Marco Eden: «Il segreto del rap è quello di saper raccontare»

Marco Eden è Marco Fabozzo, ha 22 anni, studia lettere moderne e ha tante idee. La cucina è il suo hobbie, i film e la cinematografia sono la sua passione, il rap rappresenta la sua vita. «Eden è un posto paradisiaco – dice Marco – voglio che descriva la pace che io cerco nella musica».

Il rap è entrato a far parte della sua vita 5 anni fa, per caso, grazie all’amico Giovanni. «Mi consegnò una penna USB per un progetto scolastico che conteneva anche delle battle di freestyle del vecchio rap underground napoletano – dice Marco – mi piaceva ascoltare ma ero molto timido, non iniziai subito a fare rap. Al liceo classico me ne allontanai ancora di più perché entrai a contatto con dei ragazzi che suonavano rock, in particolare ascoltavo i Doors. Questi ultimi mi hanno segnato parecchio aprendomi un mondo che mi ha aiutato successivamente con la musica».

Il nome “Doors significa infatti “porte”, in riferimento alle porte della percezione proprie di ognuno di noi. «I loro suoni erano all’avanguardia – spiega Marco – grazie a loro ho capito che la musica non dev’essere solo didascalica, ma deve entrarti dentro e trasmetterti delle immagini e dei concetti che ti toccano nel profondo e che ti restano per sempre. Il mio nuovo progetto musicale punterà proprio a questo».

Questo tentativo di creare immagini lo si troverà anche nel prossimo pezzo “Qualcosa di forte” ed è il risultato maturo di un percorso continuo iniziato a 17 anni. «Voglio provare a scrivere qualcosa di nuovo, di cercare suoni nuovi. Esco da un brutto periodo, non riuscivo ad emozionarmi e a scrivere come prima. Sento di avere un messaggio da raccontare, sto lavorando per creare la mia identità musicale completa. Voglio che il prodotto musicale che caccio non sia più semplicemente la mia canzone, ma una realizzazione artistica le cui immagini e messaggi restino a chi lo ascolta».

La presa di coscienza di tale concezione è stato un viaggio che ha conosciuto diverse tappe. É cominciato dalle battle di freestyle che venivano man mano vinte e grazie al guadagno da queste potè registrare i primi pezzi e farli uscire. Le prime aperture di concerti di artisti come Rocco Hunt e Gemitaiz, e la voglia di sacrificarsi che non è propria di tutti. L’uscita del primo disco, “Oro Nero, insieme a Ganje, le prime serate al Palapartenope di Napoli. «Fu un bel periodo, presi consapevolezza di cosa so fare, di cosa avrei potuto fare, di cosa la musica mi può portare a fare. Furono messe le basi per quello che sto facendo adesso». Segue “Fuori Dai Guai, il suo primo disco da solista, un piccolo viaggio di quattro tracce. «Inizia parlando dei miei disagi: volevo e voglio che il talento sia ricompensato, ruppi i rapporti con dei miei amici e mi sentii davvero solo. Termina con il brano ‘’Fuori Dai Guai’’, in cui cerco di esprimere l’idea che nel mio caso la salvezza, la via di fuga per uscire, appunto ‘’fuori dai guai’’ è l’amore, l’amare, l’essere amato».

«Vorrei solo avere un po’ più di fiducia nel mondo e nello scrivere canzoni – conclude Marco – il talento conta, ma non è abbastanza. Bisogna avere tempismo e fare le mosse giuste al momento giusto. Non è commercializzarsi, ma cercare di creare quel suono particolare che al momento non c’è. Io parlo di vicende personali, ma non voglio solo unire parole, concetti, avvenimenti, ma trasmettere delle immagini che toccano nel profondo chi ascolta e restino lì per sempre. Il segreto della musica, in particolare del rap, è quello di saper raccontare».

di Alessia Giocondo