Malga Bala….non tutti sanno che…..

Questi i 12 Carabinieri massacrati a Malga Bala, in Slovenia, nella mattina del 25 marzo 1944, solo perché ITALIANI.

Dino Perpignano, di Sommacampagna (VR), classe 1921 – Primo Amenici, di Santa Margherita d’Adige (PD), classe 1905 – Domenico Dal Vecchio, di Refrontolo (TV), classe 1924  – Fernando Ferretti, di San Martino in Rio (RE), classe 1920 – Lindo Bertogli, di Càsola di Montefiorino (MO), classe 1921 – Michele Castellano, di Rocchetta Sant’Antonio (FG), classe 1910 – Attilio Franzan, di Isola Vicentina (VI) classe 1913 – Rodolfo Colzi, di Signa (FI), classe 1920 – Adelmino Zilio, di Prozzolo di Camponogara (VE), classe 1921 – Pasquale Ruggiero, di Airola (BN), classe 1924 – Pietro Tognazzo, di Pontevigodarzere (PD), classe 1912– Antonio Ferro, di Rosolina (RO), classe 1923.

Tutto il territorio, seppur italiano, era tutto sotto occupazione nazista. Il loro compito era quello di  difendere la centralina idroelettrica che forniva corrente ai paesi del circondario e alla miniera di Cave.

Furono catturati, con l’inganno la sera del 23 marzo, festa nazionale in quanto anniversario del Venticinquesimo di fondazione dei Fasci. Costretti a caricarsi quel poco di cui erano muniti, obbligati a seguire i loro aguzzini sulla cima del monte Izgora, dove riposarono, all’addiaccio, in una notte gelata e stellata. Poi un lungo peregrinare tra una sosta e un pò di acqua e la ripresa del cammino fino all’interno della Bausiza. In serata il trasferimento, sempre a piedi e sempre sotto scorta armata, verso la Bala. Chiusi dall’esterno in un fienile, gli fu preparato per cena un pasto avvelenato con soda caustica, varichina e sale nero. Una notte terribile. La mattina dopo, sabato 25 marzo, la ripresa del cammino verso la Malga Bala, il luogo prescelto dai partigiani bolscevichi di Tito. Il piano era stato studiato fin nei minimi particolari. Erano i Carabinieri e solo i Carabinieri i veri rappresentati dell’Italia e quindi la loro vendetta doveva colpire proprio loro, per una vendetta atroce contro l’odiato nemico di sempre, l’Italia. Il loro obiettivo era stato individuato nei Carabinieri, gli unici che quella volta rappresentavano l’Italia più degli altri reparti in armi italiani. Ed era stato scelto proprio quel giorno di festa, il 23 marzo 1944, per l’attuazione di quel crimine che avrebbe lavato col sangue il loro profondo odio contro gli Italiani. Se avessero voluto vendicarsi uccidendo i Carabinieri, lo avrebbero potuto fare in qualsiasi momento dall’istante della cattura; invece no, i prigionieri dovevano essere portati fin sulla Malga e lì, in quell’immenso silenzio, tra rocce e cime innevate, sacrificarli sull’altare dell’odio.

Il vero filo conduttore del tutto era l’odio covato fin nel profondo del cuore da questi partigiani comunisti di Tito nei riguardi dell’Italia, nemica da sempre e in particolare da quando il Fascismo italiano aveva imposto le proprie leggi. Quello dei partigiani, fu puro atto di vendetta atroce contro poveri innocenti inermi, i quali furono tenuti in vita per tre giorni solo per aumentarne le ansie, le aspettative, le sofferenze, fino al sacrificio terribile e disumano sulla Malga Bala, in perfetto silenzio montano attuato da quei partigiani sloveni assetati di sangue e di vendetta.

Indescrivibile e inumane le violenze a cui furono sottoposti, uno ad uno,  i Carabinieri. Finire un prigioniero o un avversario col piccone era un sistema in uso nel mondo comunista in segno di estremo disprezzo verso il nemico, di umiliazione, di annientamento della sua dignità e personalità.

I Carabinieri trucidati a Malga Bala non erano repubblichini; essi, i Carabinieri, erano stati naturalmente assegnati a quel reparto e a quegli incarichi, senza essere minimamente interpellati.

Ora inginocchiamoci e preghiamo sulle loro tombe e sui loro ricordi, in silenzio.

Sono Martiri, Carabinieri, sacrificati dall’odio e dalla vendetta solo perché ITALIANI.

E preghiamo che fatti del genere non si ripetano, mai più.

 

di Antonino Calopresti

calopresti.antonino@libero.it