L’uomo senza Cristo è polvere ed ombra ( cit. San Paolino Da Nola )

L’uomo senza Cristo è polvere ed ombra ( cit. San Paolino Da Nola )
È considerato il patrono dei suonatori di campane poiché a lui è attribuita, per convenzione, l’invenzione delle campane come oggetto utilizzato in ambito ecclesiastico.

Dalla data odierna, la Campania ha un nuovo patrono, seppur secondario: San Paolino di Nola. Da questo giorno il santo sarà celebrato in tutte le diocesi della Regione Campania con il grado di memoria obbligatoria.
La Festa dei Gigli è una festa popolare cattolica che si tiene ogni anno a Nola e in altre località dell’hinterland napoletano. Dal dicembre del 2013 è inserita nel Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

A Nola dove nasce e si valorizza storicamente la tradizione dei Gigli, la festa si celebra in occasione della festività patronale in onore di San Paolino. I nolani celebrano il ritorno in città di Ponzio Meropio Paolino dalla prigionia ad opera dei barbari avvenuta nella prima metà del V secolo. La festa rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane.

Papa Gregorio I racconta il sacrificio personale del Vescovo Paolino che donò i suoi averi e sé stesso ai Visigoti in cambio della liberazione dei nolani resi schiavi a seguito delle invasioni di Alarico I dell’anno 410. La leggenda vuole che nel 431 la città abbia accolto il vescovo al suo rientro con dei fiori, dei Gigli per l’esattezza, e che i nolani lo abbiano scortato fino alla sede vescovile alla testa dei gonfaloni delle corporazioni, delle arti e dei mestieri.

In memoria di quell’avvenimento la Città di Nola ha tributato nei secoli la sua devozione a San Paolino portando in processione ceri addobbati posti prima su strutture rudimentali e poi su cataletti, divenuti infine torri piramidali di legno.

Tali costruzioni lignee, denominate appunto “gigli”, hanno assunto nell’800 l’attuale altezza di 25 metri con base cubica di circa tre metri per lato, per un peso complessivo di oltre venticinque quintali. L’elemento portante è la “borda”, un’asse centrale su cui si articola l’intera struttura. Le “barre” e le “barrette”, nel dialetto nolano varre e varritielli, sono le assi di legno attraverso cui il Giglio viene sollevato e manovrato a spalla dagli addetti al trasporto. Questi assumono il nome di “cullatori”, in dialetto nolano cullature, nome che deriva probabilmente dal movimento oscillante prodotto simile all’atto del cullare. L’insieme dei cullatori, di norma 128, prende il nome di “paranza”.

I Gigli vengono addobbati dagli artigiani locali con decorazioni in cartapesta, stucchi o altri materiali secondo temi religiosi, storici o d’attualità.

La festa si svolge il 22 Giugno di ogni anno, se cade di domenica, o quella successiva, se giorno infrasettimanale e viene rappresentata con la processione danzante di otto gigli più una struttura più bassa a forma di barca che simboleggia il ritorno in patria di San Paolino. Gli obelischi di legno prendono il nome delle antiche corporazioni delle arti, dei mestieri, nell’ordine: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Barca, Beccaio, Calzolaio, Fabbro, Sarto.

I Gigli e la Barca danzano lungo un tradizionale percorso individuato nel nucleo più antico della cittadina al ritmo di brani originali e reinterpretazioni attinte dalla tradizione musicale napoletana, italiana e internazionale eseguiti da una banda musicale posta sulla base della struttura.

La manifestazione copre l’intero arco della giornata. Nel corso della mattinata, i Gigli e la Barca vengono trasportati in piazza Duomo, la piazza principale di Nola, dove avviene la solenne benedizione da parte del Vescovo. Dal primo pomeriggio all’alba del lunedì le strutture e i cullatori che li trasportano affrontano spettacolari prove di abilità e di forza.

di Antonino Calopresti

calopresti.antonino@libero.it

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