedimento. La nuvola gassosa che sarà stesa ha dentro una percentuale elevata di manualità soprattutto per sfidare le leggi della fisica quando l’acqua raggiunge valori da capogiro, tra l’80 e l’85%.

E poi ovviamente ci sono i prodotti di farcitura con un occhio di attenzione al territorio. Per noi fare rete con il territorio di appartenenza, il casertano, è una missione che perseguiamo sostenendo le aziende artigiane che fanno alta qualità e difendono l’identità dei luoghi”.

Tanti sacrifici, tanta ricerca e tanto lavoro hanno portato questa pizzeria ai vertici, ma soprattutto c’è bisogno di tanta passione. “Passando 13 ore nella cucina della pizzeria con i collaboratori è inevitabile che nasca una seconda famiglia, anche nei giorni liberi ci incontriamo e andiamo alla ricerca dei prodotti.”

Per Sasà la più grande soddisfazione è che il cliente resti soddisfatto del prodotto.

Ci ha raccontato anche un episodio che lo ha reso particolarmente soddisfatto: “Una sera sono venuti dei pizzaioli a mangiare qui la pizza e si sono presentati a me, dicendomi di essere davvero soddisfatti della qualità della pizza.”

Riguardo questo episodio è stato impossibile trattenere la curiosità di chiedere se anche lui fosse mai andato in altre pizzerie “Giro poco per le pizzerie” – risponde Sasà – “passo la maggior parte della settimana in pizzeria, quindi quando esco con gli amici per mangiare preferisco i ristoranti. Non nascondo che mi è capitato di andare in pizzerie, ma non giudico, non mi permetto di dire che la pizza non è buona. Ci sono così tante tecniche diverse, prodotti diversi.”

Per quanto riguarda le critiche dice: “Dipende dal tipo di critica. Ci sono critiche costruttive e critiche che sono fatte proprio per ferire. Io sono il primo che, quando il mio prodotto non riesce bene al 100%, dice di non farlo uscire dalla cucina. Posso buttare anche 20/30 pizze, ed è capitato, ma il prodotto a tavola deve uscire come si deve. Faccio si che il prodotto sia buono il Lunedì quanto il Sabato. Sono io per primo perfezionista e pignolo, penso al cliente, tutto qui.”

Per il futuro, si dice essere un ragazzo davvero ambizioso, ha buone aspettative, vorrebbe anche approdare all’estero.

“Ringrazio me stesso, la mia squadra soprattutto, poiché per sopportarmi ce ne vuole. Posso essere forte quanto voglio, ma affrontare 500 persone e pizze ogni giorno da solo è impossibile ed ho bisogno della mia squadra.”

di Flavia Trombetta