MARIO MONICELLI E RAP: 100 ANNI DI CINEMA

Il grande regista ritorna ad esprimersi grazie alla mostra fotografica allestita al PAN

Mario Monicelli: un nome che sul vocabolario è sinonimo di cinema. Il motivo? Semplice quanto ovvio; Il primo film in cui viene accreditato Monicelli come regista risale al lontano 1935 (“I ragazzi della via Paal”), anno in cui il grande regista era appena ventenne, mentre l’ultimo è “Le rose del deserto” del 2006. Errato inserirlo tra i padri del cinema nostrano, molto più giusta appare la definizione di “fratello”, proprio per descrivere il ruolo di chi è stato regista nell’evoluzione del fenomeno cinematografico in Italia piuttosto che mero spettatore.

Appartiene alla vita dell’artista l’essere ricordato per le sue opere, e mentre il musicista viene ricordato per i suoi spartiti, così il nome di Mario Monicelli sarà tramandato per i suoi film. Toccando quasi tutti gli infiniti generi della settima arte, Monicelli ha regalato alla nostra storia dei veri e propri capolavori; Cult che ogni appassionato (e non) dovrebbe conoscere come “L’armata Brancaleone” o la saga di “Amici miei”, vantando collaborazioni con attori del calibro di Marcello Mastroianni e Totò.

La mostra a lui dedicata prevede un’esposizione fotografica curata da Chiara Rapacelli, in arte RAP, che, con grande rischio, riesce a sfondare la barriera che divide lo spettatore dalla cornice dando vita alle immagini che, con i commenti dell’artista, comunicano pensieri, parole e sentimenti. La raccolta è in realtà un insieme di foto di scena scattate sui tanti set del regista, ritoccate, con grande rispetto verso l’immagine originale, con paesaggi e commenti aggiunti dall’artista. Ecco come l’opera di un mito riesce a rivivere grazie alle mani di un’artista, arrivando a noi sotto una forma diversa ma carica della stessa energia che trasmette dalla cinepresa.

Sorridendo possiamo immaginare il pensiero recalcitrante di Monicelli di fronte alla mostra, non essendo egli un uomo legato ai ricordi, al passato: finito un film gettava tutto ciò che riguardasse questo per volgere lo sguardo ad una nuova avventura. Era un uomo del futuro. Noi, invece, non possiamo girare le spalle ad un passato di tale valore artistico; gli anni che Monicelli ha dedicato al cinema sono meno di cento, ma la sua opera rappresenta un intero secolo di cinematografia, vanto e cultura dell’arte nostrana. Speriamo se ne ricordino per almeno altri cento.

 

Salvatore De Marco

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About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.