Mariano Bruno (Pigroman) ai giovani: «Non fate come me, fate e date di più»

Mariano Bruno Pigroman

In TV lo conosciamo come “Pigroman” o la “Mucca di Caserta”. Nella realtà è Mariano Bruno, uno dei volti del noto programma televisivo “Made in Sud” che da qualche mese è anche in libreria con il libro, dal titolo “Chi è pigroman campa cient’ann”, «un manuale – come ha raccontato lo stesso autore – sulla pigrizia e comportamenti da adottare in relazione alla quotidiana vita frenetica». Nel corso dell’intervista ha raccontato come nascono i suoi personaggi, del suo rapporto con Napoli e dell’esperienza del programma televisivo.

Mariano Bruno, sei stato uno dei volti di Made in Sud, trasmissione dedicata ai comici partenopei e non solo. Come nasce il tuo personaggio “Pigroman”? E la “mucca di Caserta”?
«“Pigroman” nasce un pomeriggio a casa mia durante un incontro con alcuni colleghi. Si è sempre alla ricerca di nuove idee. Mi è arrivata una telefonata, mi si chiedeva di raggiungere un amico ad Avellino. Avellino ?Avellino?  nooooo – esclamai. Decisi così di vestirmi da supereroe pigro. Un controsenso che ha funzionato. Non si era mai visto un supereroe pigro. L’idea mi faceva ridere e così l ho messo in scena. È stata vincente, mi ha permesso di farmi conoscere da tante persone. La pigrizia come valore inconscio. Tutti sono un po’ pigri nella vita. Poi ho rappresentato anche “La mucca di Caserta” quando vi era un periodo difficile, quello della terra dei fuochi. Mi chiesi cosa potesse pensare una mucca di questa situazione e quindi perché non darle voce. Mi piace vestirmi da personaggi che apparentemente sembrano follie comiche ma che poi invece funzionano. La gente ha risposto bene è subito piaciuta. È così diventata  la mucca di tutti, dei grandi e piccini».

Come nasce la scelta dei tuoi personaggi?
«La scelta dei personaggi è istintiva, o almeno nel mio caso. Nascono senza un programma ben preciso. Mi escono di getto e cerco di interpretarli nel migliore dei modi, sperando di riuscirci».

Ogni personaggio ha un suo significato e potrebbe anche “lanciare” una “morale?
«C’è sempre una morale dietro ad ogni personaggio. Il palco serve anche a questo, ed ossia a lanciare un messaggio. In fondo la comicità è un linguaggio».

Quanto e cosa ha rappresentato per te aver partecipato a “Made in Sud”?
«“Made in Sud” è significato molto per me. Si ha l’opportunità di raccontare e mettere in scena le tue idee, per giunta nella tua città. Non ha prezzo».

Secondo te è stato importante promuovere un programma televisivo che mettesse in risalto i comici partenopei dopo Colorado e Zelig?
«È stato necessario. Nel 2005 ho avuto la possibilità di partecipare a “Colorado Café” . Non è stato facile farmi accettare comicamente. Spesso ci sono linguaggi comici differenti tra Nord e Sud. “Made in Sud” ha aperto le porte e dato opportunità di lavoro a tanti comici, 10/100/1000. “Made in Sud” è un bene per la città. Basti, infatti, pensare che l’indotto “Made in Sud” crea tanta occupazione: dal trucco al parrucco, attori e macchinisti tv. In un periodo occupazionale così difficile, “Made in Sud” può far solo bene».

Quanto è difficile far ridere a Napoli, oramai abituato alla risata e alla comicità?
«La comicità il napoletano la possiede nel DNA. Proprio per questo bisogna fare comicità intelligente ma allo stesso tempo leggera. La simpatia e l’umanità sono un mix vincente. Non sempre il simpatico della comitiva però diventa un comico».

C’è un volto storico della comicità napoletana alla quale ti ispiri? Massimo Troisi o Totò? Chi sceglieresti e perché?
«Sia Totò che Troisi sono stati pionieri di meccanismi comici. Spesso succede di esprimersi inconsciamente come loro. Del resto non è difficile assorbirli. Li sceglierei entrambi, non si può rinunciare a nessuno dei due … come si fa».

Sei stato in libreria con “Chi è pigroman campa cient’ann”. Da dove nasce l’esigenza di scrivere un libro?
«Non è stata un esigenza. Ho accettato questa sfida ardua per mettermi alla prova. “Chi è pigroman campa cent anni” è il manuale della pigrizia. Ho ritenuto interessante mettere su carta alcuni elementi pigri che possono servire in questa vita oramai troppo frenetica. Ringrazio l’editore per aver creduto in questo progetto».

E se dal pubblico ti dicessero “chi dorme non piglia pesci”, cosa risponderesti a questa teoria?
«Risponderei, hai ragione. Pigro non vuole dire dormire. Il pigro elimina il superfluo per valorizzare il concreto. Il dormiente, invece, dorme e basta».

Che Mariano Bruno racconti nel libro?
«Non è una biografia, ma solo il tentativo di sfruttare al meglio la pigrizia».

Che consiglio daresti ai giovani comici che intendono intraprendere questa strada?
«Qualora fossi in grado di dare un consiglio, direi: non fare come me, dai e fai di più. Non smettere di credere e di perseguire il tuo sogno. È necessario però, secondo me, darsi un tempo massimo di riuscita. La conoscenza è la chiave di tutto. Più cose sai, più cose hai da dire».

Attualmente a cosa stai lavorando?
«Mi intriga molto il teatro. Vorrei cimentarmi in un lavoro teatrale, ma sono anche molto attratto dal cinema. Mi auguro di partecipare a qualche bel progetto cinematografico e sogno un film da protagonista».

«Siete bellissimim e questo ci si saaaa. Leggi “Informare” e non ti stancare… Assassinnnn».

 di Giovanni Iodice