L’universo dei pizzaioli

Questa mattina sono in vena di una riflessione che certamente interesserà anche i nostri lettori.

Negli ultimi tempi si sta sollevando un grande clamore mediatico sul mondo della pizza: impasti, farine, cornicione alto, “canotti”, cornicione basso, temperatura del forno, tecniche di impasto e così via.

Tutto questo porta anche ad un contrasto tra le varie correnti di pensiero, i pizzaioli napoletani, quelli che amano sperimentare, e quelli del “casertano”,  rei secondo alcuni esperti del settore di fare una pizza con una diversa “anima” e non napoletana.

A me da cliente, appassionato e interessato a conoscere l’origine dei prodotti che vengono usati per realizzare una pizza interessa solo una cosa: che la stessa sia buona.

Per questo ritengo che sia arrivato il momento che a parlare siano loro: i maestri pizzaioli, gli attori principali di tanti film visti e rivisti troppe volte. La cosa mi diverte, talvolta leggendo i commenti e le riflessioni di certi “guru”,  maniaci del “mi piace”, di quelli che sentono la necessità di dire tutto su tutti o di pseudo-blogger che spesso sono solo personaggi in cerca di visibilità o consulenti troppo “fai da te”, i quali tendono chiaramente a tirare acqua al mulino dei loro “assistiti” o amici. Insomma un caos totale!

Oggi in questo mondo ci si divide tra varie categorie: i maestri pizzaioli, veri artigiani della pizza, le giovani leve che hanno fretta di arrivare subito e danno a volte troppo peso ai social e poco alla realtà e alla gavetta, i personaggi creati ad arte da taluni che ormai vivono del nome che si sono creati, e poi quelli che in un piccolo locale quotidianamente e col sudore portano avanti una vera e propria missione, già proprio così ! Essere pizzaiolo non è un semplice mestiere: è passione, una passione che oggi presuppone anche una preparazione e una conoscenza importante dei prodotti, dalle farine all’impasto, dalla lievitazione, alle materie prime.

Oggi accade invece che certi professionisti  e pizzaioli ormai vivano di luce propria non avendo più bisogno di “tutor” mediatici. In generale comunque l’impressione che ho è quella di un mondo che non riesce a mobilitare le proprie risorse intellettuali, che non riesce ad essere libero, legandosi sempre più ad un sistema creato ad-hoc, preoccupandosi di “tenersi buoni” il critico o il giornalista di turno, perché se no gli fa cattiva pubblicità.

E’ bellissimo invece vedere i pizzaioli che ci mettono la faccia e che fanno cultura dei prodotti.

Questo è il mio pensiero e per questo tante volte scrivo di prodotti buoni e selezionati, perchè  bisogna porre l’attenzione sui prodotti cardini della dieta mediterranea e sul piatto principe “la pizza”.

Perchè scrivere significa essere liberi di esprimere e rappresentare la realtà che ci circonda senza essere vincolati a niente e nessuno.

Essere indipendenti certe volte può anche costare una “recensione negativa”, ma “chissenefrega”, tanto a giudicare la qualità del piatto o di un prodotto alla fine è il cliente, che paga e che fa crescere un locale o un commercio nel tempo.

Quello che mi interessa molto è il ritorno alla semplicità, semplicità nel linguaggio, semplicità nei comportamenti, genuinità nei rapporti umani, genuinità nel mangiare una buona pizza e un buon piatto.

di Antonino Calopresti