Luisa Pezone: “Cultura e turismo sono il futuro del nostro Paese”

Cultura significa libertà ma anche economia; per l’Italia è un giacimento a cielo aperto che garantisce il lustro artistico al Paese. Abbiamo patrimoni inestimabili che il mondo c’invidia ma siamo anche consapevoli che ci mancano colpi nella valorizzazione dell’eredità culturale che vantiamo. In tal senso, i 7 nuovi direttori stranieri dei 20 Musei italiani potrebbero rappresentare una garanzia per l’internazionalizzazione delle nostre bellezze… oppure questi dati vanno intesi come una scarsa disponibilità attuale di personalità italiane eccelse nel mondo della cultura tali da poter dirigere patrimoni come il Museo di Capodimonte e il Parco archeologico di Paestum?
Abbiamo discusso di ciò, dell’ossimoro culturale della Campania, dell’importanza del turismo per la nostra regione e l’occasione di valorizzare i nostri inestimabili beni con Luisa Pezone, Segretario Generale della Fondazione Mezzogiorno Europa e Responsabile Culturale, Beni culturali e politiche comunitarie del PD di Napoli.

Dott.ssa Pezone, il 35% dei nuovi direttori dei 20 Musei italiani sono stranieri, in Campania il 50%. Come intende Lei questi dati?
«Sono indubbiamente dati positivi. Concordo con il Ministro Dario Franceschini sul fatto che l’Italia ha eccellenze assolute in materia di tutela, ma assai meno in valorizzazione. Tutto ciò ha fatto emergere l’esigenza che il sistema andava cambiato. Con il concorso internazionale sono stati scelti i migliori. Oggi, grazie alla Riforma Franceschini, c’è uno schema diverso e più funzionante: una direzione generale per la valorizzazione, i poli museali regionali, i venti musei con autonomia di bilancio, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico. Tre sono gli obiettivi che i nuovi manager dovranno raggiungere: riappropriarsi dei progetti scientifici, modernizzazione del museo e lavorare come una squadra perché la forza dell’Italia sono i 400 musei statali sul territorio che devono formare un sistema».
La Campania presenta grandi bellezze ma anche sistemi locali con produzione culturale inferiori agli standard. Cosa si aspetta dal governo regionale e nazionale per la promozione di attività culturali e dove crede che siano manchevoli le istituzioni?
«Innanzitutto vanno ripensate le politiche culturali dell’intero territorio campano. In particolare ci si riferisce a tre ambiti diversi: la dimensione del dovere e della responsabilità che tutti noi abbiamo di prenderci cura del patrimonio che ci è stato lasciato in eredità dal nostro passato e dalla nostra storia; la nostra capacità di pensarci come società e di progettare la direzione verso cui vogliamo andare come Regione e come Paese. Il terzo motivo per il quale la cultura è importante è quello economico: come per tutte le economie avanzate, così anche per noi è vitale e strategico puntare sul turismo, sull’istruzione, sulla formazione, sulla ricerca scientifica e tecnologica. Occorre individuare e definire un modello virtuoso di collaborazione, tra pubblico e privato, nel quale la passione dei cittadini per il proprio territorio si organizzi e s’intenda con il governo locale e con l’articolazione regionale del Ministero Beni Culturali. Le istituzioni devono essere impegnate per creare le condizioni che favoriscano gli investimenti, anche stranieri. È ora di voltare pagina, di ridurre la distanza che separa le affermazioni di principio dalle concrete decisioni che si adottano. Questo ci aspettiamo dalla Regione guidata da De Luca e sono certa che non tradirà le aspettative».
Come crede che la Campania e il Sud possano valorizzarsi attraverso cultura e turismo?
«Cultura e turismo sono temi cruciali per il futuro del nostro Paese e in particolare per la Campania e per il Sud. Il nostro patrimonio culturale è la leva fondamentale per la ripresa di tutto il territorio. Innanzitutto dobbiamo recuperare il rispetto per questo ultimo, valorizzare il personale attraverso la formazione, puntare sull’innovazione tecnologica e sulla capacità di fare sistema. Sono fiduciosa perchè qualcosa giò si muove. L’impegno del Ministro Franceschini e del Presidente Renzi è palpabile. Si vedono i primi effetti della Presidenza De Luca. Soprattutto si apprezza la tenacia con cui il MIBACT punta a interventi strutturali che segnino la svolta verso uno sviluppo culturale sostenibile. In una visione integrata con il turismo le istituzioni devono lavorare insieme per una seria programmazione e utilizzazione dei fondi strutturali europei, leva sottoutilizzata e male utilizzata per la riqualificazione infrastrutturale e lo sviluppo economico e occupazionale».

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!