Luci ed ombre dell’Islam spiegate dal prof. Roberto Tottoli

Professore Roberto Tottoli

Gli ultimi tragici eventi terroristici accaduti in Europa hanno scosso ulteriormente l’opinione pubblica, e la nostra percezione nei confronti del mondo islamico è radicalmente cambiata. Una paura, spesso immotivata, che tale realtà possa in qualche modo minare il nostro equilibrio, l’emancipazione e la sicurezza, ottenuti dopo secoli di lotta per la libertà. Per poter fare chiarezza sulle tematiche riguardanti la religione islamica, i suoi ultimi sviluppi e il modo in cui le società islamiche sono strutturate, abbiamo incontrato il professore Roberto Tottoli, docente di Islamistica presso l’Università l’Orientale di Napoli, una materia che studia l’evoluzione della religione islamica attraverso quasi millecinquecento anni di storia, partendo dall’Arabia preislamica fino al radicalismo contemporaneo.

Com’è cambiato l’Islam negli ultimi anni e, soprattutto, com’è cambiata la nostra percezione nei confronti di questa religione?
«Il mondo islamico si trova in una fase in cui l’identità religiosa diventa sempre più importante. È ormai dagli anni ’70 che va avanti questo processo nel quale l’Islam per i musulmani diventa sempre più veicolo di identità. È cambiata la stessa terminologia: trent’anni fa si parlava di arabi, pakistani, indonesiani, adesso invece tendiamo a considerare i musulmani in un unico blocco. La nostra percezione nei loro confronti un po’ riflette l’utilizzo di questa categoria ma è soprattutto connessa al fatto che i nuovi flussi migratori hanno portato in Italia, come nel resto dell’Europa, un numero sempre più considerevole di musulmani che fanno sì che in molte realtà europee l’Islam sia ormai la seconda religione più praticata. C’è però da dire che la nostra conoscenza dell’Islam rimane ancora pressoché nulla. Per professione, trovandomi spesso a fare lezioni e conferenze su queste materie, mi accorgo che le cose che mi chiedono sono le stesse che chiedevano dopo l’attentato dell’11 settembre, il che rileva una conoscenza non propriamente specialistica, nonostante qualche termine, come jihad, sia ormai entrato nel vocabolario comune».   

Spesso in tv sentiamo parlare di fondamentalismo islamico. Precisamente, di cosa si tratta?
«Per fondamentalismo islamico si intende una corrente di pensiero, nata nel XX secolo, la quale sottolinea che per risolvere una serie di problemi delle realtà musulmane la soluzione sia un ritorno alle origini, una rilettura di tutta la tradizione medievale; è l’idea che si possano risolvere una serie di problematiche solo tornando al principio della propria religione».

Questo ritorno alle origini può in qualche modo costituire un pericolo per i paesi occidentali?
«È indubbio che una certa visione dell’Islam fondamentalista nasca, non necessariamente in “chiave antioccidentale”, ma che comunque riguardi il rapporto con l’occidente. Insomma, il fondamentalismo nasce in un momento storico in cui i paesi musulmani sono sotto il rigido controllo coloniale occidentale, come atteggiamento essenzialmente difensivo nei confronti delle loro leggi. Ad esempio, l’Associazione dei fratelli musulmani nasce nel 1920 quando la città de Il Cairo è quasi una città occidentale, con grandi comunità sotto il diretto controllo britannico, e si sviluppa lungo l’idea che l’Islam sia quasi minacciato al suo interno. Oggi la realtà ovviamente è diversa rispetto ad un secolo fa, resta comunque come idea culturale alternativa all’occidentalizzazione, un pensiero autoctono all’interno dei paesi musulmani che ha come primo obiettivo quello di reagire davanti ai processi di occidentalizzazione. Da questo punto di vista, la percezione che hanno certe realtà occidentali di essere minacciate dal mondo islamico va di pari passo con quello che il mondo islamico percepisce come pericolo di essere occidentalizzato. Un pericolo che si sviluppa sotto tutti i punti di vista, dal controllo politico, a quello petrolifero, a quello sociale etc».

Come sono strutturate politicamente le società islamiche?
«La struttura politica dipende un po’ da nazione a nazione. Innanzitutto, di democrazie alla “occidentale” non ce ne sono molte. Anche se quasi tutti i Paesi che sono usciti dalla decolonizzazione degli anni ’50 hanno abbracciato questi ideali, spesso si sono poi trasformati in dittature. Ne consegue che ogni Paese adotta un proprio sistema politico. L’Arabia Saudita, ad esempio, è una monarchia di stretto controllo fondamentalista, nell’Indonesia e nella Malesia vi sono partiti che si richiamano alla fratellanza musulmana ma in una concezione abbastanza moderata, e in Paesi come Siria, Egitto e Libano la situazione è molto diversa. Ma possiamo asserire che la situazione è andata molto peggiorando negli ultimi anni».

Quanto influisce la religione sull’assetto politico di questi Paesi?
«L’Islam ha delle sue concezioni politiche ma poi, anche in questo contesto, i Paesi sono estremamente diversi. Ce ne sono alcuni in cui i partiti di fazione religiosa hanno un ruolo più importante, dove però l’espressione politica è più tranquilla e al contempo Paesi in cui l’espressione religiosa è apertamente laica ma presentano un sistema politico instabile. Certo è che comunque il ruolo della religione nelle realtà musulmane è molto più evocato adesso rispetto ad anni addietro».

di Biagio Di Francia

Tratto da Informare n° 156 Aprile 2016