Marco Infante, nato con le mani in pasta

Marco Infante - Informareonline

«Ho due sogni nel cassetto: aprire una cioccolateria e un biscottificio»

Le mani in pasta, quelle sporche di farina, che una volta hanno l’odore dei limoni di Costiera o della fragranza del rum che ha imbevuto gli ultimi babà, con i polpastrelli oleati dallo strutto dei taralli o mentre spremono il contenuto della sac à poche sull’ultimo dolce da farcire e decorare. Le mani di Marco Infante sono segnate dalle storie di nonno Leopoldo, che vendeva i taralli con cesto e carrettino tra i vicoli di Napoli, e dalla passione che lo porta sin da piccolo ad innamorarsi del laboratorio di pasticceria, laddove oggi esercita la sua professione, portando avanti una tradizione di successo lunga circa 80 anni.

Marco, insieme al fratello Fabio, rappresenta la quarta generazione dell’azienda di famiglia che oggi è forte di un brand costruito negli anni grazie alla bontà e alla qualità dei prodotti e alle idee fresche ed innovative introdotte proprio da Fabio e Marco. Con gli store Leopoldo, il grande passo in avanti avviene nel maggio del 2011 quando nasce a Via Toledo Casa Infante, un progetto studiato a tavolino per oltre un anno che, attraverso una propria identità costruita grazie ad una profonda ricerca di un’immagine ben definita, di colori e dell’arredamento, si posiziona in maniera originale nel mercato del gelato artigianale.

La grande sfida di Marco è quella di rispettare la tradizione con i suoi gusti classici, ma sposare una filosofia del gelato innovativa che seguisse la scia di tanti chef che si cimentano in accostamenti di gusti particolari, a volte stravaganti, con sapori nuovi e imprevedibili, spendendo le proprie risorse soprattutto nella ricerca delle più eccellenti materie prime, autoctone e mondiali. Oggi sorge la necessità di interpretare la tradizione in chiave moderna, permettendo di avvicinare i più giovani, accattivandoli con prodotti più snelli, pratici e golosi, come i famosi “Buccacielli”, il “Cuore di Babà” o il “Cappello di San Gennaro”.

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Amante della contaminazione tra eccellenze nel food partenopeo, Marco si mescola con le espressioni artistiche e commerciali di quella Napoli che ha rivoluzionato il marketing e la comunicazione del cibo, anche quello più tradizionale, come Gino Sorbillo, Puok e Med, Cristiano Piccirillo della “Masardona”. «Viviamo in un momento in cui le fusioni e le collaborazioni sono la chiave di tutto. Io sono un amante della contaminazione, sia sul rapporto, sia sulla fattispecie del prodotto. Più mi chiedono cose stravaganti e più mi gaso. L’essenza che io do alla collaborazione è far vedere che gli artigiani di oggi sono uniti. Dobbiamo mischiarci e contaminarci. Fondersi l’uno con l’altro. Esiste un obiettivo di rendere e creare una rete del food napoletano – continua – e la cosa importante è che ci sia un riconoscimento e un’immagine positiva in Italia e nel mondo. È importante che ci sia una crescita generale. A differenza della vecchia scuola gli artigiani di oggi sono aperti perché ognuno è identificato nel suo ruolo e nella sua idea. Il valore della riconoscibilità e del brand diventa ancora molto più forte».

Il futuro targato “Leopoldo” e “Casa Infante” è segnato dalla volontà di crescere come brand e di aprire nei prossimi 3-4 anni almeno 8 store in giro per l’Italia, oltre quello già presente a Milano e i 13 storici a Napoli, assumendo quindi la veste di player nazionale. La filiera di produzione e distribuzione dell’impresa Infante è strutturata in modo tale da garantire la medesima qualità del prodotto di pasticceria e gelateria sia a Napoli che a Milano, quest’ultima raggiunta con carichi che partono a giorni alterni dal laboratorio centrale di Napoli.

I sogni nel cassetto sono due: aprire una cioccolateria e un biscottificio anche se, come afferma Marco, «mi sento più a mio agio nelle vesti di tarallaro, un prodotto che proveremo a riproporlo e rilanciarlo sotto altri gusti innovativi». Il connubio tra tradizione e innovazione continua, nel segno di nonno Leopoldo e di una vita con le mani in pasta.

di Fabio Corsaro

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017

 

Marco Infante
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About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!